Parigi sotto attacco!

Aperto da Monsieur Opale, 13 Nov 2015, 22:59

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
si, concordo.

Ma oggettivamente, aldilà delle ragioni che li hanno spinti ad utilizzare "quelli che hanno trovato" contro i sovietici, resta il fatto che che, finita la guerra, protetti gli interessi, li sono arrivati quelli brutti e cattivi.
E' un fatto. Una conseguenza.

Si, molto da aggiungere, ma siamo su un forum, qualche battuta, un po' di righe bastano.

carib

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 30.536
Registrato
Citazione di: anderz il 15 Gen 2016, 11:49
Se vuoi un parere personale ti dico che gli USA hanno enormi responsabilità, dirette ed indirette. Non mi convince però la favoletta per cui gli americani, che del terrorismo islamista sono stati anche vittime, siano i responsabili principali.
Tra le cose che non si possono imputare agli USA in maniera diretta c'è la nascita di Al Qaeda. In Afghanistan c'era da rendere la vita difficile ad un nemico storico che aveva fatto la stessa identica cosa, su scala però molto più elevata, in Corea e Vietnam (ovviamente non sto mettendo sullo stesso piano le guerre, le cause ecc.). Il punto è che, a differenza dei sovietici, gli USA sul campo non avevano nessuno movimento o entità statale affine ideologicamente e hanno dovuto affidarsi agli alleati pachistani e sauditi, i quali con gli americani avevano certamente l'obiettivo in comune di cacciare i russi ma non si fermavano lì, mentre a Washington interessava esclusivamente mettere in crisi Mosca. Non a caso con la cacciata dell'armata rossa l'Afghanistan è "sparito dalle mappe" della politica internazionale fino al settembre del 2001.
Sicuramente l'invasione del 2003 è e rimarrà una macchia indelebile per gli Stati Uniti, un pastrocchio unico, in cui riuscirono ad inimicarsi tutti: dai religiosi sunti, a quelli sciiti, ai sostenitori del Baath di Saddam.
Ci sarebbe molto altro da aggiungere ma non molto tempo.
Anderz, io penso che l'invasione del 2003 non sia un "errore" socio-politico casuale. E nemmeno che questo errore sia da imputare esclusivamente alle conseguenze socio-politiche interne provocate dall'attacco alle Twin tower.
Senza scomodare la "questione palestinese", in MO gli Usa si muovono come un elefante in cristalleria almeno da quando insediarono lo scià a Teheran. Dalla caduta del Muro in poi, con il gigante sovietico in ginocchio, non si può negare che la politica paradossalmente soft - basata sul sostegno a distanza di dittatori/governi strategici e lavoro di intelligence - si sia tramutata in campagna militare vera e propria con presenza diretta sul campo di eserciti Usa: della serie "ora che l'Urss non c'è più si fa come dico io". E vai con le bombe su Bagdad del 2 agosto 1990.
Stiamo parlando della più potente democrazia del mondo, dell'icona novecentesca dei diritti civili e delle libertà individuali. Bollare come favoletta le responsabilità quanto meno "morali" del casino che hanno combinato pensando delirantemente di poter impiantare il proprio modello socio-economico in un contesto come quello del MO, mi sembra quanto meno riduttivo. Anche perché non è che non ci avessero già provato altrove provocando le stesse devastanti conseguenze. Sono stati già nominati i Chicago boys. Io aggiungo il Piano Condor (25.11.1975), tanto per capirci, che non fu "solo" Kissinger ma anche George W. Bush sr. capo della Cia (30.01.1976). Cioè l'idea di sistemare le cose in un certo modo, fregandosene degli "effetti collaterali", sta nella cultura di questi signori. Ed è ben radicata. L'ipotesi che le provochino appositamente certe tragiche conseguenze è più che legittima: perché è inevitabile che ci siano. Perché lo dice la storia e perché se pensi ci "curare" il fanatismo religioso con le armi ti ritrovi a dover combattere contro un esercito di fanatici religiosi che ti sbucano da tutte le parti.
Chiudo dicendo che ragionare sulle responsabilità degli Stati Uniti non significa automaticamente sminuire o addirittura riabilitare Khomeini o i talebani o Al Qaeda o l'Is.

