Stavo scrivendo un commento sul topic di de Vrij, poi il commento si è trasformato in qualcos'altro, e allora lo metto qua.
Mi sto condannando da solo. Mi sono dichiarato dipendente dalla Lazio.
Sono succube, la Lazio può disporre di me a suo piacimento.
Mi rimprovera e mi dà lo zuccherino, mi corteggia e proprio all'ultimo mi respinge.
Mi dico che sono stato troppo frettoloso a volerla tutta per me e subito.
Sono troppo prosaico, mi sono lasciato riempire dall'odore di lei, l'ho desiderata come fosse un animale e mi sento in colpa.
E ora perché lei sbatte le ciglia? Lei lo sa che io non posso resistere. Lei lo sa e se ne approfitta.
È tutto un gioco. Io faccio finta di essermela presa, sì sì, le dico di tutto, esagero come al solito. Io la amo e lei non ama me. Che importa. Te lo faccio vedere io.
Che cosa?
Non essere volgare.
Ma io sono volgare, mi risponde lei, lo so che ti piacerebbe sbattermi al muro.
Dai, smettila. E senza pensarci mi avvicino a lei, le sfioro il collo con le dita, me la guardo.
È la più bella di tutte, anche quando si maschera da puttana.
L'afferro, prendo possesso di lei lentamente, sì, è vero, la voglio sbattere al muro, sto per farlo ma con delicatezza, estrema delicatezza, le sbottono la camicia, ogni movimento scivola via senza attrito.
Voglio infrangere la mia violenza su di lei, guarire, sbatterla sì ma sempre più piano, è un tempo che vorrei dilatare all'infinito, facciamo la pace vorrei dirle e non lo dico perché le parole rovinano tutto.
Il suo corpo lo sto respirando, non deve rimanere niente di lei e di me. Apro gli occhi, li richiudo.
Lo sai che de Vrij forse si opera?
E io: chi?
de Vrij.
Allora le dico chi se ne frega di de Vrij e aumento il ritmo, affondo le dita nella sua ciccia, ho bisogno di riaffermare il possesso sulla materia, così, per potermene dimenticare nuovamente. Avvolgermi attorno a ogni parte di lei, essere dovunque lei si trovi. Sono petulante, incalzante. Non c'è una via di fuga, non deve esistere, sto cercando di impedirglielo facendola mia, la metto a tacere costringendola a respirare il mio alito disgustoso, si abituerà, vedrai mi dico che non potrà più farne a meno, lo amerà, e di solito è così, non c'è neanche bisogno che io imponga la violenza, lei la violenza se la cerca, veramente, le piace, la desidera, mi desidera.
Mi fa ehi, ma io la ignoro. Per me non esiste telefono, pianto, bombardamento, non esiste niente all'infuori di noi, mi dice ancora due o tre volte ehi, io l'accarezzo, la bacio, il mio corpo si muove senza che io l'abbia deciso, anche lei partecipa ma a un certo punto ha una specie di sdoppiamento: sta facendo l'amore con me e mi parla.
Ho capito, fa parte del gioco. Mi vuole creare un ostacolo fittizio, tanto che mi scappa pure un che c'è, rilassati.
Mi sono adeguato a lei, le rispondo, il mio amore è spietato, completo. La sto amando e allo stesso tempo ho modo di preoccuparmi per lei. La stringo, la ribalto e con le parole la rassicuro. Lei mi prende a schiaffi, che cara, ora però sta esagerando.
de Vrij...
Eh?
L'infortunio di de Vrij è più grave del previsto.
No, dai, non scherzare.
E chi scherza. Neanche oggi s'è visto all'allenamento.
Il medico che dice?
Niente, c'è la privacy.
Sì, ho capito, ma tu sei la Lazio, lo saprai che cos'ha. Insomma me lo vuoi dire o no?
Che cosa?
Tento d'ingraziarmela dandole un bacio sul bordo dell'occhio. E dai, a me puoi dirlo. Almeno per quanto starà fuori.
Ti ripeto, c'è la privacy.
No no no, aspetta un attimo. Tu stavi facendo l'amore con me. Adesso che c'entra questa storia di de Vrij? Sdraiati per favore. Dai, non ci pensiamo.
Lei si sdraia, nuda è molto più bella che vestita, io glielo dico sempre ed è proprio vero.
Ma stavolta sono io ad essere distante. Mi sono inceppato. La guardo e me ne sto fermo. Lei ha la pelle bianchissima, la vedo come se fosse dipinta. Ha i capelli grassi e gli occhi fermi. Mi guarda e mi aspetta, e io non ce la faccio a dirle che sto pensando a de Vrij.