Citazione di: aquilante il 15 Set 2014, 21:10
la prosa è ammaliante, le intenzioni entusiasmano
la sostanza però, perdonami guy, non la condivido
siamo in piena primavera biancoceleste, altro che rondine!
sta nascendo un'altra Lazio, una Lazio bellissima, in campo e sugli spalti
una Lazio nel segno del calcio manovrato, dell'impegno e della concentrazione, del rapporto e dell'amore riconosciuto tra squadra e tifosi
le centinaia di Fiumicino sono diventati migliaia a Formello e decina di migliaia all'Olimpico
i segni c'erano già, da ieri però tutto è chiaro e alla luce del sole
riempiremo lo stadio, è certo
la strada è tracciata e il vento di Piazza della Libertà è inarrestabile
Io ADORO i tuoi post, e non è per piaggeria.
Perché sposti più in alto l'asticella del tifoso, perché ti avvicini pericolosamente a quello che è il mio ideale. Forse anche io sono così, ma mi frena la cautela, forse non interpreto i segni. Forse effettivamente là fuori soffia impetuosamente il vento biancoceleste, ma preferisco alzare il bavero perché mi piglio freddo.
Su tutte le colline circostanti infuriavano gli eserciti di Mordor. I Capitani dell'Ovest venivano sommersi da flutti sempre più impetuosi. Il sole ardeva rosso, e sotto le ali dei Nazgûl le ombre della morte si proiettavano nere sulla terra. Aragorn si ergeva accanto al suo vessillo, silenzioso e severo, come perduto nel ricordo di cose remote o distanti; ma i suoi occhi brillavano come le stelle che sfavillano con maggiore intensità a mano a mano che la notte s'infittisce. In cima al colle era Gandalf, bianco e freddo, e nessun'ombra cadeva su di lui. L'assalto di Mordor irruppe come un'immensa ondata sulle colline assediate, e le voci ruggivano come una marea che sale fra boati e fragore.
Come se ai suoi occhi fosse improvvisamente apparsa una visione, Gandalf trasalì: si voltò a guardare verso nord, dove i cieli erano limpidi e pallidi. Poi alzò le mani e gridò con voce possente che sovrastava ogni altro rumore: «Arrivano le Aquile!» E molte voci gli risposero gridando: «Arrivano le Aquile! Arrivano le Aquile!» Gli eserciti di Mordor levarono gli occhi, domandandosi che cosa significasse.
Arrivò Gwaihir, il Re dei Venti, e Landroval suo fratello, la più grande di tutte le Aquile del Nord, il più potente dei discendenti del vecchio Thorondor che costruì i suoi nidi sulle inaccessibili vette dei Monti Circondanti quando la Terra di Mezzo era giovane. Dietro di essi arrivarono tutti i loro vassalli dei monti del Nord, volando in rapide file sulle ali del vento. Puntarono diritti sui Nazgûl, emergendo all'improvviso dalle zone alte dell'aria, e il turbinio delle loro immense ali fu come una tormenta.
Ma i Nazgûl si voltarono e fuggirono, scomparendo fra le ombre di Mordor, richiamati da un improvviso e terribile grido della Torre Oscura; e in quell'istante tutti gli eserciti di Mordor tremarono, il dubbio invase i loro cuori, il riso svanì, le loro mani esitarono, le loro membra cedettero. Il Potere che li sorreggeva empiendoli d'odio e di furore stava vacillando, e distoglieva da essi la sua volontà; guardando negli occhi dei nemici videro ora una luce di morte e furono colti da paura.
Allora tutti i Capitani dell'Ovest gridarono, perché i loro cuori erano pieni di una nuova speranza in mezzo a tutta l'oscurità. Dai colli assediati, Cavalieri di Gondor e di Rohan, Dùnedain del Nord, compagnie di spietati guerrieri si precipitarono in file compatte sugli avversari esitanti, aprendosi un varco con la punta delle loro spade infallibili. Ma Gandalf sollevò di nuovo le braccia e gridò ancora una volta con voce limpida:
«Fermatevi, Uomini dell'Ovest! Fermatevi e aspettate! Questa è l'ora del fato».
E mentre parlava la terra tremò sotto i loro piedi. Un'immensa oscurità invase il cielo, puntellata di fuoco, e s'innalzò al di sopra delle Torri del Cancello Nero, al di sopra delle montagne. La terra gemette e fu percorsa da un tremito. Le Torri dei Denti ondeggiarono, vacillarono e crollarono in terra; l'imponente muraglia si sbriciolò; il Cancello Nero fu distrutto; e da lontano, ora più fioco, ora sempre più forte, innalzandosi fra le nubi, si udì un rombo, un ruggito, un lungo boato lacerante.
«Il regno di Sauron è finito!», disse Gandalf.Tolkien sessant'anni aveva già detto tutto. Arrivano le Aquile, e il regno di Sauron viene spazzato via. Forse è davvero così. D'altronde, al di là della logica che non può essere compagna di un tifoso, perché non vederla così? D'altronde io ogni campionato spero di vincerlo. Sempre. Perché che tifoso è quello che - all'inizio di ogni partita - non spera di vincerla?
E allora ben venga, caro aquilante, il vento di Piazza della Libertà. E se poi non andrà come si spera, meglio essersi librati lassù in cielo, che essere rimasti dietro ad ammuffiti registri da contabile, graffiando con la nostra penna d'oca intinta in un calamaio dal colore plumbeo l'elenco delle nostre disgrazie, in attesa dell'Inevitabile.
E magari già da domattina, affacciandomi dalla finestrella della mia stanza, invece di una rondine ce ne saranno cento, mille, migliaia ad offuscare il cielo. Che, dato che siamo a settembre, sarebbe oltremodo insolito. Ma noi siamo insoliti. Noi siamo l'Insolito.