prima deve essere preso, letto, fatto girare, spero il più lontano possibile. poi vedremo se e come piacerà. chissà.
non è il talmud, non è la Storia, e per fortuna, ci hanno già pensato altri a scrivere le Storie. e non è neanche la Verità, il titolo fa parte di una collana, è l'occhio di uno su molti, che poi è sempre la Lazialità, siamo tanti, siamo ognuno per sè. Ma pure questa cosa già bisogna raccontarla, esploderla, renderla manifesta. Fuori c'è un grande bisogno di racconto romano, e la Lazio non può sottrarsi.
ci sono poi un po' di cose che vorrei raccontare su che cosa è voluto dire scriverlo, dover mettere su pagina il furore laziale e la sua precarità: l'introversione e l'indolenza romana, le disavventure sul campo e fuori, e da due decenni anche un'etichetta pesante, ingombrante. Ma è proprio la potenza di Chinaglia, la banda maestrelli, che affascina tanti miei amici non laziali. Quella idea selvaggia irrequieta di Lazio è una bomba irresistibile.
Allo stesso tempo però, contro la boria dei cugini, li incuriosisce l'introversione, il distacco, certo nichilismo del laziale. Poi però le due anime non gliele collega nessuno e qui sta la frattura nel racconto moderno di Lazio. Così come la frattura nel racconto di Lazio è che siamo romani e siamo però troppo romani, quasi irraggiungibili dal fuorisede che s'affaccia su Roma. siamo romanissimi "padroni", "1900", etc ma col culto dei Meno Nove col solo piscedda romano, il resto tutti del nord. Cosa c'entra Bigiarelli con Fiorini? Come lo spieghi? Poi però anche la benevolenza si stanca e va a farsi benedire quando si passa alla brutta nomea dei tifosi.
Che fare? andava fatta una scelta. andava preso il bussolotto Laziale e scosso, fino a farlo suonare con parole nuove, però semplici. Ultimi 40 anni, perché da 40 anni è cambiato tutto. Sono cambiate anche le statistiche per gli amanti degli excel
Andava preso il più classico sfottò romanista, "undici anni de b" quello per cui dusk non ci dorme la notte

, e prenderlo per le corna, raccontarlo tutto, imprese comprese. raccontare i nostri guai? è risorsa DNA, non è "è da Lazio...".
Prendere la nobiltà e i motti latini e rovesciarli completamente. prendere "padroni di Roma" e dimostrare che siamo una elegante e irrequieta fuga da Roma. Prendere le parole d'ordine care all'ortodossia laziale come "concordia parvae res crescunt" e dimostrare che no, non c'è mai stata pace tra gli ulivi laziali.
restituire potenza dove l'eccesso di confidenzialità nostro con la materia

ne spegne un po' gli ardori.
collegare chinaglia a fiorini, gazza a veron. simone inzaghi contro il lecce e ledesma. dimostrare che per chi vince poco le stagioni possono essere molto più collegate di quanto si pensi. E tutto è collegato, nulla si perde. 1974 e 2000 sono due boe intorno a cui si muovono mondi, esplorazioni, fallimenti, successi.
Non siamo l'Arsenal, ma no non siamo stati sempre e solo Magnocavallo (con il rispetto per Magno)
e se pure siamo scozzesi in terra inglese, la Scozia non è mai stata forte come la nostra Lazio.
questo è il senso. beato chi sa scrivere bene e chi ha le palle per farlo avendo tutto sotto controllo.
oggi mi sono arrivate le copie private a casa. mio padre che ha l'Alzheimer da molti anni ancora non ha capito di cosa si tratta. spero un giorno trovi uno spiraglio, che il manualetto gli entri nei radar. per questo è stata anche una follia scriverlo, tra problemi ed emergenze, una vera follia. Però bisognava andare avanti, del resto Avanti Lazio è un bellissimo mantra da stadio. E anche questo è da raccontare: che non ci sono maglie ritirate in casa Lazio, per noi chiunque venga è uno da Lazio. Persino Piola, persino Chinaglia si devono fare da parte, perché non giocano più, noi vogliamo vivere, vogliamo uno che segni con la maglia della Lazio; chi, non importa, basta che ci faccia esultare dentro questo presente, che sposti un poco più in là questo presente. e tanti saluti al passato...
that's all.
è evidente che il ragionamento poco sopra non vale per Zarate.