Tutta la Lazio che siamo

Aperto da arkham, 27 Mar 2014, 13:31

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DajeLazioMia

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blow

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Honore alla tigre arkham

:band1:

Alexia68

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Bel post complimenti,  hai parlato per tutti noi.
Spero che qualcuno lo faccia leggere al presidente.

AquilaLidense

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Questa è una lettera piena d'amore, orgoglio e senso di appartenenza.
Una lettera che unisce e non divide

bravissimo

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Zoppo

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L'avevo letta appena postata. Non mi andava di commentare per non "sporcare" il topic...

Grazie arkham...

Secondo me è da Home Page...

scintilla

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Citazione di: AquilaLidense il 27 Mar 2014, 16:04
Questa è una lettera piena d'amore, orgoglio e senso di appartenenza.
Una lettera che unisce e non divide

bravissimo

Magnopèl

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C'è molta malinconia in tutto questo.
Per me siamo davvero a un bivio della nostra storia: o fenice o cenere a breve.

Ulissechina

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Citazione di: arkham il 27 Mar 2014, 13:31
Attenzione: trattasi di topic lungo e palloso!  :=))

Quando abbiamo scelto la Lazio non sapevamo nemmeno quanti e quali fossero i trofei nella nostra bacheca, i campioni che avevano vestito la nostra maglia, i miti e le leggende che anche noi avremmo contribuito ad alimentare con il nostro racconto, quello della squadra con l'aquila come simbolo e i colori del cielo come bandiera.
 
Quando abbiamo scelto la Lazio lo abbiamo fatto per simpatia verso i colori, forse verso un giocatore più carismatico di altri, più probabilmente per amore verso qualcun altro che amava quella stessa squadra.

Quando abbiamo scelto la Lazio ci siamo riconosciuti in una comunità: non abbiamo scommesso sulla squadra più forte, nemmeno lo abbiamo fatto per sole ragioni di appartenenza territoriale, offrendo la città un'alternativa più o meno dello stesso livello, talvolta anche con maggiore appeal.

Eppure abbiamo scelto la Lazio.

Abbiamo scelto di appartenere a questa Società sportiva, (come disse un laziale vero qui dentro, "non siamo la Lazio, le apparteniamo"), ne abbiamo fatto un ideale e ci siamo fatti al tempo stesso fruitori e portatori di una mentalità, di una storia, di una tradizione, che non possiamo che sentire come unica e insostituibile.

La Lazio che siamo è anche e soprattutto la Lazio che siamo stati, la somma di tutte le Lazio che ci hanno accompagnato, dal vivo o nei racconti, nelle cronache di vecchi giornali o nelle leggende che abbiamo deciso di accettare acriticamente, miti fondanti della nostra appartenenza.
Un'appartenenza fatta di simboli, di riti, di uomini, canti, parole e storie che si sommano da 114 anni. Centoquattordici, un numero difficile pure da scrivere.

Il 12 maggio festeggeremo uno dei punti più alti, più belli, più appassionanti e più caratterizzanti della nostra storia ultrasecolare. E lo faremo circondando un campo di calcio di amore e colori. In una parola, di lazialità. Quel giorno dovrà essere la celebrazione del nostro modo di essere tifosi. La celebrazione che ognuno di noi farà del giorno in cui ha scelto la Lazio.   
Il mio augurio è che nessuno osi sporcare una celebrazione così solenne, festosa, necessaria, meritata. Nessuno dia a quella giornata colori che non siano quelli della lazialità più pura, della lazialità storica.

Ma non si vive solo di passato.
Noi siamo anche la Lazio che perde a Genoa, che sbaglia il mercato, che vive delle frustrazioni quotidiane di una stagione sballata e sogna una gestione diversa di quella che è il nostro presente.
Perché il nostro presente, oggi, si chiama ancora S.S. Lazio 1900. La Lazio di oggi è quella che ricorderemo domani, quando Ledesma si sovrapporrà a Wilson e ai tantissimi altri che, con alterne fortune, hanno vestito quei colori.
Eppure per la partita del 12 maggio ci saranno il doppio, il triplo dei tifosi presenti mediamente per quelle della Lazio in campionato. Perché?
Perché la Lazio presente ha voluto tirare una linea, tracciare un solco insormontabile fra lei e tutto quello che prima di lei è stato. Di Canio, Mimmo Caso, Papadopulo, poi il nulla: come se la storia fosse iniziata il 19 luglio 2004 e non il 9 gennaio 1900.
Ovviamente nessuna squadra può vivere di tradizione e di ricordo: alla fine quello che conta è il campo, l'erba di oggi, la palla in rete: il Toro scalda il cuore dei tifosi granata con Immobile, mica solo con il ricordo di Mazzola o quello di Graziani e Pulici. Il gioco è così, si va avanti, il cast si rinnova ma il film è sempre lo stesso, non finisce mai.

Solo che il film qualche volta fa schifo.

