Sul piano della comunicazione é stata una genialata per l'azienda "Totti".
Una vera genialata. Per lui. Una genialità che porta in se tutto il significato letterale della parola "selfie".
Tutto per lui.
Je suis totti. Non sono un giocatore delle merde, je suis totti. Non abbraccio nessun compagno, nessun compagno é presente nella foto. Ci sono solo io, solo io. Un selfie appunto.
Eventualemente la folla adorante dietro, che in quanto folla é quanto di più impersonale possibile.
Per le merde, invece, potrebbe essere la pietra tombale a un progetto più "sportivo" e meno "marketing".
Da ora in poi sarà difficile per Garcia (che ieri, sportivamente, é uscito con le ossa rottissime dalla partita) fare scelte che esulino dal dogma del capitanissimo. Una maglia a lui, poi scelgo le altre 10.
Riportando giocatori, come Pijanic o anche Lijacic, che hanno avuto un ruolo fondamentale nei loro risultati positivi dell'ultimo anno e mezzo, a un ruolo di comprimari. Di attori giovani di una compagnia teatrale che ha come mattatore, come protagonista indiscusso, er pupone de roma. Con possibili reazioni e insoddisfazioni.
Il selfie certifica questo
Ha ragione Mondonico, alla domenica sportiva, ieri, quando dopo 5 minuti di peana alla gloria del pupone degli Zazzaroni di turno ha detto solo una frase. Che vuol dire tutto.
"si, vabbé, pero' dobbiamo ringraziare radu per aver fatto fare una doppietta a totti".
Io so io e voi, voialtri compagni di squadra, non contate un cazzo.