E niente, io lo sapevo che andava a finire così.
Non me piace, dicevo, mi ricorda brutti momenti.
Non è la nostra maglia storica, dicevo, noi siamo tutti celesti.
L'aquila stilizzata è brutta, dicevo, meglio il logo ufficiale.
Poi l'ho vista.
Ho resistito.
Ho visto i numeri tridimensionali.
Sono crollato.
Ho ricordato i diari scolastici con quei numeri disegnati, l'ombra proiettata una volta di qua e una di là, che ho sempre disegnato male.
Ho ricordato quelle pagine piene di aquile stilizzate, sbilenche ma belle, a volte con le lettere "E" e "S", scritte con una font spigolosa, come le avevo viste sui muri.
Ho ricordato Giordano, Fiorini, Poli, Monelli (anche se Monelli non ce l'aveva più quella maglia, ma sticazzi...), scritti ovunque, e la pagina del corriere dello sport con la classifica che ci vedeva sempre in alto, e sticazzi se era la classifica di B e non c'era il Milan ma la Cremonese, il Catanzaro, l'Atalanta, il Lecce e il Bologna.
Ho ricordato eroi che erano solo miei, mezze figurine panini attaccate all'armadio, che in B dovevano dividersi pure quelle, Martina con Brunetti, Pin con Berruatto.
Ho ricordato quando sono diventato laziale, la purezza del sentimento e l'orgoglio dell'appartenenza a quei colori.
Questa maglia è bellissima.
Per una volta forse è letteralmente vero, che andrò allo stadio a tifare solo la maglia.