happyeagle

*
Lazionetter
* 8.875
Registrato
Citazione di: Monsieur Opale il 15 Gen 2016, 11:05
http://la-zanzara.radio24.ilsole24ore.com/chiesa-gli-attacchi-di-colonia-voluti-da-america-e-israele/

premesso:questo lo linko come provocazione

anderz dirà: giulietto chiesa? aborro!!!  :)

ok, vorrei solo sapere se la narrazione chiesesca, in qualche modo, anche vaghissimo, anche sfumato e lontano potrebbe avvicinarsi a una narrazione credibile. Insomma questa teoria del complotto (ancora??), ha un minimo di senso?


tanto per chiacchierare, per riportare la discussione su binari più divertenti, altrimenti diventa una rottura di palle

Per quanto al perché l'Inghilterra al momento è fuori da questa ultima ondata di terrore la risposta si può trovare nelle concessioni fatte agli islamici:
http://it.gatestoneinstitute.org/5530/tribunali-sharia-donne-musulmane
ed alla poca pubblicità che si è data ad episodi come questo: https://en.wikipedia.org/wiki/Rotherham_child_sexual_exploitation_scandal
può essere anche utile capire come certi principi estremi veicolati in certe moschee riescono a condizionare le società dove vanno in conflitto con istanze libertàrie, qui il racconto di cosa è successo in Tunisia subito dopo la loro "primavera":   
http://www.spiegel.de/international/world/salafist-intimidation-campaign-threatens-young-democracy-in-tunisia-a-870680.html

P.S. per il solito alone di complottismo da rimuovere dentro certe affermazioni basta sapere che qualcuno ha già calcolato che il prezzo del petrolio in caso di guerra tra sauditi ed iraniani andrà a 250 dollari, per molte economie traballanti sarebbe il colpo di grazia mentre per qualche finanziere sarebbe l'occasione di accumulare altri miliardi, basterebbe fare qualche scommessa sui derivati e truccare il banco (e non sarebbe la prima volta).

laziAle82

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 11.716
Registrato
Io intervengo solo per dire che leggere Anderz (ed anche altri ma lui sur tous) è davvero un piacere.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
http://www.internazionale.it/opinione//2016/01/15/petrolio-prezzo-conseguenze


Il crollo del prezzo del petrolio non è una buona notizia

The Guardian, Regno Unito
Nella geopolitica della produzione petrolifera le previsioni sono sempre un rischio. Per quanto possa essere importante, il prezzo del greggio non è mai l'unico fattore che determina gli eventi. Detto questo, si può comunque presumere che se il prezzo del barile continuerà a precipitare le ripercussioni saranno enormi al livello globale. Basta pensare a come i massimi e i minimi delle quotazioni hanno influito sulle relazioni internazionali e gli sviluppi politici degli ultimi quarant'anni.

La crisi petrolifera degli anni settanta ha rimodellato il panorama mondiale e ha dato una nuova rilevanza al Medio Oriente. Quando i prezzi sono crollati alla metà degli anni ottanta, la fine dell'Unione Sovietica è stata accelerata dal collasso delle sue esportazioni. L'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990 nasceva in parte dalla volontà di conquistare nuovi territori in un momento di ristrettezze finanziarie. In Algeria, altro paese profondamente dipendente dagli introiti del petrolio, lo stesso calo del prezzo (fino a meno di dieci dollari al barile) ha innescato una vittoria elettorale degli islamisti, un colpo di stato e poi la guerra civile.

Da tutto questo si capisce come sia difficile trarre conclusioni nette su chi ha da guadagnare e chi ha da perdere dalla riduzione dei prezzi del greggio. Anche se le democrazie liberali dell'occidente hanno beneficiato del crollo del blocco sovietico, il calo dei prezzi non ha certo portato pace e stabilità nel mondo arabo e musulmano.

L'Arabia Saudita ha orchestrato la riduzione del costo del barile nel tentativo di indebolire l'Iran

In generale possiamo dire che il crollo del prezzo del petrolio ha ridotto la speranza che le potenze emergenti possano continuare la loro crescita modernizzandosi e contribuendo a garantire la stabilità internazionale.

