Comunque il bacio della morte alla trattativa con Prandelli glielo ha dato, as usual, S.G. we are sailing
"Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano...". Storie di amori di fine primavera tra presidenti e allenatori, di cottarelle che a volte altro non sono che "una botta" e via (qualcuno le chiama audizioni di facciata) perché quando uno come Lotito si sente chiedere triennali da 2,5 milioni di euro all'anno (come è successo due estati fa con Allegri e Mazzarri) e garanzie sulla costruzione della squadra, oppure quasi 3 milioni di euro all'anno (come successo con Sampaoli) e mano libera su partenze e arrivi, di sicuro l'amore svanisce d'incanto. E allora, ecco che tornano di moda certi amori, o meglio certi innamoramenti mai sfociati in amore per svariati motivi, come quello tra Claudio Lotito e Cesare Prandelli: che non è nato in questi giorni e per caso, ma è datato 2014...
"Il calcio che vorremmo vedere tutti è la partita, non tutto il resto. Purtroppo in questi anni sono diventati protagonisti persone che non dovevano esserlo, la violenza la percepiamo in ogni momento, viviamo in un mondo violento. Io dico: togliamo tutte le barriere, poi chi sbaglia paghi. Nel calcio non succede, vuoi perché siamo tutti tifosi e abbiamo giustificato troppo. Siamo a Roma e qui c'è un presidente che ha rotto certi rapporti: ma Lotito vive sotto scorta, eppure non è preso d'esempio, anzi viene sbeffeggiato. Ci sono migliaia di persone che indossano la maglietta con scritto LOTITO VATTENE".
E' l'8 maggio 2014, Cesare Prandelli è il c.t. della nazionale che si appresta a volare in Brasile per andare incontro ad una delle debacle più clamorose nella storia del calcio italiano e Lotito è un rampante consigliere federale, alle prese con una contestazioni senza precedenti. Ed ecco che, dopo Beretta e l'allora prefetto di Roma Pecoraro, al fianco del presidente più odiato e contestato d'Italia, ma anche contro i tifosi (in generale e laziali nello specifico) si schiera Cesare Prandelli che, senza conoscere le vicende interne laziali e senza ricevere domande dirette sull'argomento Lazio-Lotito, decide di entrare in questo modo nella questione, facendo da scudo al presidente della Lazio ed ergendo Lotito ad esempio da seguire, quasi a martire. E ora, due anni dopo il fallimento con la Nazionale e un'avventura a dir poco fallimentare in Turchia (esonerato dopo appena 4 mesi, ma tornato a casa con un assegno di 8 milioni di euro), Cesare Prandelli ce lo ritroviamo sulla panchina della Lazio. Sì, perché come canta Antonello ++++++++ (che Prandelli lo ha avuto per poco tempo come allenatore della Roma...), "certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano". Ma, soprattutto, perché nulla nella vita accade per caso. E basta solo avere buona memoria per capire che l'arrivo di Prandelli non segna nessuna "svolta epocale nel comportamento di Lotito", come invece stanno provando a far credere da settimane (prima con Sampaoli, ora con l'ex ct azzurro) i membri dell'attivissima "setta dei distraesti". Prandelli altro non è che l'ennesimo specchietto per le allodole, uno che ha buoni rapporti con Lotito e che quindi difenderà sempre e comunque Lotito e la sua "causa", in cambio di 3,5 milioni di euro netti in due anni: bonus e compensi dello staff tecnico esclusi.
La "svolta" non è rappresentata dalla cifra messa sul patto per l'allenatore, invece di confermare Inzaghi a cifre decisamente inferiori, perché Lotito (che tutto è meno che scemo...) ha capito benissimo che aveva bisogno di uno specchietto per abbagliare le allodole, che solo un nome di peso avrebbe potuto dare un minimo di consistenza all'idea di un "nuovo progetto", di "una svolta". E quel nome non poteva essere Simone Inzaghi, così per motivi economici e idee "rivoluzionarie" non poteva essere Sampaoli, uno poco incline a scendere a compromessi e ancora meno propenso a indossare i panni del signorsì. E allora, ecco servito il "prete" Prandelli, uno con veri valori, uno che difende la causa e soprattutto il "padrone". Ha un discreto curriculum (si è costruito un'immagine vincente senza aver mai vinto nulla, se non un campionato di Serie B alla guida del Verona), ma soprattutto si porta dietro la nomea di valorizzatore dei giovani, grazie ai successi (un campionato allievi, un campionato primavera e un trofeo di Viareggio) conquistati quasi 25 anni fa sulla panchina dell'Atalanta. E in una Lazio dove sono stati soprattutto i giovani ad aver fallito in modo clamoroso in questa stagione, chi meglio di Prandelli? E, in una piazza che ribolle, chi meglio di Prandelli per fare da scudiero a Lotito?
Quindi, tutto torna. Arriverà Prandelli, è sicuro, assicurano i bene informati e noi ci fidiamo, diamo per scontato che sarà così. Come avevamo dato per scontato il sì di Sampaoli dopo che la "setta dei distraenti" ce lo aveva dato per fatto. Chiediamo solo che non si parliancora una volta di svolta epocale, oppure di nascita di un nuovo progetto, perché sappiamo benissimo che non cambierà nulla e credo di aver spiegato bene perché è stato scelto Cesare Prandelli. Quindi, alla prima contestazione preparatevi a sentirvi dare della "cornice marcia", a vivere situazioni ambientali già vissute con altri allenatori. La Lazio potrà ottenere risultati il prossimo anno solo se qualche grande fallirà in modo clamoroso la stagione, per troppi impegni europei o a causa di delusioni arrivate dall'Europa (ad esempio, un fallito ingresso in Champions League o in Europa League con sconfitta nel preliminare, che come insegna la storia si paga a carissimo prezzo, basta vedere la stagione di Lazio e Samp di quest'anno...), perché altrimenti il nostro destino futuro sarà identico a quello passato: stare lì, ai margini delle zone che contano, magari sperando di fare strada in Coppa Italia, dove in partite secche e con un tabellone favorevole può succedere di tutto. Altro specchietto per le allodole, perché le grandi squadre si vedono nelle corse a tappe (il campionato), non nelle gare di un giorno.
Buon Prandelli a tutti, quindi. Sia chiaro, io non boccio a priori l'allenatore, perché io (come molti altri) ho capito da tempo che il problema non è l'allenatore (ne sono passati 7, con un doppio Reja, ma non è mai cambiato nulla...), ma chi lo sceglie e chi compra i giocatori. Quindi so non cambierà nulla con l'arrivo dell'ex ct della Nazionale, quello che dopo la debacle brasiliana ha abbandonato baracca e burattini dando le dimissioni ma solo perché aveva in tasca un biennale da 5 milioni di euro netti all'anno garantito dal Galatasaray. Un altro coerente, a parole...