Questa maglia mi suscita tante emozioni, passate e - adesso - presenti, che ho bisogno di qualche giorno ancóra per poterle assimilare. Qualche giorno fa m'è venuto in mente, in una pausa dal lavoro, di aprire brevemente la pagina della Gazzetta online: sono di nuovo in Spagna e quindi relativamente isolato dalle notizie nostrane. Ho pensato:
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Famme un po' vedé le fregnacce che dicono laggiù in Italia, va'...
Scorrendo la home page, all'improvviso vedo la formazione della Lazio - quella attuale - con
quella maglia. Entro in uno stato di trance estetica che va dal misticismo iberico (ho raggiunto le vette di Santa Teresa e di San Juan de la Cruz) alla
saudade lusitana, alla
Sehnsucht tedesca. In poche parole, sono tornato per un attimo quel bambino di tredici anni e ho rivissuto in un flash quello che è stato un periodo di rioma (merda) della mia vita (lo dico senza sentimentalismi o vittimismi) e - storie parallele come siempre - per la nostra Lazio. Sono rimasto per trenta minuti in stato catatonico, l'ho immediatamente cercata nei negozi online che sono gli unici tramite cui me la posso far arrivare qui in Andalucía, mi sono fatto corrodere il fegato dagli scrupoli per l'acquisto di qualcosa che avrebbe potuto privare di soldini utili il ménage familiare che sto costruendo, ma bisognava decidere rapidamente perché le maglie si vendevano a grappoli (tanto è vero che su tutti i negozi online che ho consultato, la maglia biancoceleste era già sold out; anch'io, nei giorni successivi, ho fatto il refresh ogni cinque minuti del sito di Lazio Style e della Macron aspettando l'arrivo del secondo stock di maglie promesso e mai arrivato). Ho sospeso la ricerca e sono tornato a casa. Nel tragitto che mi separava da essa camminavo in stato catatonico, immerso in una nebbia di sentimenti che mi faceva sembrare il sole dell'Andalucía - peraltro in questi giorni men che tiepido pur stagliandosi in un cielo luminosissimo - quello delle regioni del Baden-Württemberg. Sembravo il personaggio principale di "The Man who wasn't there" in questi frammenti del film:
Una volta arrivato a casa, mi connetto di nuovo ad Internet, mio specchio sul mondo, e continuo a guardare quella maglia. Rivivo i miei nove e tredici anni, rispettivamente. Mi risuonano di nuovo nella mente gli slogan giallommerda: "undiscianni de serie bbi", la malinconia degli anni più coatti della storia (gli anni '80, musica kitsch, pettinature kitsch, film pecorecci, Pippo Baudo, la DC, il peggio della borghesia italiana alla ribalta, se ci penso è meglio la crisi), il secondo scudetto delle mmerde, la città imbrattata, le scazzottate a scuola per il fatto di aver sempre rifiutato di appartenere alla massa - e la SS LAZIO, di questo, è sempre stato un simbolo. Per questo, in parte, comprendo Tarallo. Comprendo il nodo nello stomaco che ti fa rivivere quel giorno in cui potevi sparire e basta. E a tanta gente non gliene fregava nulla, anzi era pure contenta e sarebbe venuta a ballare sulla tua tomba.
Sento il rumore della porta dell'appartamento che cigola, si apre, si affaccia nel salone la mia ragazza, persona di una delicatezza straordinaria che è riuscita a far breccia nelle mie autodifese da orso polare, un curioso esemplare di spagnola madrilena di origini andaluse che mi diverto a spacciare a chi non la conosce per olandese o tedesca, tanto lontana è dai cliché della bellezza iberica. Io la chiamo giocosamente Inga Schuster. Bella, lei. Mi si avvicina, mi sfiora la spalla con una mano, fremo al contatto e la guardo con lo stesso sguardo assente che mi possiede ormai da ore. Mi guarda, guarda le immagini della maglia. Le dico "È la maglia che la Lazio indossava quando avevo tredici anni, quest'anno indossa di nuovo quella bella aquila... Sai, ricordo quando... Vedi? Quando i giocatori corrono sembra che volino. Così li vedevo da piccolo. E quella è l'aquila di Roma, non la Roma usurpata". Mi vergogno profondamente di questa mia adolescenziale tirata - in spagnolo si chiamerebbe
cursilada -, cambio argomento, mi dedico alle faccende domestiche insieme a lei, sono felice, la amo, ma quello sguardo assente non se ne va. Le dico che non è nulla, la stanchezza, a volte i bioritmi sono un po' ballerini.
Il giorno dopo continuo nello stesse condizioni, finché nel pomeriggio la mia donna mi fa: "Io t'ho capìto, sai? Tu sei un po' come un bambino. Quella maglia della Lazio t'ha precipitato in questo stato. La sono andata a vedere e te l'ho comprata, non sono pratica, però ho visto che erano esaurite tutte le taglie da adulto e t'ho comprato quella da tredicenne. Avevi tredici anni nell'87".
Me la sposo (la decisione era già presa, ma questa è stata la ciliegina).
P.S.: Non voglio rovinare né il topic né quanto ho detto finora con sterili polemiche, tuttavia, dopo un doveroso GRAZIE tanto alla società quanto alla Macron, non posso non unirmi a quanti criticano le strategie di marketing di entrambe. Per quanto mi riguarda, ogni volta che parla Canigiani mi viente l'urticaria - successe lo stesso quando rispose tramite alcuni amici LazioNetters alla mia insistente battaglia per avere la maglia rossa della Lazio (vi immaginate il ritorno della maglia rosso fuoco con l'aquila stilizzata bianca?) e disse che siccome gli ricordava quando da piccolo giocava a bigliardino e associava al rosso sempre e solo la rioma, finché fosse rimasto in vita lui la Lazio non avrebbe mai avuto una maglia rossa. E quest'anno ce l'ha, rosso borgogna. E adesso se ne esce con dichiarazioni che a me - sia detto senza ironia - fanno pensare che sia poco sveglio (poi magari lo è più di me e di tutti noi messi insieme, per carità): com'è possibile - sia pure in un'epoca di crisi economica e con una clientela difficile - non aver previsto che
questa maglia avrebbe superato tutti i record di vendita? Mah. Stesso discorso per la Macron, che sembra contentarsi con la dimensione in cui trova e non voler guadagnare di più pur facendo un eccelso lavoro. Poca fantasia anche nelle T-Shirts e nelle polo, assolutamente scialbe a mio avviso se non fossero riscattate proprio dall'aquila stilizzata: ma farne altre di altri colori? E altri gadgets con l'aquila? Penne, matite, astucci, zaini e quant'altro? Chissà, probabilmente si farà in futuro, per il momento mi sembra che non gestiscano il marketing alla perfezione, poi posso sbagliarmi.
P.P.S.: Domanda di servizio: qualcuno mi sa dire qualcosa sull'affidabilità del negozio online Olimpo Sport Shop? Grazie.