Troppi governi, infatti, hanno basato le loro ambizioni sui prezzi alti di prodotti che oggi sono in caduta libera. Come ha sottolineato in settimana la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, questi paesi ora devono affrontare una "nuova realtà" di crescita lenta e di preoccupante incertezza.

Prendiamo l'esempio del Brasile. Un tempo descritto come il campione del sud del mondo, oggi barcolla perché l'economia è in crisi e la situazione è resa ancora più instabile dallo scandalo di corruzione che ha colpito il gigante petrolifero Petrobras. Il Brasile è una democrazia, dunque l'instabilità è una notizia sgradita. Il calo del prezzo del petrolio non aiuterà nemmeno il nuovo governo della Nigeria, primo produttore di petrolio in Africa, in un momento in cui le reti jihadiste si stanno diffondendo nella regione e oltre.

La caduta del prezzo del petrolio non colpisce solo i paesi amici dell'occidente, ma anche le potenze che considera avversarie. In Russia, Vladimir Putin sembra determinato a restituire al suo paese il ruolo di grande potenza ricorrendo all'avventurismo militare in Europa e in Medio Oriente, ma ora deve gestire una complicata equazione finanziaria. Il Cremlino ha appena annunciato un taglio del 10 per cento della spesa pubblica, segno evidente che il paese sta subendo le conseguenze delle sanzioni internazionali e del calo dei prezzi in un'economia che ha bisogno di un petrolio ad almeno cento dollari al barile. Altri regimi altrettanto colpiti dal calo del prezzo del greggio cercano di compensare con i fondi d'investimento statali, ma si tratta di interventi limitati.

La maledizione delle risorse

Il Venezuela è un altro esempio delle insidie di quella che è definita la maledizione delle risorse, ovvero l'eccessiva dipendenza dal petrolio a scapito della modernizzazione e della diversificazione dell'economia. La crisi del modello "bolivariano" avrà conseguenze al livello regionale, a partire da Cuba, paese a lungo sostenuto dai sussidi venezuelani e attualmente impegnato in una nuova fase dei suoi rapporti con gli Stati Uniti.

L'area dove le conseguenze geopolitiche del calo del prezzo del petrolio sono più imprevedibili è naturalmente il Medio Oriente. L'Arabia Saudita ha orchestrato la riduzione del costo del barile nel tentativo di indebolire l'Iran, suo rivale regionale, nel momento in cui torna sul mercato delle esportazioni petrolifere. Tuttavia i prezzi bassi rappresentano anche un problema interno per le dinastie del Golfo.

A lungo termine questo potrebbe ridurre la conflittualità della regione, ma a breve termine potrebbe essere un'ulteriore causa di tensioni per regimi traballanti, che vogliono distogliere l'attenzione dai problemi interni. La Russia potrebbe fare la stessa scelta, mentre la reazione di Pechino è ugualmente imprevedibile.

Quel che è certo è che entrate petrolifere troppo basse possono essere altrettanto dannose di entrate troppo alte.

Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
Citazione di: laziAle82 il 15 Gen 2016, 13:19
Io intervengo solo per dire che leggere Anderz (ed anche altri ma lui sur tous) è davvero un piacere.

ora torna a stirare









:)


Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
http://www.repubblica.it/politica/2015/11/24/news/massimo_d_alema_l_occidente_ha_fatto_troppi_errori_ora_uniti_contro_l_is_-128048685/

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/alema-lezione-politica-renzi-finch-arabia-saudita-iran-116411.htm

ed ecco un baffino da leggere, io lo trovo lucidissimo

Citazione di: anderz il 15 Gen 2016, 11:49

Sicuramente l'invasione del 2003 è e rimarrà una macchia indelebile per gli Stati Uniti, un pastrocchio unico, in cui riuscirono ad inimicarsi tutti: dai religiosi sunti, a quelli sciiti, ai sostenitori del Baath di Saddam.
Ci sarebbe molto altro da aggiungere ma non molto tempo.

