Bello. Tutto molto bello.
Persino surreale.
Partita rocambolesca. Da poter finire 3-1 oppure 2-4.
Siamo talmente in credito con la sorte in 114 anni di storia che quando riusciamo a vedere una partita partita della Lazio dove alla fine ci gira bene, malgrado tutto il mondo avverso, pare d'aver vinto uno scontro epico, da tramandare ai posteri.
Ed anche quando lo stellone decide in fondo di darci un'occhiatina furtiva, tanto per darci un piccolo acconto di tutto ciò che in realtà ci dovrebbe, ce la deve far sudare a morte.
Che manco Stephen King avrebbe partorito un finale così.
Candreva che calcia di punta una rasoiata rasoterra sarebbe stato un finale fortunoso si, ma ancora scontato.
No. Lo stellone non sarebbe stato abbastanza pago.
No. Noi siamo la Lazio, percui la pennellata di keita va intercettata di mezzo collo onde parabolando deve terminare lentamente in rete dopo aver dato agli astanti l'illusione che si stia per stampare sulla traversa.
Ecco il ruggito. L'urlo disumano.
Più che una gioia (che pure tale era), e' parso più uno sfogo, una rabbia repressa, una liberazione dall'ennesimo incubo. Un esorcismo.
Dopo il gol ero quasi esterrefatto ed incredulo che tutto questo stesse capitando alla mia Lazio.
Ecco.
Noi siamo questo. Un misto di gioia, emozione, rabbia.
Siamo fatti così. La nostra squadra di matti e' così.
Malgrado tutto e tutti e' sempre bello esse laziali.
Penso che se il Padreterno esistesse per davvero, forse una piccola simpatia per noi l'avrebbe.
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