Tra i miti ormai bevuti, mangiati e digeriti da addetti ai lavori e tifosi, si erge forte il leit motiv pisceddiano del "il mister conta il 20 per cento". Basterebbe comprare giocatori forti e questi, nella loro autonomia tecnica e gestionale, risolverebbero la partita, il campionato e coppe varie.
Certo, meglio avere Nesta che Novaretti a tenere alta la difesa e pressare gli avversari; meglio Basta di Pereirinha, che grande intuizione.. ma la soluzione tattica, l'addestramento tattico, l'approccio e l'intensità di una gara, la gestione psicologica del gruppo, il carisma e la capacità comunicativa dentro e fuori lo spogliatoio, tutte queste cose, oggi, fanno la differenza e rendono più determinante il ruolo del mister rispetto a 10-20-30 anni fa, dove l'organizzazione del gioco non aveva raggiunto questi livelli di incidenza.
Nel nostro caso, la scelta è planata su un nome che dal punto di vista societario ha tutte le caratteristiche parametrate: accettazione entusiastica della "sfida" (poche pretese), ingaggio compatibile, profilo che inibisce i grilli per la testa di questi tifosi ingrati, esposizione comuinicativa ben al di qua del cono d'ombra presidenziale. Questa storia ricorda l'incarico a Monti da parte di Napolitano, l'uomo adatto per far sentire bene e forte l'antifona a tutti, tifosi-media-giocatori: avanti con i sacrifici, stringete la cinghia, tenete a bada i sogni di gloria, introiettiamo i sensi di colpa della vita precedente, al massimo aspettatevi i "piccoli passi".
E' passato un mese dal 12 maggio. Bastava poco per dare un segnale, tattico mica strategico (non chiediamo a Lotito di diventare affabile, coerente, sincero, manager d'attacco col piglio dell'investimento a go-go, presidente mecenate che mette la squadra davanti a tutto), un appiglio che indicasse un approccio di buon senso. Pioli (uomo onesto e discretamente preparato) è l'ancòra perfetta per immobilizzare una scialuppa che vorrebbe ripartire verso quell'isola lontana, magari inarrivabile, che però qualifica il fascino del viaggio, lo motiva, lo rende appetibile e agognato. Mi ricordo, per approssimazione non per comparazione, le sensazioni del giugno 1988, quando l'entusiasmo della banda del meno nove fu tramortito dll'esonero improvviso di Fascetti e dall'arrivo di Materazzi, anche lui uomo onesto e discretamente preparato. Quella scelta ci costò due anni di galleggiamento e una crescita frenata rispetto l'entusiasmo di una generazione uscita dall'incubo degli anni 80, che poteva essere valorizzato molto meglio e molto più in fretta.
oggi il messaggio che arriva ai giocatori, quelli pregiati (e in bilico) in forza alla squadra e quelli che si stanno trattando, è molto chiaro. Come lo sarebbe stato, di segno opposto, nel caso si fosse scelto Donandoni o Allegri (per pudore non parlo di Mancini). Allo stesso tempo non ci facciamo mancare niente, compresa la conferenza stampa fantasma di presentazione del ritiro di Auronzo, svolta senza presidente (che l'aveva fatta posticipare per poi disertarla) e senza allenatore, veri protagonisti di un momento mediatico che dovrebbe lanciare la stagione.
In mezzo, come al solito, resta la Lazio. E, come parafulmine a rischio saette, lo stesso Pioli, l'uomo di paglia (per la società) pronto a essere immolato sulla pubblica piazza in caso di emergenza, a cui invece dovrebbe andare subito il nostro sostegno preventivo, per evitare alibi a lui e agli altri. Nonostante tutto. Nonostante un presidente che, ancora una volta, prova a sequestrare la dignità, la verità e le ambizioni di tanti tifosi.
Resta l'obiettivo che ormai tiene insieme la stragrande maggioranza dei laziali: spingere forte per togliere la Lazio da queste mani, ma immaginando fin da subito uno spartito diverso, che metta in discussione ruoli e inerzie, per non trovarci sempre ad aspettare l'uomo della provvidenza solo al comando, come se fossimo ancora al tempo del Napoli di Lauro, come se fossimo sempre in attesa della ruota della fortuna, a gridare "100-100" con il cervello in pappa. Sarebbe ora di costruirci un futuro fatto da tante mani, cuori e cervelli.