gli Usa hanno commesso errori gravissimi nella regione, dalla guerra in Iraq alla scelta del governatore Bremer — il quale non passerà alla storia come un genio — di liquidare, con Saddam, anche lo Stato e l'esercito iracheno. Oggi alcuni capi dell'Isis sono ex ufficiali di Saddam

sei un fan di baffino?  :)


anderz

*
Lazionetter
* 8.271
Registrato
Citazione di: carib il 15 Gen 2016, 12:44
Anderz, io penso che l'invasione del 2003 non sia un "errore" socio-politico casuale. E nemmeno che questo errore sia da imputare esclusivamente alle conseguenze socio-politiche interne provocate dall'attacco alle Twin tower.
Senza scomodare la "questione palestinese", in MO gli Usa si muovono come un elefante in cristalleria almeno da quando insediarono lo scià a Teheran. Dalla caduta del Muro in poi, con il gigante sovietico in ginocchio, non si può negare che la politica paradossalmente soft - basata sul sostegno a distanza di dittatori/governi strategici e lavoro di intelligence - si sia tramutata in campagna militare vera e propria con presenza diretta sul campo di eserciti Usa: della serie "ora che l'Urss non c'è più si fa come dico io". E vai con le bombe su Bagdad del 2 agosto 1990.
Stiamo parlando della più potente democrazia del mondo, dell'icona novecentesca dei diritti civili e delle libertà individuali. Bollare come favoletta le responsabilità quanto meno "morali" del casino che hanno combinato pensando delirantemente di poter impiantare il proprio modello socio-economico in un contesto come quello del MO, mi sembra quanto meno riduttivo. Anche perché non è che non ci avessero già provato altrove provocando le stesse devastanti conseguenze. Sono stati già nominati i Chicago boys. Io aggiungo il Piano Condor (25.11.1975), tanto per capirci, che non fu "solo" Kissinger ma anche George W. Bush sr. capo della Cia (30.01.1976). Cioè l'idea di sistemare le cose in un certo modo, fregandosene degli "effetti collaterali", sta nella cultura di questi signori. Ed è ben radicata. L'ipotesi che le provochino appositamente certe tragiche conseguenze è più che legittima: perché è inevitabile che ci siano. Perché lo dice la storia e perché se pensi ci "curare" il fanatismo religioso con le armi ti ritrovi a dover combattere contro un esercito di fanatici religiosi che ti sbucano da tutte le parti.
Chiudo dicendo che ragionare sulle responsabilità degli Stati Uniti non significa automaticamente sminuire o addirittura riabilitare Khomeini o i talebani o Al Qaeda o l'Is.

Aspe' carib, chiariamoci. Io non penso affatto che la guerra in Iraq sia stato un errore casuale, tutt'altro.  E' ovvio che dietro quel tipo di intervento così radicale e senza precedenti nella storia del Medio Oriente ci fosse dietro la tipica visione americana manichea del good guy e del bad guy. Per come la vedo io (semplificando) alcuni personaggi chiave del partito repubblicano ragionarono in questo modo: l'America è in pericolo ed è stata attaccata sul proprio suolo, ciò non sarebbe stato possibile senza la connivenza di regimi nemici che continuano ad essere un pericolo per il medio Oriente e che supportano il terrorismo, quindi vanno eliminati tutti.

Il secondo della lista dopo il fragile regime talebano doveva essere Saddam, sia per la sua storia sia soprattutto perché isolato e inviso a tutti gli stati della regione, Siria compresa (non dimentichiamoci che addirittura Assad padre partecipò alla Guerra del Golfo contro l'Iraq).
Chiaro che l'assenza del contrappeso sovietico pesò come un macigno su quelle decisioni.
Il metodo neocon si basava una visione assolutamente miope - ma forse l'aggettivo giusto sarebbe folle - del Medio Oriente. Sbriciolare a suon di bombe i problemi atavici della regione, dei geni.
Io sono davvero convinto che Donald Rumsfeld e Dick Cheney (Bush figlio manco lo considero) ritenessero che avremmo visto scene simile al 1945 europeo per le strade di Baghdad e che ci sarebbe stato un rapido passaggio ad qualche tipo di forma di democrazia filoccidentale, nonché un ricco tornaconto per le "amiche aziende" che si sarebbero occupate di ricostruzione ed energia.
Se il piano avesse avuto il successo sperato era già pronto il fascicolo Iran, lo confermò anni dopo anche il generale Wesley Clark, che reagì con sgomento quando venne informato da colleghi che all'epoca occupavano posizioni importanti nel Pentagono.

