Citazione di: carib il 16 Nov 2015, 11:08
Per la miseria, oggi non sono stato in grado di intervenire e adesso mi ritrovo a rispondere a te e, soprattutto, a FD, non proprio il più stringato dei netter .

Credo che sul fatto che questa minaccia, e in questo caso mi riferisco a quella interna, vada combattuta alla base essenzialmente con politiche sociali serie (inclusione, istruzione, lavoro) non ci troviamo in disaccordo ed è stato il primissimo punto del mio intervento iniziale nel topic.
Diversa è la situazione sui campi di battaglia. O meglio, diverse, almeno per me, sono le priorità. Che vadano attuate delle azioni belliche risolutive nei confronti dell'IS, purtroppo, non è più evitabile. Ovvio che non possano essere più prese in considerazione, e con questo concordo con Obama, azioni unilaterali sotto la bandiera USA; sarebbe un errore gravissimo che avrebbe delle ripercussioni imprevedibili e potenzialmente devastanti, non solo per il Medio Oriente, ma per tutta quella fetta di mondo che va dal Sahara Occidentale all'Indonesia.
La questione energetica è importante, inutile negarlo, ma qui gli eventi hanno superato le dinamiche classiche che avevano portato l'amministrazione Bush a disgregare il fragile ordine tra regimi (non ci dimentichiamo che l'Iraq è stato perso nel momento in cui si decise in maniera assurda di estromettere tutti gli iscritti al Baath dalla vtia politica, pubblica, amministrativa e militare del paese, capovolgendo anche, dal giorno alla notte, i rapporti di forza tra sciiti e sunniti.)
Gli appassionati di storia probabilmente troveranno delle analogie tra la crisi siroirachena e la devastante guerra dei trent'anni. Anche in quel caso c'erano mille motivazioni diverse tra i belligeranti ma la causa scatenante, il combustibile che coinvolge le persone comuni è l'odio tra comunità, che siano religiose o etniche,
Anche su questo bisogna lavorare e ragionare seriamente; perché va bene parlare di oleodotti, di interessi geostrategici, di basi sul Mediterraneo ecc, ma chi glielo spiega agli yazidi il motivo per cui sono stati massacrati in quella maniera e venduti come schiavi?
Provo a fare una breve lista, se ci riesco, dei principali conflitti che ci sono attualmente in Medio Oriente (ne esistono anche altri):
1. disputa tra sciismo e sunnismo (con le guerre per procura in Siria e Yemen tra Arabia Saudita e Iran)
2. Israele vs il resto del mondo islamico che lo circonda (notare come lo stato ebraico preferisca bombardare, di tanto in tanto Hezbollah o l'esercito di Assad piuttosto che i miliziani di Al Nusra che pure si trovano al confine del Golan)
3. gli eredi del partito Baath (Assad, Al Fatah, il generale Al Sisi in Egitto) vs le varie fratellanze musulmane (Hamas, gran parte dei ribelli siriani, i seguaci di Morsi). Erdogan, per complicare ancor di più le cose, è uno dei grandi sponsor dei movimenti legati alla Fratellanza.
4. La questione curda e la Turchia, la questione curda in Siria e in Iraq, con il PKK che è intervenuto a supporto di Barzani nel Kurdistan iracheno (anche se non si sono mai amati dai tempi di Apo Ocalan) e, in maniera più diretta in Siria favorendo la nascita di YPG e YPJ.
4. La nuova guerra fredda tra Nato e Russia.
Quindi si può affermare senza problemi che la Siria è, di fatto, diventata la valvola di sfogo di tutte le tensioni storiche del Medio Oriente. E questa, paradossalmente, è una opportunità.
Non si risolve tutto con le armi, chiaro. Lo Stato Islamico, che in questo caso è un utile cuscinetto (tutti sono più o meno contro e questo impedisce un confronto più diretto tra gli antagonisti) va annientato e si può indubbiamente fare, anche senza smuovere milioni di soldati, ma prima di un'azione che deve essere congiunta, c'è bisogno di una nuova Vienna, una Versailles. Un momento di confronto decisivo e definitivo che ponga fine, se non a tutti i conflitti in atto, ad una buona parte di essi. Torniamo alla diplomazia, e che cazzo.