Ho 57 anni, una vita vissuta (abbastanza) avventurosamente, piena di vittorie e di sconfitte, di traguardi raggiunti e di catastrofici avvenimenti che mi hanno costretto a ricominciare da capo, amori, separazioni, tradimenti, delusioni, lutti, cambi di case, di vita, di abitudini, certezze sgretolate e faticose ricostruzioni, e il mondo intorno che - impazzito - cambiava alla velocità della luce.
Di emozioni, comunque, come tutti, credo.
Oggi andavo a ripercorrere la mia vita, alla ricerca dei momenti più importanti. Quelli che ti segnano, gli spartiacque, quelli che ti ricorderai per sempre, attimo per attimo, cosa stavi facendo. E mi sono accorto che - di quei momenti - la maggior parte è dedicata al calcio. Senza classifiche, perché la vita non ammette classifiche. La nascita dei miei figli, quella sì, me la ricordo come un'angosciosa telecronaca, una sorta di calcio minuto per minuto. Dubbi, angoscia, sono nati un mese prima, un'operazione d'urgenza, un pacchetto di Marlboro andato via in una nottata, in una sala d'aspetto dove era vietato fumare, ma chissenefrega, rincorrendo i medici che si affacciavano per carpire informazioni, fino... fino alla vittoria. Sono nati, stanno bene, la mamma sta bene, e io alle sei di un mattino di pioggia che abbracciavo il cameriere di un bar e non sapevo dire altro che sono papà, sono papà...
Ok, quello. Però gli altri supposti momenti da ricordare, l'incontro con mia moglie, la prima volta, la laurea, e tutte quelle pietre miliari della nostra vita, scivolano nella mia memoria un po' così, non riesco più a ricordarmi l'emozione, le sensazioni, la gioia...
Devo ammettere, il calcio nella mia vita ha contato più di quanto avrebbe probabilmente dovuto (cit.). La notte di Madrid, la cronaca di una giornata sudata, appiccicosa, in cui non riuscivo a pensare ad altro, a consultare l'orologio dalla mattina, quanto manca alla partita, e come faccio ad arrivarci intero, e poi la partita, vista da solo, non voglio nessun altro, in piedi sul davanzale della finestra, a urlare come un ossesso, anni di educazione, di cultura, di ideali politici, tutto al cesso, abbiamo spaccato il culo ai tedeschi, siamo campioni, c'è la crisi, magari chissenefrega dell'Italia, ma oggi no, oggi è nostro, e scendi in strada, non esistono classi, differenze, una nazione di fratelli per un giorno, e cogli nello sguardo altrui il tuo stesso sguardo, ebete, felice, il mondo potrebbe finire oggi e non c'è problema, ho già dato...
E quel giorno di cinque anni dopo, a Napoli, quando lo stesso mondo era ad un passo dal crollarti addosso, quando sempre in quell'afoso luglio tutte le mie speranze, le mie ambizioni, i miei progetti per il futuro si limitavano ad una sola istanza: battere il Campobasso. Mi ero laureato pochi giorni prima... la laurea? L'avrei barattata senza problema con un golletto di Fiorini... e poi il gol, un boato mai più ascoltato, il cielo finalmente limpido, domani, domani chissenefrega. Siamo in B. Sai che risultato, ma cosa potete capire...
Poi c'è stata la notte di Birmingham, il 14 maggio, il 26 maggio, tutti momenti unici, irripetibili, in cui la gioia non è offuscata da nessuna ombra, momenti per i quali ringrazi il Signore per averteli fatti vivere e che valgono più di tutto. Soldi, donne, successi sul lavoro, niente, niente di lontanamente paragonabile.
E ci sono quelli che non capiscono. Quelli che ti guardano con commiserazione, che ti compatiscono per il tempo, le energie, il bagaglio di emozioni investite nel calcio. Quelli che ventidue scemi in mutande dietro ad una palla. Cosa si perdono, si sono persi, si perderanno. E nessun momento, anche oscuro, è sprecato invano. Perché poi arrivano quei momenti. Ora sembrano lontani, ma arriveranno. Di nuovo. E aggiornerò la mia lista di giornate imperdibili. Non nel calcio. Nella mia vita.
Che dite? Sono io che sono limitato, un poveraccio in definitiva, ben altro è ciò che conta nella vita... e voi, siete dei poveracci come me o persone sagge, raziocinanti, che sanno godere della vita e per le quali il calcio è - al massimo - un bel passatempo domenicale?
E tramonta questo giorno in arancione
e si gonfia di ricordi che non sai
mi piace restar qui sullo stradone
impolverato, se tu vuoi andare, vai...
e vai che il sto qui e aspetto Bartali
scalpitando sui miei sandali
da quella curva spunterà
quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
C'è un po' di vento, abbaia la campagna
e c'è una luna in fondo al blu...
Tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
e tu mi fai - dobbiamo andare al cine -
- e vai al cine, vacci tu! -