Ci sono situazioni in cui si può decidere di rischiare oppure di "accontentarsi". Io che ragiono con la testa di uno che la Lazio l'ha vista nel bene e nel male dalla fine degli anni '60, dopo il gol di Djo avrei nascosto la palla per tutto il resto della partita e avrei portato a casa il pareggio a forza di passaggi orizzontali, perché con la "mia" testa (condizionata da mille rimpianti, da mille beffe subite, da mille biscotti all'ultima giornata...) so - o credo di sapere - che se perdo il derby la domenica dopo il Napoli vince sicuro e la rometta di Trigoria spiana tranquilla il Palermo e arriva seconda. Per la forza del destino. Perchè in Italia ha sempre funzionato così e funzionerà sempre così. E quindi il terzo posto é il massimo del massimo del massimo che con questo calendario, con le ultime partite incastrate in questo modo, mi permettono di ottenere. E me lo porto a casa.
Ma questo é il mio cervello. Quelli che vanno in campo probabilmente hanno ragionato in un altro modo. Hanno pensato che l'obiettivo non fosse il terzo, ma il secondo posto. Allora ha fatto bene Djo a correre per rimettere subito la palla al centro. Poteva anche andare bene, non era mica scontato che Trigoria segnasse di nuovo...
Perciò penso che chi va in campo, allenatore compreso, abbia fatto bene a decidere in quel modo. Spettava a loro decidere, non a me o a quelli che in quei dannatissimi 13 minuti avrebbero girato la minestra, come avrei fatto io che ho il cervello pieno di troppi passati remoti e di trapassati. Questi ragazzi del 2015 si sono presi una responsabilità. Hanno provato a giocarsela a viso aperto. Ci vuole coraggio nella vita come nello sport. E' andata male. Pazienza. Tanto lo sapevo che finiva così...
Ma questa squadra mi fa provare un orgoglio di essere laziale che non sentivo da tanto tempo.