Rispetto per i tifosi (per tutti?) e per i giocatori della Lazio (o solo per Mauri?).
Molti Savonarola dell'ultima ora lo hanno preteso, ma poi se lo dimenticano alla prima occasione per accusare dissenzienti, contestatori e disertori. Ma una domanda me la farei: come mai molta gente (moltissima) preferisce andare di lunedi sera a vedere una partita che non c'è, ad abbracciare giocatori "che hanno preso gli assegni di Cruciani", ad applaudire gente "che ci ha mandato in B", invece di riempire lo stadio in queste domeniche? Si è sparso un virus? Impazzimento generale? Le macumbe della "cornice marcia"?
(ricordo ai giustizialisti a corrente alternata che un giocatore come Bruno Giordano ha dato una gamba per salvare la Lazio nel 1984, ripagando con sacrifici e meraviglie le note vicende del 1980, tutt'altro che scontate, vista l'assoluzione della giustizia ordinaria. lasciamo perde..)
Questa guerra può finire nel giro di due mesi. Ognuno ha la sua parte da giocare. La società facendo la società, dopo anni di disinvestimento economico-agonistico e di "autismo sentimentale". I tifosi non dismettendo il proprio ruolo, tornando allo stadio (anche se in contestazione) e coltivando le ambizioni dovute nell'era calcistica dei galloni d'oro dei diritti tv.
Ambizioni minime, non l'autoesclusione sportiva, come se stessimo negli anni '80, in attesa del paperon de paperoni che ci consenta di sfidare le corazzate del nord. Cazzate. Alcune volte questi discorsi ricordano quelli della gente comune che incontri in fila alle Poste che giustifica la propria miseria salariale parlando del debito pubblico come di una colpa personale, omettendo le differenze di responsabilità e di ricchezza tra loro e il potere (banche e politica). "Ce lo chiede l'Europa" è la parafrasi del "fair play finanziario" usato come scudo e scusa per non acquistare un giocatore migliore di Vinicius e Kakuta.