Citazione di: nino™ il 10 Nov 2010, 12:25
Quando c'è la roma di mezzo, mi dispiace dirlo, ma tendi sempre a calatte preventivamente i calzoni.
Non siamo tutti uguali, neanche tra di noi, figuriamoci con loro.
Amen.
Guarda, cerco di essere il più obiettivo possibile quando c'è di mezzo la roma, anche a costo di esagerare in termini
restrittivi nei nostri confronti.
Il male non lo si sconfigge con la pancia ma con la testa.
E sono dell'idea che una testa che lavori anche al 50% sia più efficace di una reazione di una pancia che lavori a pieno regime, 100%.
Puoi metterti a fare a capocciate con l'entità as roma solo con pezze d'appoggio, fattuali e documentali, inoppugnabili; nel video continuo a vedere errori dell'arbitro ma nulla di scandaloso (è un mio limite, prendiamone tutti atto).
Circa l'identità dei tifosi, laziali, romanisti, ecc. il discorso è annoso e lo porto avanti da lungo tempo.
Siamo molto più uguali di quanto ci piace definirci.
Differenze possono sorgere nella percezione del sé e dell'altro in seguito alle oggettive differenze quantitative; se fin da bambino appartieni a una tribù minoritaria, o maggioritaria, svilupperai un certo tipo d'identità, ecc.
Ma qui andiamo OT, entrando in campi come la psicologia, la psicologia sociale, l'antropologia. E soprattutto entriamo in ambiti extracalcistici, interessanti ma distanti dall'affermazione che ho fatto circa l'uguaglianza dei tifosi.
Fermiamoci quindi a considerare il comportamento sempicemente calcistico di questi ultimi.
Tutto il mondo è paese, figuriamoci una città.
La sconfitta evoca sempre il capro espiatorio; la colpa, l'esito infausto vanno sempre
esternalizzati, la responsabilità va allontanata da se stessi, perché l'identità, già indebolita dalla sconfitta, va preservata durante la "convalescenza".
E sono ricascato, nell'OT, scusate...
I tifosi della Juve stanno vivendo in questi anni un processo di ridefinizione dell'identità; Calciopoli li ha introdotti alle meraviglie della normalità: hanno scoperto il capro espiatorio anche loro (il Palazzo ha fermato la Juve; il potere ha nuove forme e nuovi equilibri).
I tifosi dell'Inter, a parte la striscia di vittorie di questi anni, da sempre si sono sentiti minacciati e derubati dal duopolio Milan-Juve.
I tifosi della roma da sempre si sono sentiti minacciati e derubati dal generico Nord (che poi la reale competitività della roma fosse più nella loro testa che nei fatti è un problema, anch'esso di percezione, tutto loro); si sono sentiti grandi, perché fortissimi nei media, senza esserlo e hanno dovuto elaborare la strategia del complotto permanente per sopportare la dissonanza cognitiva.
Noi della Lazio non siamo costì diversi; son bastate poche settimane in vetta alla classifica per cominciare a parlare di Palazzo, complotti, strategie, ecc.
Inoltre anche noi abbiamo la nostra dissonanza cognitiva; l'unico modo di elaborare la superiorità della roma nei derby di questi anni (una superiorità non sempre tecnica ma sicuramente di approccio psicologico, di cattiveria, magari di semplice culo: nella vita bisogna accettare la periodicità di certe
onde) è quello di esternalizzare le cause delle sconfitte in qualcosa di concreto, in carne e ossa, ad esempio l'arbitro.