Ho usato il termine favoletta solo riguardo la nascita di Al Qaeda, poi magari intervengo meglio.


@laziale82:
Merci  ;)

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

anderz

*
Lazionetter
* 8.271
Registrato
Citazione di: Monsieur Opale il 15 Gen 2016, 15:19

sei un fan di baffino?  :)

Sono completamente d'accordo con quell'intervista

Zanzalf

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 11.963
Registrato
Mo' è tardi per essere fan di Baffino. Era PRIMA che ci dovevate pensare...

happyeagle

*
Lazionetter
* 8.875
Registrato
Citazione di: Monsieur Opale il 15 Gen 2016, 14:52
Un breve sunto sul legame tra dollaro e petrolio iniziato dopo il 1971: http://www.rischiocalcolato.it/2014/09/lascesa-del-petro-yuan-e-la-lenta-erosione-dellegemonia-del-dollaro.html   Alcuni numeri sulle esposizioni delle principali banche americane, in pratica la Federal Reserve, con l'industria petrolifera americana: http://sakeritalia.it/economia/il-rublo-il-petrolio-lo-shale-gas-i-derivati-e-legemonia-americana/     nell'articolo di MO si fa cenno anche alle sanzioni contro la Russia, sanzioni contro le quali il parlamento russo ha approvato una legge che autorizza ritorsioni dagli effetti imprevedibili:  https://www.rt.com/op-edge/315731-russia-kommersant-moscow-kremlin/   

http://www.wallstreetitalia.com/russia-valuta-default-strategico/
P.S. una volta completato l'accordo sul nucleare l'Iran riavrà oltre 100 miliardi al momento congelati da qualche parte.

Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
Citazione di: anderz il 15 Gen 2016, 18:33
Ho usato il termine favoletta solo riguardo la nascita di Al Qaeda, poi magari intervengo meglio.

in che senso favoletta?

nuò capito

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

carib

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 30.536
Registrato
Citazione di: anderz il 15 Gen 2016, 18:33
Aspe' carib, chiariamoci. Io non penso affatto che la guerra in Iraq sia stato un errore casuale, tutt'altro.  E' ovvio che dietro quel tipo di intervento così radicale e senza precedenti nella storia del Medio Oriente ci fosse dietro la tipica visione americana manichea del good guy e del bad guy. Per come la vedo io (semplificando) alcuni personaggi chiave del partito repubblicano ragionarono in questo modo: l'America è in pericolo ed è stata attaccata sul proprio suolo, ciò non sarebbe stato possibile senza la connivenza di regimi nemici che continuano ad essere un pericolo per il medio Oriente e che supportano il terrorismo, quindi vanno eliminati tutti.

Il secondo della lista dopo il fragile regime talebano doveva essere Saddam, sia per la sua storia sia soprattutto perché isolato e inviso a tutti gli stati della regione, Siria compresa (non dimentichiamoci che addirittura Assad padre partecipò alla Guerra del Golfo contro l'Iraq).
Chiaro che l'assenza del contrappeso sovietico pesò come un macigno su quelle decisioni.
Il metodo neocon si basava una visione assolutamente miope - ma forse l'aggettivo giusto sarebbe folle - del Medio Oriente. Sbriciolare a suon di bombe i problemi atavici della regione, dei geni.
Io sono davvero convinto che Donald Rumsfeld e Dick Cheney (Bush figlio manco lo considero) ritenessero che avremmo visto scene simile al 1945 europeo per le strade di Baghdad e che ci sarebbe stato un rapido passaggio ad qualche tipo di forma di democrazia filoccidentale, nonché un ricco tornaconto per le "amiche aziende" che si sarebbero occupate di ricostruzione ed energia.
Se il piano avesse avuto il successo sperato era già pronto il fascicolo Iran, lo confermò anni dopo anche il generale Wesley Clark, che reagì con sgomento quando venne informato da colleghi che all'epoca occupavano posizioni importanti nel Pentagono.

Ho usato il termine favoletta solo riguardo la nascita di Al Qaeda, poi magari intervengo meglio.


Grazie anderz, ora capisco meglio il tuo discorso "complessivo" :beer:

anderz

*
Lazionetter
* 8.271
Registrato
Ennesimo attentato, questa volta in Burkina Faso, sulla falsariga di quanto accaduto in Mali a novembre. Non credo ci sia mai stata una tale sinergia a livello globale.

Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
Citazione di: anderz il 16 Gen 2016, 10:00
Ennesimo attentato, questa volta in Burkina Faso, sulla falsariga di quanto accaduto in Mali a novembre. Non credo ci sia mai stata una tale sinergia a livello globale.

sinergia in che senso? questo attacco lo rivendica Akim (Al Qaeda) che non sono amici dell'isis

http://www.ilpost.it/2015/06/19/isis-al-qaida-jihad/
http://www.ilpost.it/2015/04/07/saddam-hussein-iraq-isis/
http://www.ilpost.it/2015/04/22/capo-isis-haji-bakr/



anderz

*
Lazionetter
* 8.271
Registrato
Citazione di: Monsieur Opale il 16 Gen 2016, 10:27
sinergia in che senso? questo attacco lo rivendica Akim (Al Qaeda) che non sono amici dell'isis

http://www.ilpost.it/2015/06/19/isis-al-qaida-jihad/
http://www.ilpost.it/2015/04/07/saddam-hussein-iraq-isis/
http://www.ilpost.it/2015/04/22/capo-isis-haji-bakr/

E' vero, nel teatro siriano l'IS e Al Nusra (Al Qaida in Sira) sono avversari, ma è altrettanto vero che fuori dal conflitto siriano le cose non molto più liquide e rispondono anche ad altre logiche e rapporti di forza.
Dopo tutto l'IS era l'Al Qaeda in Iraq; Al Nusra era addirittura una costola dello stesso gruppo di Al Baghdadi ed il suo impegno in Siria venne deciso dallo stesso "califfo".

Quando parlo, probabilmente in modo improprio, di sinergia non ho in mente una stanza dei bottoni unificata nella quale si decide il prossimo obiettivo, ma piuttosto una condizione generale di ostilità attiva del jihadismo internazionale, come se l'attacco di Parigi fosse diventato un ordine di fuoco a volontà per tutte le sigle o i "lone wolves" che compongono la galassia della jihad internazionale.


Ad oggi abbiamo avuto tutta

Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
è un'altra botta alla Francia, questo, magari, l'elemento "sinergico"

ma anche una prova di forza di AQ nel "derby del terrore" con Isis

Monsieur Opale

*
Lazionetter
* 8.681
Registrato
il derby


http://www.limesonline.com/rubrica/stato-islamico-vs-al-qaeda

L'attentato in Burkina Faso rientra nella cruenta sfida per il dominio del mondo del jihad. Nonostante la rivalità, il gruppo di al-Baghdadi e quello di al-Zawahiri sono più simili di quanto sembri.


AL QAIDA, JIHADISMO, STATO ISLAMICO, TERRORISMO, MEDIO ORIENTE
Con l'attentato in Burkina Faso e il video-minaccia contro l'Italia per la Libia, ricompare prepotente la sigla di al Qaeda sulle prime pagine e le home page dei principali giornali, dopo mesi di quasi monopolio dell'Is (Isis, Daesh).
Quella che si combatte sulle pelle delle vittime degli attentati è anche e soprattutto una guerra tra gruppi del jihad. L'estremismo musulmano è sempre stato diviso in fazioni in competizione tra loro, collegate ai diversi filoni e alle varie interpretazioni della dottrina. E quella che si combatte contro l'occidente e gli altri paesi colpiti è spesso una guerra secondaria rispetto alla lotta intestina. Diventare il nemico pubblico n.1 dell'Occidente serve soprattutto a guadagnare consenso e notorietà nel mondo islamico e in particolare nell'ambito dell'estremismo diffuso in varie gradazioni.
Con l'11 settembre fu la prima al Qaeda a sbaragliare gli avversari e a conquistare un netto primato, che però ha poi perso con i duri colpi subiti e l'emergere prepotente dell'Is. E ora che l'Is è in difficoltà ecco ricomparire al Qaeda, nella sua frangia del Maghreb, la più attiva rimasta insieme a quella della penisola arabica.
La prima al Qaeda e l'Is sono due organizzazioni molto diverse, e in particolare nella concezione del territorio. Il Daesh ha un obiettivo e una collocazione territoriale ben precisa: lo Stato Islamico su parte della Siria e dell'Iraq (e poi su tutto il Califfato), pur avendo affiliati e alleati in molti paesi. Invece al Qaeda era una rete globale aterritoriale, avendo solo una 'base'  di appoggio in nell'Afghanistan degli alleati talibani.
Nonostante ciò hanno un'origine simile. Le due principali organizzazioni islamiste degli ultimi 20 anni devono entrambe a una guerra la loro nascita e crescita. La guerra in Afghanistan dopo l'invasione sovietica per al Qaeda, la guerra in Siria per l'Is.


