Sono anni che la Lazio ha comportamenti identici durante il campionato. Periodi dove gioca benissimo, fa risultati e sale in classifica, raggiunta la possibilità di fare il salto di qualità e di confermarsi ad alti livelli di classifica, comincia a perdere colpi, poi la prima seria candidata alla retrocessione che incontra, frantuma ogni progetto di crescita e cominciano le prestazioni inguardabili.
Sono cambiati gli allenatori, ma certi difetti non sono stati corretti, nonostante nell'ultima finestra di mercato si sia provato a lavorare con sufficiente concretezza. Probabilmente si sono acquistati buoni giocatori, ma l'assortimento è ancora troppo scarso per offrire a questa squadra continuità di gioco e risultati.
Un punto tra Empoli e Chievo e le relative prestazioni, testimoniano che c'è ancora molto da lavorare, soprattutto sul mercato.
La Lazio sembra dipendere ancora troppo dall'estro di Mauri, che ha tutto meno la continuità, i giovani come Keita e Felipe Anderson, non sembrano ancora aver raggiunto un grado di maturità per essere protagonisti nella serie A italiana.
Da rivedere l'esperimento, ultima spiaggia, di Radu centrale. Soluzione, comunque, di assolta emergenza.
Certo è che per sostenere il 4-3-3 di Pioli, bisogna correre di più e vincere più contrasti a centrocampo, limitarsi al fare densità, sperando nell'errore di palleggio avversario, o ad anticipare un passaggio è troppo poco per far ripartire con convinzione e continuità la fase d'attacco.