Citazione di: AndreaVespa il 03 Dic 2015, 21:09
Per quel che mi riguarda, e' molto semplice:
1) Rendite high yield in un contesto economico dai tassi ai minimi storici: se posso prendermi un pool di private bond di squadre italiane con un average yield del 12-14%, lo faccio MOOOOOOOOOLTO volentieri, e sono pure disposto a prendermi un Parma ogni tanto nel c*lo
2) Rischi relativamente minori legati al fatto che le squadre di calcio hanno, solitamente, ties molto forti con le citta' di appartenenza e conseguente possibilita' di bailout da parte di citta', provincia, regione, stato, a causa della pressione effettuata dai tifosi
3) Possibilita' di collateralizzare revenue streams gia' garantite negli anni avvenire (contratti televisivi, sponsorizzazioni, etc)
Nota bene che io ti sto parlando di una debt investment strategy, no di un'acquisizione. Al massimo posso essere interessato a mezzanine debt con conversion options.
Cerco di sintetizzare (banalizzando). Corrigemi se sbaglio.
Se io voglio prestare (nelle tante maniere che la finanza consente) il mio denaro a tassi per me vantaggiosi, l'azienda calcistica rappresenta un buon affare.
Questo perché, in un momento piatto per il mercato, l'azienda calcistica mi garantisce elevati tassi di interesse a fronte di un rischio di insolvenza tutto sommato accettabile (specie se opero in maniera sistematica nel settore). Nonostante all'apparenza il rischio creditizio delle società di calcio sia particolarmente elevato, infatti, in realtà esistono una serie di condizionamenti di contesto che riducono in maniera sostanziale il pericolo che la società indebitata "salti" e mi lasci il buco.
Inoltre, vista la sistematicità e la prevedibilià dei flussi finanziari, sarebbe agevole definire meccanismi di pagamento del debito "autoliquidanti", volti a dirottare e canalizzare nelle casse del finanziatore una parte dei redditi attesi. Con ulteriore riduzione del rischio
Se quanto precede può essere una fedele (ancorché grossolana) semplificazione del tuo pensiero, mi sentirei di dire che, nella tua prospettiva, per una società di calcio non dovrebbe essere particolarmente difficile trovare
capitale di credito. Non dovrebbe, cioé, essere particolarmente difficile finanziarsi a debito da soggetti esterni, fermo restando che, prima o poi, quel debito (maggiorato di interessi non irrilevanti) ai soggetti esterni dovrà essere pagato (salvo prevedere forme di conversione del debito in partecipazioni).
Il che risolverebbe il problema della ricerca della liquidità per finanziare eventuali investimenti. Il che, per inciso, non è poco.
Mi sembra che, invece, rimanga irrisolto il quesito circa la ricerca e l'acquisizione di
capitale di rischio. Rimanga irrisolto, cioé, il quesito circa la molla che dovrebbe indurre chi ha il denaro in tasca a scegliere di non prestarlo ma di
investirlo nella società, rilevando una partecipazione più o meno rilevante, assumendosi il rischio dell'investimento. Quesito che, ovviamente, richiede di comprendere come possa immaginarsi che gli utili (non i ricavi) realizzati dalla società siano tali da ripagare l'investitore del costo dell'investimento e, poi, assicurargli anche un profitto.
E che questo sia il punto critico mi sembra confermato anche dall'osservazione della realtà degli investitori internazionali approdati nel nostro calcio: sia tohir sia il proprietario dei diversamante umani all'apparenza sono soci, ma in realtà si sono affrettati ad assumere la posizione di finanziatori/creditori, trasformando in maniera più o meno trasparente quello che, in teoria, avrebbe dovuto essere capitale di rischio in capitale di credito.
Ho semplificato troppo?