È proprio quando ho visto che Mestre riceveva quel tipo di insulti (inaccettabili anche se prevedibili e sì, contraddittori, perché non puoi incazzarti con chi ti dà del fascista dandogli del comunista di merda) e che li ritwittava per fare apparire noi laziali i bruti (alcuni lo sono, come ce ne sono tra i tifosi di tutte le squadre) e lui la vittima, che gli ho chiesto scusa a nome del vero tifo laziale, anche se mi sentivo insultato da lui per primo. Ho aggiunto che il suo generalizzare e ragionare per pregiudizi somigliava tuttavia purtroppo a quel fascismo che tanto lui come noi odiamo (vedi la foto dei miei twit che ho postato pagine fa).
S'è stranito perché non è abituato a repliche del genere, e m'ha chiesto di parlare in privato. Ha fatto il furbo, il tipico lanciatore di sassi e nasconditore di mano, ma ha incontrato uno che oltre a essere un feticista della letteratura francese dell'Ottocento, ha vissuto anche gli ultimi undici anni della sua vita in ambiente prima latinoamericano e poi spagnolo, contesti in cui le cose si dicono con sorniona benevolenza e che quando credi di averla spuntata ti accorgi che ti hanno mandato affanculo senza avertici mandato.
È rimasto ancora più stranito, tanto da pensarci su sulla mia richiesta di scrivere un secondo articolo sull'altra faccia della luna, pardon, della Lazio - che poi è quella vera - ossia su di noi.
Io avevo lanciato l'idea di comprare una pagina di un quotidiano nostrano, ma se riusciamo ad apparire, sornionamente iberici come ho imparato ad essere, sullo stesso giornale che ci ha smerdato, sereni e cazzuti, sportivi, colti ed educati, signori come siamo, pardon, laziali come siamo, credo che stavolta alle tattiche diffamanti il colpo tornerà indietro col boomerang. A Mr. Mestre continuo a marcarlo stretto, spero di mandare in porto quest'opportunità per far tacere anche tutti gli avvoltoi nostrani stile Fatto Quotidiano, periodico che negli anni ha perso tutta la mia stima iniziale.
E affanculo destra, sinistra, radical chic, radical zozz, pensieri unici e pensieri molteplici. Siamo la Lazio. Non siamo né destra né sinistra. Stiamo di sopra, come le aquile.
Lasciateme lavorà, fidateve de Marcantonio.