Citazione di: carib il 26 Set 2014, 11:33
Io penso che tre infortuni gravi in dieci minuti - subiti da tre colonne della "nuova" Lazio nel momento migliore della "nuova" Lazio - abbiano lasciato il segno sull'intera squadra. E chi è sempre stato molto discusso nel passato ne risenta di più, arrivando a levarsi di dosso il peso delle responsabilità con falli inutili e giocate frettolose/timorose.
Non è una giustificazione ma una chiave di lettura.
E' assolutamente così.
In questi casi la cura è sempre la stessa: il mister ti manda in campo e ti chiede di fare le cose semplici. Di non rischiare niente, che se non fai danni ma nemmeno ti si nota, hai messo 90 minuti fra te e il disastro che i tifosi si aspettano tu faccia.
E di 90 minuti in 90 minuti, si costruisce la serenità per lavorare bene.
In questi frangenti la differenza la fanno quelli che non hanno bisogno di serenità per rendere al meglio, che vogliono piegare la partita nel loro verso e non fare al meglio il compitino.
Di solito ci riescono con il carattere, ma molto, molto più spesso, lo fanno con la tecnica, che il primo è quasi sempre figlio della seconda.
Simeone, Couto, Mihajlovic, Di Canio, Mancini, Nedved, tanto per fare qualche esempio, il compitino non l'hanno mai fatto e con la paura non ci hanno mai giocato. E quando la Lazio balbettava, i giocatori normali sapevano che c'era Sinisa che la poteva risolvere, che Simeone avrebbe provato a cambiare l'inerzia della partita, che Couto o Nedved avrebbero giocato a tutta fino al 90° qualunque fosse il risultato.
Oggi in questa Lazio, in questa bella e immatura Lazio, in questa affascinante e incompleta Lazio, quella gente lì non c'è. E ce ne fosse uno che gli somiglia anche solo vagamente.
Il colpo di classe può arrivare da due ragazzi che se la Lazio non gira spariscono, Klose vive di ricordi, Candreva è l'unico che ogni tanto, se le cose non vanno bene, prova a fare un guizzo sopra le righe.
Il resto sono discreti suonatori d'orchestra senza nessun solista di rilievo, e con qualche sostituto che purtroppo fatica pure a leggere lo spartito e suonare contemporaneamente.
Non è questione di gioco, di mentalità, di assetto. E' questione di limiti di squadra. La Lazio di ieri, con Boksic che faceva 7-8 gol a stagione, la partita l'avrebbe quasi sicuramente vinta.
Così come le vinceva, ai suoi livelli, il Bologna di Di Vaio, poi retrocesso quando non c'era più nessuno cui guardare con speranza se le cose si mettevano male.