Se la regia non eccelle e non riesci ad appassionarti alla trama, che proprio spunti non ne dà, provi almeno a seguirlo per affetto verso gli attori di cui sei da sempre fan. Ma se non ci sono più, nel cast? Se anzi hai la sensazione netta di essere finito in un altro film rispetto a quello che stavi guardando?

Quello che Lotito non ha capito, è che quando abbiamo scelto la Lazio, abbiamo scelto una storia, ci siamo riconosciuti in essa, abbiamo deciso di amarla, esattamente come avremmo fatto per un film meraviglioso che abbiamo già visto ma che rivediamo sempre volentieri, senza la curiosità della prima volta ma con un amore magari accresciuto: in fondo non amerò nessuno come ho amato Monelli e Ruben Sosa, Signori e Nesta, quando mi scoprivo laziale, quando sceglievo la Lazio; eppure ho amato tutti quelli che sono venuti dopo, che hanno indossato quei colori. Nessuno escluso.

Adesso si dice che i laziali non vadano più allo stadio e io mi ritrovo a chiedermi perché dovrebbero andarci. Lo so è una provocazione, perché la maglia è quella, si amano solo i colori. La storia è sempre quella.
Ma se la storia è sempre quella, tu quella storia la devi rispettare, la devi onorare, la devi addirittura tramandare.

Quando è morto Giorgio Chinaglia il sito dello Swansea onorò un pezzo della sua memoria dedicandogli l'intera home page lustrata a lutto. La S.S. Lazio si limitò a un comunicato di due-righe-due in cui si dava seccamente la notizia, fra la pubblicità di un cappellino e le info sulla vendita dei biglietti per la partita successiva.
Forse non è un caso se, vittorie a parte e 26 maggio su tutte, lo stadio più laziale che ho visto negli ultimi dieci anni l'ho visto in Lazio-Napoli, quando finalmente si ricordò come meritava uno dei personaggi più importanti e più amati della nostra storia.

Una storia che Lotito ha scelto di non cavalcare, se non controvoglia, con trovate apprezzabili dell'ufficio marketing (cui bisogna comunque dare merito), ma senza il calore di una sentita, vera e rivendicata appartenenza. Che Lovati non sia morto con l'aquila sul petto io la considero ancora oggi una ferita più grave della cessione di Hernanes.

Ma se decidi in un atto autolesionistico di non utilizzare quella storia, di scriverne una completamente nuova, devi essere capace di scriverne una più bella. Non puoi abbandonare la lazialità che abbiamo coltivato per offrire uno spettacolo che non sia esaltante, inebriante, che non faccia girare la testa a forza di mettere in fila i sogni, depennando quelli che mano a mano si realizzano.

Cragnotti fece così. Nemmeno lui riportò Di Canio, anzi cedette Sosa, Gregucci e Pin, e poi Winter, Vieri, Nesta, Veron e Nedved, ma ogni volta scrivendo, disegnando, inventando e facendoci immaginare una Lazio che incantava (finché c'è riuscito).

Lotito, cui ho sempre riconosciuto grandissimi meriti, tutto questo non sa farlo, non vuole farlo o semplicemente non può farlo, non fa alcuna differenza.
Però non ha mai voluto riconoscere quei centoquattro anni che lo hanno preceduto, e che proprio lui ha salvato in quei disperati giorni di luglio.
Anche il tifoso laziale più equilibrato questa scelta non l'ha mai capita, l'ha accettata e ha giudicato il Presidente per quello che sapeva fare, faticando sempre un po', a dire il vero, a riconoscerne la continuità con quelli che lo avevano preceduto in campo, in società, persino sugli spalti. Però da molti Lotito è stato apprezzato, magari in silenzio, perché i risultati del suo lavoro si sono visti. Credo che meriterebbe un posto fra quelli che alla Lazio hanno saputo dare tanto, se contemporaneamente non avesse quasi scientemente contribuito ad aumentare il distacco con quelli cui alla fine avrebbe dovuto rivolgersi, i tifosi.

Non la Curva, ma i tifosi.

Quando Lotito ha scelto di comprare la Lazio, ha scelto di impersonarla da solo, nel bene e nel male, di essere l'unica Lazio che abbiamo, cancellando le tracce di quella passata e denigrandoci quando ci siamo azzardati ad immaginarne una futura, più bella e splendente, mentre parlavamo de pallone.

Lotito ha scelto di cancellare tutta la Lazio che siamo stati, ha coraggiosamente rinunciato a gestire il passato, richiamandolo solo per ricordarci i momenti in cui stavamo peggio e costringendoci a vivere in un eterno presente.
In questo eterno presente però, non tutto quadra: ci fa vedere all'infinito lo stesso film, solo che stavolta non lo abbiamo scelto noi, e degli attori che amiamo non ce n'è più nemmeno uno.

