http://www.repubblica.it/economia/2014/06/22/news/diritti_tv_lad_di_sky_da_renzi_mediaset_rispetti_le_regole-89682935/?ref=HREC1-3 Le Lega decide domani sul contenzioso su chi potrà trasmettere la Serie A nel triennio 2015-2018: il nodo sono i diritti per il digitale. Scontro anche in diretta tv tra Ilaria D'Amico e Mino Taveri
Diritti tv, adesso si decide
ROMA . La gara "deve avere regole certe e date ", osserva puntuta Ilaria D'amico. "Le regole non possono essere evocate per gli altri e disattese in proprio", le risponde a distanza il collega Mino Taveri. Due volti assai noti a chi segue il calcio in televisione, due giornalisti sportivi, rispettivamente di Sky e Mediaset, che tra un commento e l'altro sui mondiali brasiliani, ora si intestano pure la battaglia dei loro padroni. Quella in corso da settimane per accaparrarsi i diritti tv della serie A per il triennio 2015-2018. Lo scontro dunque fa un salto di qualità. E dalle buste con l'offerta passa all'appello in diretta, al coinvolgimento dei telespettatori, forse ignari dei corposi interessi in gioco. Un miliardo l'anno è la cifra in ballo, il 30 per cento in più dello scorso triennio, destinata alla Lega calcio (dunque ai club) che giusto domani dovrà dipanare un'intricatissima matassa.
E cioè decidere chi ha vinto il bando, dunque chi può trasmettere e cosa. Oppure annullare la gara, con il rischio di ricorsi infiniti. Eventualità che allarma i presidenti delle società, ingolositi dalla torta e speranzosi di poterla usare, col meccanismo delle fideiussioni, per rilanciare il calcio mercato in corso, asfittico di risorse. Mediaset e Sky sono agguerritissime. Sky ritiene di aver vinto due lotti su cinque, i più importanti, quelli con le partite delle otto grandi squadre, con offerte stellari:
355 milioni l'anno per il satellite, 425 milioni per il digitale. Ma Mediaset (a cui andrebbero solo i diritti delle rimanenti dodici squadre minori) la accusa di violare la legge Melandri e la "no single buyer rule", la regola del "nessuno può vincere tutto".
In pratica, se finisse così, occorrerebbe abbonarsi a Sky per vedere Juve, Milan, Inter e le altre più quotate. A Mediaset per Lazio, Fiorentina e le neopromosse.
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Con un monopolio di fatto di Sky per le "big" non solo sul satellite, ma anche sul digitale (questa la novità). La violazione delle regole è però negata da Sky, secondo cui vince chi offre di più pacchetto per pacchetto. Posizione difesa ieri con calore dalla conduttrice D'Amico. E sostenuta anche dall'amministratore delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, ricevuto qualche giorno fa dal presidente Renzi in persona. Zappia sa che il governo non è parte in causa nella battaglia.
Ma raccontando al premier l'impegno di Sky a scommettere sulla nuova Italia, quella che cambia (come recita la nuova campagna pubblicitaria, dal sapore alquanto renziano), con investimenti su prodotti di qualità e occupazione, l'ad gli ha anche ricordato un concetto chiave. Le multinazionali straniere guardano con sofferenza all'abitudine tutta italiana del "changing rules", il cambio delle regole in corsa. Un riferimento neanche troppo velato alla partita sui diritti tv, scandita da un bando già vagliato dalle due authority competenti, AgCom e Antitrust. E che Sky ritiene di aver osservato alla lettera. Mentre Mediaset sarebbe rea di aver condizionato l'offerta per le dodici minori all'assegnazione di un pacchetto per le otto big (digitale o terrestre). Offerta condizionata, vietata dalle regole, dunque non valida. Sullo sfondo la rivincita di Sky su Mediaset, dopo la perdita a febbraio dei diritti sulla Champions league. E la sua voglia di digitale, come dimostrano i cinque canali affittati da Telecom.