Citazione di: DopoNesta il 30 Apr 2014, 13:06
Ma Nanni non mi limito al downhill e anzi il primo messaggio spazia dal XC al DH...
Io ormai sono tra il freeride e l'enduro perchè mi diverto molto di più in discesa.
L'enduro è uno sforzo prolungato, molto più duro di una 24h di XC.
E non disdegna ovviamente la risalita con le proprie gambe, dipende se è possibile.
In alcuni posti in alta montagna ci arrivi solo con il "freeride", con bici in spalla o spingendo perchè non sono pedalabili...
La MTB, nata a Moab, ha come filosofia il trail e il freeride, non certo simili al fondo.
E conoscendo i posti ed i sentieri dove tutto è nato, posso confermarlo (vedi Rampage, e pensalo con delle vetuste schwinn).
E' in Italia che si concepisce così, gran fondo e simili, perchè abbiamo una grande tradizione stradista/fondista (e quindi scalatoria) e non vediamo/concepiamo oltre. Per fortuna sta prendendo piede l'enduro anche da noi...
Poi ognuno in bici ci fa quello che vuole, basta che sia appagante e non disturbi gli altri.
Io accomuno la MTB allo sci di fondo non certo per i percorsi, ma per la "filosofia" insita nei due sport: lo sforzo prolungato e continuativo, la mistica della fatica, quasi sempre o meglio, sempre dall'inizio alla fine fuori soglia (a differenza della bici da strada, dove in certi tratti di pianura se sei bravo e te ne stai in scia in mezzo al gruppo, recuperi).
E nella scelta dei percorsi, prediligo la discesa (anche se ti assicuro... ogni anno che passa vai un poco più piano...

). Ma la discesa estrema, il downhill e il freeride non li amo.
E comunque la logica del Marathon, Point-to-Point, Gran Fondo etc. non è solo Italiana, te l'assicuro. Forse Europea (o non-USA). I migliori atleti da almeno una decina d'anni sono Francesi, Spagnoli, Ceki, Italiani, Australiani, Scandinavi, Sudamericani, Russi, Sudafricani, di tutto un po' (Americani un po' meno, ultimamente, ma forse è solo un caso).
E poi in bici come dici tu, ognuno può fare quello che gli pare. Io faccio anche le gare, ma sinceramente preferisco di gran lunga le uscite di allenamento o di passeggiata tutti insieme, dove se si deve menare si mena, ci mancherebbe, ma dove sopratutto si ride, si scherza, si gioca e si ritorna ragazzini, pedalando, sudando (e a volte soffrendo) tutti insieme.
Troppa presunta "professionalizzazione" passami il termine, troppa eccessiva specializzazione (anche nel mezzo, voglio dire) mi ha un po' stufato: tempo fa in mezzo al bosco abbiamo raggiunto un gruppetto di cinque o sei, li abbiamo (ovviamente) superati e abbiamo (ovviamente) ingarellato. Ce n'era uno, veramente assurdo, male in arnese, con una tuta larga tipo quelle di quando andavamo a scuola, i pedali con la gabbietta, un cancello tipo le Schwinn di Tom Ritchey o Gary Fisher e un casco da supermercato. Bene, quando la strada ha cominciato a salire, a tirare duro... si sono staccati tutti meno che lui.
Questo non vuol dire che le gambe buone bastano a tutto, no (infatti in discesa con quel ferro, poveraccio non riusciva a starci dietro) ma insomma...