Questo non è lo stesso film che stavamo guardando Presidente, ne prenda atto. Ci dia qualcosa per cui dovremmo riconoscerlo, se non vuole che noi si smetta di guardarlo, ma soprattutto di sentirlo nostro.
Non siamo i suoi nemici, non abbiamo altri interessi che non siano una Lazio bella e amata. Non tutti, almeno. Ma noi siamo la Lazio più di quanto potrà mai esserlo lei, perché è nei nostri ricordi e nei nostri racconti che la Lazio vive, non nell'atto notarile che dimostra che lei ne detiene il pacchetto di maggioranza.

La Lazio non le appartiene, perché la Lazio siamo soprattutto noi.
E quando abbiamo scelto di essere laziali abbiamo scelto di appartenere alla Lazio, non a lei.
Non so se avrà ancora una possibilità, se avrà il tempo e la voglia di capire tutto questo, ma io spero davvero che possa farlo, che possa capire tutta la Lazio che siamo.
È per noi che deve scrivere le storie.
Se non vuole (non sa o non puo) farlo, vada altrove, o saremo noi a cancellarla dalla nostra.
:chap: :clap:
Ho tagliato il "vero" perché siamo TUTTI Laziali VERI.

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arkham

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Sì, tutti quelli che tifano Lazio, almeno.

Ro

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Citazione di: AquilaLidense il 27 Mar 2014, 16:04
Questa è una lettera piena d'amore, orgoglio e senso di appartenenza.
Una lettera che unisce e non divide

bravissimo

ralphmalph

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Citazione di: AquilaLidense il 27 Mar 2014, 16:04
Questa è una lettera piena d'amore, orgoglio e senso di appartenenza.
Una lettera che unisce e non divide

bravissimo


Sent from Lulic al 71esimo

bak

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Applausi, applausi ed ancora applausi.

Grandioso post a st'omo gli voglio un gran bene

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V.

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Citazione di: arkham il 27 Mar 2014, 13:31
Eppure per la partita del 12 maggio ci saranno il doppio, il triplo dei tifosi presenti mediamente per quelle della Lazio in campionato. Perché?
Perché la Lazio presente ha voluto tirare una linea....


è la festa a prezzi economici e popolari del primo scudetto del dopoguerra a roma.
coinvolge emotivamente più generazioni, smuove questioni familiari anche dolenti (solamente se pensiamo a una questione anagrafica, e ci sono poi altri motivi), riunisce per la prima volta anche giocatori del 2000, una rarità. viene reclamizzato da dieci giorni e saranno disponibili biglietti fino a maggio.
e tu ti chiedi perché questa Messa tra laziali tira più di un Lazio Parma?
un po' pretestuoso.

FatDanny

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grande arkham.
Raramente mi capita di ritrovarmi a tal punto in un post in questo periodo.
Immenso.


arkham

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Sì, perché è momento in cui l'appartenenza latita e i laziali lasciano spazi vuoti sempre, per ogni partita che conta.
Non mi stupisce il successo cell'adunata, ma le assenze nelle partite vere.
Questo popolo decide di tornare allo stadio e pensare che se ne sia andato solo perché i prezzi non sono popolari vuol dire cogliere solo una parte del problema, e nemmeno quella più importante.

orchetto

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si però la chiamata per il 12 maggio sta diventando purtroppo quella di chi non va allo stadio ma c'è quel giorno, mah...

V.

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ma il campionato che vive di grandi partite e domeniche mediocri non è paragonabile a una serata singola piena di emozioni. una celebrazione storica richiama anche altra gente, ha due mesi per radunarla. i numeri delle dinamiche sono importanti.
se l'appartenenza latita allora si è deciso che chi non viene allo stadio non è laziale? quando sei intervenuto post derbv 26 maggio sui seggiolini vuoti del derby eri di tutt'altro parere. se fosse così, allora hai coraggiosamente tagliato la testa al problema. oppure chi non viene oggi diventa il Tifoso della Lazio per eccellenza? cioè si premiano gli assenti?

Lotito ha pagato, o chi per lui, gli stipendi di Pancaro per anni. Così come i faraonici stipendi dei giardinieri di Formello dove si allenava la Primavera con il figlio del politico romano. Quando ci salvò tutti giurammo che avremmo rinunciato per anni a quel lusso sfarzoso e sciupone che tanto ci ha bruciato. Pure questo oggi dobbiamo sacrificare?

cmq tutti i topic e tutti i discorsi, TUTTI, erano già validi ed esistenti la sera del 25 maggio. Non c'è nulla di nuovo, tranne un bicchiere di esasperazione in più.
"Noi" oggi spariamo al traditore Lotito ma c'è chi la sera del 25 maggio aveva già tradito la Lazio.
Il famoso popolo non paga mai dazio, il popolo non si dimette, non sta in castigo. il popolo vuole sempre avere ragione. Sempre quel popolo che non si abbonò il 15 maggio del 2000: stanno sempre qui, loro non morono mai. 

orchetto

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ma stai rispondendo a me o ad arkham?

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orchetto

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