Scrivere un libro, ovvero Crossover di "cose da fare nella vita".

Aperto da Rivolazionario, 15 Ott 2014, 20:39

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mdfn

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Per diletto qualche romanzo* l'ho scritto pure io. Per esperienza dico che non ci vuole molto, se non tempo e un minimo di convinzione. Il numero delle pagine non è un problema, basta fare un passo alla volta. Arrivato alla fine lo rileggi-tagli-correggi e riscrivi finché non ne puoi più. Poi sì, quello che ne esce fuori non è detto che sia degno di essere chiamato romanzo. Probabilmente a me manca la tecnica.
E' difficile dare ritmo alla storia, io veramente non ho mai capito per quale motivo un estraneo legge volentieri oppure si annoia, e in quali occasioni succede.
Un altro problema è il non sapere esattamente se in quello che hai scritto ci sono sufficienti informazioni per comprendere la trama (o se ce ne sono troppe). Tu che l'hai pensata, lo sai che cosa dice la tua storia. C'è sempre una distanza tra quello che volevi scrivere e quello che hai scritto, e non è facile rendersene conto.

*per romanzo intendo "tentativo di romanzo", manoscritto. I miei stanno sigillati nel cassetto della vergogna, qualcuno li ha letti, c'è chi ha apprezzato e chi no, e comunque dubito che verranno mai stampati, a meno che in un impeto di megalomania non decida di pagare, ma a che pro?

porgascogne

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Citazione di: cosmo il 21 Ott 2014, 01:03
Il desiderio di scrivere un libro, per la precisione un romanzo, è una sorta di parcheggio esistenziale eterno. Secondo me più e meno tutti pensano di avere nelle corde il talento e la forza di volontà per riuscire a farlo. Credo che sia il sogno del cassetto più diffuso da prima che inventassero persino i cassetti.
E' un desiderio che puoi sempre rimandare ed è un'attività - lo scrivere - che può cullarsi del suo essere perennemente in brutta copia, con la speranza - vana - che la brutta copia si trasformi per magia in un cigno della letteratura.
Non riesco a pensare a molte altre cose che possano farti sentire il Re di te stesso. L'aggravante sta nel fatto che puoi farlo a qualsiasi età, e quindi hai la scusa per non scriverlo almeno fino a che non cominciano a tremarti le mani.
E poi uno scrive sempre. Pensa, riflette, aggiunge qualche ghirigoro interiore e si autoconvince che espandendo tale riflessione ne verrebbe fuori qualcosa di buono. Ma per non più di tre pagine.
Essendo io l'emblema del nevrotico ambivalente pigro inzuppato nel disordine esistenziale dell'uomo novecentesco che vive custodendo una costellazione di scelte possibili ma non si muove mai per afferrarne una, confesso che... è il mio parcheggio perfetto. Gratis, senza piccioni che cagano sul cofano, e nessun ladro nei dintorni.
Fino a qualche anno fa ero convinto che un giorno avrei, poi ho razionalizzato e so che mai lo farò.
Eppure...

perfetto

fai manovra e caga una fiaba su parolebiancocelesti, allora
:=))

AquilaLidense

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Citazione di: Tarallo il 16 Ott 2014, 12:31
Io non vorrei pubblicarlo, vorrei proprio scriverlo. Poi è chiaro che sarebbe così bello che qualcuno lo renderebbe pubblico.

sipperò il titolo dice crossover e non crossdresser

cosmo

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Citazione di: porgascogne il 21 Ott 2014, 14:02
perfetto

fai manovra e caga una fiaba su parolebiancocelesti, allora
:=))

:)
ma quando chiudi la sessione??

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porgascogne

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Citazione di: cosmo il 21 Ott 2014, 17:41
:)
ma quando chiudi la sessione??

boh, manco me ricordo quando l'ho aperta
:=))

(sbrighete)

arkham

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porgascogne

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arkham

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Ma guarda che io vorrei tantissimo, ci provo quasi ogni volta. Ma proprio non ci riesco. (cit. De Sanctis)

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V.

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romanzo. avete così fiducia nell'idea e nella forma romanzo per raccontare le cose? o è la fiducia nell'oggetto libro?
e se dite romanzo, che cosa vi viene in mente? quali testi, quali autori?
pensate inoltre che oggi il romanzo sia oggi la forma più vicina e familiare a voi per narrare?
il romanzo oggi è anagraficamente adatto per raccontare tutte le sfumature di curiosità come in passato?
le serie tv, i contenuti online, i giochi e i videogiochi, tutta la deflagrazione del tempo libero, lo sport, etc, contro tutto questo la forma romanzo è ancora vincente?

AguilaRoja

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Citazione di: V. il 24 Ott 2014, 20:39
romanzo. avete così fiducia nell'idea e nella forma romanzo per raccontare le cose? o è la fiducia nell'oggetto libro?
e se dite romanzo, che cosa vi viene in mente? quali testi, quali autori?
pensate inoltre che oggi il romanzo sia oggi la forma più vicina e familiare a voi per narrare?
il romanzo oggi è anagraficamente adatto per raccontare tutte le sfumature di curiosità come in passato?
le serie tv, i contenuti online, i giochi e i videogiochi, tutta la deflagrazione del tempo libero, lo sport, etc, contro tutto questo la forma romanzo è ancora vincente?

