Un Real sotto tono che giocava di accademia e spocchia, con poca fantasia e poca voglia, ha giocato al gatto e al topo e questi a arrampicarsi sugli specchi per dimostrare che comunque loro sono sempre i mejjo. Poracci. Poracci proprio. Oltretutto con un arbitro che gli consentiva di tutto e che s'è fortunatamente vergognato a dargli un rigore per spostamento d'aria cui loro credevano d'aver diritto per decreto divino (il famoso rigore paariomma menzionato nel dodicesimo capitolo del libro di Isaia).
Ho più rioja che sangue in corpo e ne approfitto per dedicare questa vittoria a tutti quelli che mi domandano "ma non ti annoi a tifare Real"? No. A me piace piallare gli esseri inferiori peperonati e sentirmi chiedere dal vicino "poveracci, quando glielo facciamo il terzo?". Io sputo sulla tomba di De Coubertin, voglio vincere a tutto, pure a briscola, sempre, e gli avversari li voglio sodomizzare e farli piangere e se dopo la partita muoiono meglio ancora.
Va sottolineata la differenza che fanno i grandi campioni. Gioco di squadra una sega. Tiki-taka una sega. Barça una sega. Il calcio lo fanno le grandi individualità come Cristiano Ronaldo, che è Dio. Il giorno in cui la Lazio (forse mai più) tornerà a giocare a calcio con giocatori non dico di questo calibro ma quasi, come quelli che avevamo tre lustri fa, io tornerò a farmi tanti rasponi che ne morirò. Per me il calcio è questo, il resto è riomma, ossia merda.
Forza Lazio y hala Madrid.
(Rutto.)