Ero piccolo e emozionato dal fatto che mio padre, lazialissimo ma maggiormente concentrato nel far crescere sotto l'ala dell'Aquila mio fratello maggiore che portava allo stadio, avesse comprato un videoregistratore. Ora qualcuno storcerà il naso, ma giravano in casa due videocassette che mi guardavo sempre: una su Pelè e l'altra era un film di Plastino chiamato "quei momenti".
Il film su Pelè era ovviamente lineare: O Rey raccontava la sua storia, da piccolo il pallone girava, da adolescente il pallone girava, da uomo il pallone girava. Girava sempre accanto a lui, intorno a lui, era una costante sublimata e sublime che rendeva la storia di una semplicità disarmante eppure mastodontica nella poetica.
Il film sulla Lazio invece non lo capivo: io sapevo poco della sua storia e anche dei campionati italiani. Per me il calcio erano le competizioni con le nazionali, e Pelè. In quella cassetta c'erano il gol di Fiorini, le parate di Pulici, le lacrime di Plastino, i capelli biondi di Re Cecconi. Tutto verteva però sulla disperazione pre Lazio-Vicenza. Una sequela di amarcord serviva quasi come monito agli 11 che dovevano scendere in campo quel giorno, del tipo: occhio che se fallite, tutta quella roba là, le parate di Pulici, i boccoli biondi di Cecco, il dito di Giorgione, tutto quello scompare. Per sempre.
C'era un'intervista fatta a Vincenzo D'Amico nella sua Lancia Trevi, la qualità del video sgranata non sminuiva la luce spenta nei suoi occhi. "Domani si deve vincere, non abbiamo scelta", certo che detto co st'espressione alla walking dead, amico mio, domani mi sa che non vinci.
Poi un lungo filmato, la ripresa con la musica degli U2, " I can live with or without you", quasi un mettere le mani avanti, ma già che lo stai dicendo, anzi cantando, vuol dire che tu senza non ci vuoi stare. Ma proprio col catzo. Da bambino ignaro e lontano dal fidanzamento con la Lazio, scrutavo con curiosità le facce riprese quel pomeriggio sugli spalti, ma non quelle in primo piano: le persone più indietro, chissà quello che stava pensando, chissà cosa ha fatto prima di arrivare lì, chissà dov'è adesso. Piccoli esercizi per scaricare la tensione, ma attenzione, perché tensione? Neanche ci conosciamo, aspetta un attimo...poi l'arbitro D'Elia che lancia il pallone ad un collaboratore, chiedendogli "è buòno?" con la O stretta, riprese talmente vicine al cuore e ai corridoi del vecchio olimpico che manco sky oggi con la spider CAM dentro agli scarpini dei giocatori. Poi la partita, lo sappiamo, il gol, le urla, 'sta gente vista prima che adesso quasi esplode. Finisce la partita, il portiere del Vicenza va in attacco, ma tutto si conclude: e allora vidi facce e lacrime, Camolese con il tic agli occhi, Acerbis che bestemmia, Fiorini e Manzini che si sentono male, Terraneo che mantiene l'aplomb e lancia una polemica verso i giornalisti, Regalia quasi all'infarto. Una carrellata successiva racconta degli spareggi, ma è tutto più rapido, io continuavo a far fatica a legare il tutto, ma com'era finita lì sta squadra? Che spareggi erano? Ma quello nella partita prima non c'era...quei boccoli biondi, quel dito puntato, quelle parate eccezionali, tutto era rimasto al suo posto. Infine, un pullman di giocatori sorridenti, li riconoscevo tutti, in sottofondo una versione strumentale di Vola, Lazio, Vola che sembrava più malinconica di Celine Dion sul Titanic, e niente: m'ero accorto che stavo rivedendo il video per la 23ma volta, che quasi m'ero pure affezionato a Plastino con la barba, che io without you proprio non ci volevo sta. M'ero accorto che piangevo, perché m'ero innamorato. Andai qualche volta all'Olimpico vecchio, ma un Lazio Fiorentina Sosa Volpecina (fa pure rima) certificò con rito ecclesiastico-civile l'Unione definitiva.
"I can live with or without you". Seh, cor catzo without.
Lazio Patria Nostra