Il romanzo, per come lo intendo io, è la "pietra" perfetta per lasciare un ricordo di sé, un segno del proprio passaggio, una testimonianza.
Forse solo un lungometraggio avrebbe la stessa forza.
Però hai ragione, oggi il romanzo non è il modo migliore per raccontare.
Sicuramente non il più ficcante e incisivo.
E' un narcisismo positivo (che mi affascina da anni) che purtroppo in pochi hanno la fortuna di poter realizzare (e io non ci ho di certo rinunciato).

Tarallo

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Non ho capito perché il romanzo non sarebbe il modo migliore di raccontare.

Sonni Boi

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Citazione di: Tarallo il 24 Ott 2014, 20:49
Non ho capito perché il romanzo non sarebbe il modo migliore di raccontare.

Rimane il modo migliore di raccontare, ma non è di certo il migliore per essere ascoltati. Anzi, forse è il peggiore in assoluto

http://www.calamandrei.it/editoria.htm

Stiamo diventando un popolo di analfabeti.
Se si vuole lanciare un messaggio, molto meglio scegliere canali alternativi
Magari una sit com.

Se poi si vuole scrivere per il semplice piacere di farlo, allora meglio del romanzo non credo ci sia nulla.

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V.

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Citazione di: Tarallo il 24 Ott 2014, 20:49
Non ho capito perché il romanzo non sarebbe il modo migliore di raccontare.


in italia grandi narratori non esistono da anni e chi pure ha avuto successo negli anni 90, oggi è un dinosauro.
pure i "giovani" stanno sotto le 100mila copie annuali. è un dato di fatto che l'Italia non legge più, il che non vuol dire affatto che siamo analfabeti: lItalia è un paese alfabetizzato, non lo era 40 anni fa quando si dice "che si leggeva di più e meglio". ma moltissime funzioni di rappresentanza che prima aveva il romanzo vengono assolte da altre forme di scrittura.

Tarallo

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Ma è un problema Italiano o mondiale? Perché io, che negli ultimi vent'anni in italiano ho letto solo il tuo libro e la trilogia di Elena Ferrante, trovo in giro tonnellate di romanzi bellissimi. Forse non li traducono?
Ho capito che non è il modo più efficace di comunicare ma non sto parlando di questo.
La mia definizione molto maccheronica (si trovano romanzi belli da leggere?) non combacia col quadro catastrofico.

PILØ

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Come dice Renè Ferretti, la gente vuole la merda.
50 sfumature di grigio fa il botto e romanzi scritti bene raccolgono la polvere sugli scaffali delle librerie.

Tarallo

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Neal

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Sono certo che sarei in grado di scrivere un capolavoro.
Molte cose però remano contro:

  • sono nato a fine anni 60 non ho potuto quindi vivere il clima della Roma proletaria o della città aperta. Altrimenti avrei scritto senza dubbio "Ragazzi di vita" o "la Storia";
  • sono nato a Roma, vicino la garbatella. Fossi nato in Sudamerica "Conversación en la Catedral" l'avrei scritto io. Senza alcun dubbio;
  • da piccolo mia madre, con pochissime attitudini letterarie, mi dava il latte. Ci avesse messo almeno due gocce di cognac, avrei scritto una cosa tipo Post Office;
  • anche mio padre, con ancora minore passione letteraria, mi portava d'estate in Abruzzo con la 128. Capirete che le suggestioni della Roma - L'Aquila non hanno creato in me l'humus necessario per generare una cosa tipo "On the road"
  • quando avevo 10 anni mi fecero fare la prima comunione. Provateci voi a scrivere Siddharta dopo due anni di catechismo e di "noi t'adoriam ostia divina"

In buona sostanza credo di non aver scritto nulla perché non ho nulla da raccontare. Dura la vita dell'artista inespresso.

Omar65

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Citazione di: Neal il 25 Ott 2014, 09:29

In buona sostanza credo di non aver scritto nulla perché non ho nulla da raccontare.

Ecco, nella stragrande maggioranza dei casi bisognerebbe farsene una ragione.

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mdfn

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Non ho capito dove sta andando la discussione.
Le domande di V. sono molto interessanti, meriterebbero una riflessione approfondita, io dico soltanto che se intendiamo il romanzo come un bene di consumo, è chiaro che è perdente rispetto a forme di espressione più snelle, meno impegnative.
Per me un bel romanzo (o un bel film, o un disco) non è quello che intercetta il sentire del pubblico, non solo, è soprattutto una materia su cui il lettore è chiamato a mettere le proprie mani, ci si deve scontrare con un romanzo, leggere è un'esperienza che presuppone uno sforzo di volontà, piccolo o grande.

Poi qui si parlava di persone che per diletto vorrebbero scrivere un romanzo. Mica devono farci i soldi, già sarebbe bello se riuscissero a scriverlo, poi se sarà un lavoro fatto bene, voglio dire: tanto meglio.
Scrivete i vostri romanzi, concentratevi sulla pagina da riempire e non pensate a cosa ne potrebbe uscire fuori. Cercate di farlo bene, senza l'assillo di partorire un capolavoro. E poi se arrivate alla fine, mandatelo a me il romanzo, lo leggo volentieri.


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