Avevo già fatto caso a questa nota intitolata "romanismi". L'intestazione è abbastanza inappropriata, dato che in questo breve esempio di prosa d'arte applicata al travaso di bile si parla solo di noi laziali. Fossi stato nel Cagnucci, avrei optato per un più onesto "reumatismi". E poi avrei scelto tra prendermela inderculo o attaccammarcazzo, com'è d'uopo per uno che, dietro a quelle paroline "difficili" che si imparano in terza media e che per un liceale già sono vocabolario di base, lascia puntualmente trasparire lo sproloquio osceno e sgrammaticato del boro prevaricatore e violento. Perché una persona che si guadagna il pane come fa Cagnucci solo questo è: un essere umano cinico (parole sue) e violento, un truffatore, uno che ogni giorno commette circonvenzione d'incapace infiorettando casse d'oppio per una massa di pecoroni pronti a "scatenare l'inferno" (letteralmente, talvolta a suon di puncicate) in nome di una squadra di pallone; pronti a fare, per dirla tutta, quello che uno con la faccia che si ritrova Cagnucci non avrebbe mai il coraggio di fare, ma che viene buono per soddisfare le inclinazioni voyeuristiche del povero di mezzi e di spirito. Ché tanto sognare volontà di (im)potenza irrealizzabili non costa nulla: è un po' come farsi le pippe nel privato del proprio bagnetto, seduto sulla tazza a firma pozzi-ginori, fantasticando di prendere con violenza Belèn Rodriguez o qualche altro sex symbol da popolino berluscone. Invidia del pene - o, in questo caso, del petardo.
Chissà se il Cagnucci si rende conto di tutto questo. Credo di sì: sarà pure violento e ignorante, ma di certo non è scemo.