L'invasione dell'Afghanistan da parte dell'Urss nel 1979 scatenò una profonda reazione nel mondo islamico, dove fu dichiarato il jihad contro l'invasore sovietico. Gli Stati Uniti, con e attraverso gli alleati Arabia Saudita e Pakistan, ne approfittarono per colpire il nemico sovietico finanziando e sostenendo la guerra santa in Afghanistan. Estremisti islamici confluirono da tutto il mondo musulmano, Osama bin Laden compreso, e qui si stabilirono quei legami che una volta rientrati i mujaheddin nei rispettivi paesi dopo il ritiro sovietico, consentì ad al Qaeda di creare una rete di cellule nei vari paesi.

Allo stesso modo è stata la guerra in Siria e il confluire di migliaia di foreign fighters non solo dal mondo musulmano, ma anche dai paesi occidentali, a dare l'opportunità all'Is di avere commando operativi in molti paesi del mondo.


Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

anderz

*
Lazionetter
* 8.271
Registrato
Beh, considera che l'IS nasce da un gruppo che a sua volta era affiliato ad Al Qaeda e la cui separazione dal "brand" principale è avvenuta solo nel 2013. Che poi anche questa distinzione è una semplificazione, i gruppi sono molto più che due - generalmente sono organizzazioni jihadiste locali -  e decidono di affiliarsi ad un "franchising" piuttosto che ad un altro per questioni di opportunità: Boko Haram ha giurato fedeltà al califfo, per fare un esempio, mentre gli Al Shaabab somali sono ancora legati ad Al Qaeda.

carib

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 30.536
Registrato
Penso che questo articolo possa stare nella discussione. Personalmente mi ritrovo in pieno in questa chiave di lettura anche se l'autrice sposta la data - che io avevo indicato come punto di svolta in negativo nella storia recente del MO - dal 2 agosto 1990 al 17 gennaio 1991. La sostanza non cambia. Me pare.

**

Fecero un deserto e lo chiamarono pace
Pubblicato: 18/01/2016 11:17 CET Aggiornato: 18/01/2016 11:17 CET

Huffington post Italia

Martina Pignatti Morano - Presidente dell'associazione Un ponte per

Il 17 gennaio 1991 una coalizione di 35 paesi guidata dagli Stati Uniti attaccò militarmente l'Iraq con l'operazione Desert Storm. È bene rinfrescarci la memoria su quello che accadde 25 anni fa perché ne seguirono a cascata eventi disastrosi per l'Iraq e il Medio Oriente, di cui tutti paghiamo lo scotto poiché viviamo in una casa comune, il Mediterraneo.

Oggi, mentre Renzi promette di inviare 450 militari a presidiare un cantiere italiano sulla diga di Mosul, il governo italiano garantisce al Kurdistan iracheno nuovi addestratori e consulenti militari, e il nuovo vicepresidente dell'Eni Pistelli (già viceministro degli esteri) stringe patti con il ministro del Petrolio iracheno, non abbiamo altro da offrire all'Iraq che armi e soldati in cambio di commesse economiche e petrolio? Venticinque anni fa contro questa logica nasceva "Un ponte per Baghdad" e la storia di quegli anni ce la ricordiamo.

Tutte le nazioni accettarono nel 1991 di stare agli ordini di un unico comando militare, diretto dal capo di stato maggiore delle forze armate americane Colin Powell, che molti anni dopo avrebbe mentito spudoratamente al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per lanciare una nuova guerra contro l'Iraq. I combattimenti si esaurirono nel giro di un mese e mezzo, causando probabilmente 200.000 vittime irachene di cui la metà civili, 5000 vittime kuwaitiane e 250 tra i soldati della coalizione.

