Questo è un esempio classico di idolo calcistico.
Contestualizzato in quei 90'. Sull'uomo, avremmo da dire ed è stato detto ad libitum. Quello che ha fatto, pure a livello di immagine. Altri calciatori li abbiamo amati anche dopo, gente brava ed onesta, che ha meritato tutto il nostro affetto.
Però.
Però quel 6 gennaio è stato TUTTO. Paolo Di Canio è stato me in campo. Contro quelli là, con la testa ed il cuore. Io dico sempre che a me se un giocatore è pure tifoso laziale me ne frega poco o niente. Ma quel giorno a me m'ha fatto scoppià er còre. Non solo per l'epopea da Sfide, quasi vent'anni dopo, stesso stadio, stessa curva, stessi colori in faccia, ma perché gli ha fatto TRE in faccia, perché quando è uscito, alla Chinaglia in Germania, via, gentucola, non siete niente. E va bene il rispetto che bisognerebbe avere per l'avversario, va bene tutto, ma cazzo quel giorno Paoletto ERA tutto. Era il centravanti, era quello che si è caricato sulle spalle una squadra in difficoltà, ma era anche noi, era il tifoso che non ci capisce più niente quando segna, era un ultras della Nord che je spiattella in faccia il tre, ve n'amo fatti tre, a zozzi mesciati, contro tutto tutti e totti...
Sono quei novanta minuti che valgono una vita da tifoso. Ero andato allo stadio con una che conoscevo da poco, ma colla quale avevo un movimento in pectore, e c'è mancato poco che concepissimo sugli spalti. Che dire, quindi? Di Canio non entrerà nella hall of fame dei miei calciatori preferiti, troppe ne ha fatte prima o dopo (e - sinceramente - troppo poco ha fatto alla Lazio), ma anche fosse solo per quella serata, dovessi incontrarlo per strada, lo porterei da una parte, gli farei: non mi frega un cazzo di tutto il resto, ma raccontami di quel 6 gennaio, Paolé, j'hai fatto male...
Come Nicoli, come Franzoni, come Castroman ma - sono sincero - con una 'nticchia in più. Come ha imbruttito alla sud, non ha prezzo. Per tutto il resto, c'è Mastercard.