Risultato: Kuwait liberato dalle truppe irachene ma Saddam sempre al comando, capace nei mesi successivi di schiacciare la rivolta sciita e curda causando altre 200.000 vittime e 2 milioni di sfollati, nonché il prosciugamento delle paludi mesopotamiche del Sud Iraq, ora in lista per divenire patrimonio dell'umanità in un estremo tentativo di salvare la culla della civiltà umana. Pochi ricordano che quella guerra causò poche vittime tra i militari della coalizione perché migliaia di soldati iracheni scelsero la diserzione e molti si rivoltarono contro Saddam. Purtroppo l'opzione democratica per l'Iraq non interessava affatto agli Stati Uniti e così l'insurrezione sciita, con forte partecipazione degli strati popolari e di forza laiche di sinistra, fu tradita se non ostacolata dalla coalizione internazionale.

Seguirono 13 anni di embargo contro l'Iraq, e altre 2 milioni di vittime, di cui la metà bambini. Il seguito lo ricordiamo con più facilità: la guerra del 2003, che direttamente e indirettamente ha causato 1 milione di vittime irachene, la caduta di Saddam, il nuovo governo confessionale sciita che ha messo in atto la sua vendetta, la popolazione sunnita che si è vista negare i propri diritti e pian piano per la disperazione ha aperto la porta a Daesh (IS), e ad oggi un terzo del paese in mano ai tagliagole fondamentalisti.

In 25 anni di guerra e sanzioni questo è il deserto che le coalizioni internazionali di volenterosi hanno fatto in Iraq, paese che nel 1990 aveva il più alto indice di sviluppo umano della regione mediorientale, dopo Israele.

Grande era la confusione in Italia quando il governo si apprestava ad appoggiare le manovre preparatorie della Prima guerra del Golfo, tanto che il Pci di Ochetto si astenne sulla mozione del governo, scatenando l'ira di Ingrao che invece si dissociò dalla logica militare. Forte fu il movimento contro la guerra tra associazioni, cattolici pacifisti e partiti di sinistra, con splendidi gesti di disobbedienza come quello del Movimento Nonviolento, che già in quegli anni portò attivisti sui binari di Verona, Trento e Rovereto per fermare i treni carichi di armi che viaggiavano verso il Medio Oriente. Nel processo che ne seguì furono tutti assolti per aver ritenuto di agire secondo giustizia e necessità.

Anche oggi spirito di giustizia e necessità ci impone di lavorare su più fronti, mentre l'Italia già prepara l'intervento militare in Libia, dove la comunità internazionale si appresta a fare gli stessi errori commessi in Iraq: costruire e puntellare un governo di stile occidentale, facendo tabula rasa del passato in termini politici e militari, smantellando istituzioni e sistema amministrativo senza che vi sia un'alternativa funzionale e democratica a disposizione, e senza la capacità né la volontà di far fronte alla disgregazione sociale che ne seguirà. Dobbiamo allora gridare alla politica che la logica militare non paga per "stabilizzare" le altre sponde del Mediterraneo né per fermare il terrorismo, che un paese come l'Iraq con quasi 5 milioni di sfollati interni ha innanzitutto bisogno di aiuti umanitari, che ai profughi che fuggono dalla guerra dobbiamo tendere la mano già nei paesi di provenienza e transito.

Questa volta lo possiamo fare con movimenti sociali, Ong e sindacati iracheni, che nel 1991 non potevano esistere come tali. L'ultima Desert Storm l'abbiamo vista con loro a Baghdad, a ottobre 2015, durante il Forum sociale iracheno. Una tempesta di sabbia ha distrutto nella notte tutti gli stand del forum che gli attivisti avevano organizzato sulle rive del Tigri per condividere strategie per la promozione della pace e della coesistenza. In poche ore decine di ragazzi hanno rimesso tutto in piedi, e il forum ha coinvolto in tre giorni 2500 persone e 120 organizzazioni. Sfidano le minacce della politica e dei gruppi armati, e nel 2016 andranno nelle aree liberate da Daesh per stringere patti di amicizia con i giovani locali. Ci aspettano, senza armi né scorta, per lavorare assieme contro la logica del terrore e della guerra.

Discussione precedente - Discussione successiva