La provocazione fine a sé stessa lascia il tempo che trova, rivelandosi sterile se non, addirittura, puerile: questa precisazione è doverosa, trattandosi di un argomento che potrebbe apparire forse anche offensivo, stante la messe di complimenti che Gianluca Lapadula sta ricevendo in questi mesi, durante i quali si è consacrato come bomber indiscusso della serie cadetta 2015/16, grazie alle 28 reti (senza rigori) messe a segno nelle 41 gare sin qui disputate col suo Pescara. Tanti, tantissimi gol per Lapadula, parecchi dei quali anche di ottima fattura, senza dimenticare un gran lavoro fatto per la squadra, unitamente a movimenti continui per mettersi a disposizione dei compagni.
Tant'è vero che su Lapadula c'è già l'interesse dei più grandi club della massima serie, a partire da Juventus e Napoli, senza trascurare Lazio, Fiorentina, Genoa. Anche il Leicester di Claudio Ranieri si è mosso per accaparrarsi le prestazioni del centravanti nativo di Torino (padre pugliese e madre peruviana) e su cui pure il CT del Perù si è mosso al fine di ottenerne l'assenso per la convocazione con la nazionale sudamericana. In tanti, non solo tifosi ma anche addetti ai lavori, sono stati fautori di una campagna social-mediatica – che brutto termine, ma nell'era di Facebook, chest'è – per portarlo ai prossimi Europei di Francia, con la nazionale guidata da Antonio Conte.
Onde evitare di essere tacciati di eresia – fortuna che il tempo delle streghe bruciate al rogo è passato da un po' – proviamo ad argomentare il pensiero sinteticamente espresso col titolo, partendo da considerazioni a carattere più generale: inutile girarci attorno, il livello della serie B è precipitato in maniera spaventosa negli ultimi 10-12 anni. A testimonianza di ciò vi sono le ultime due retrocessioni di Carpi e Frosinone, promosse appena 12 mesi addietro, e retrocesse nonostante abbiano lottato per salvarsi. Non come è capitato al Cesena nel campionato 2014/15, al Livorno nel 2013/2014, proprio al Pescara nel 2012/13, al Novara nel 2011/12, il Brescia l'anno precedente, ancora Livorno (2009/10) e Lecce (2008/09). Tutte squadre promosse l'anno precedente e che in serie A hanno faticato a fare una figura decorosa, retrocedendo spesso con larghissimo anticipo.
Tutto questo per dire che se le squadre arrivate dalla serie B fanno una fatica tremenda a ben figurare in serie A, è evidente che il livello della cadetteria non è abbastanza probante. Il tutto va poi calato in un contesto di Serie A che, come è notorio, negli ultimi anni sta palesando un evidentissimo impoverimento del livello tecnico. Non è questala sede idonea ad analizzarne le molteplici cause, ma il dato è questo.
Senza voler ritornare indietro sino ai tempi di Federico Giampaolo, Giovanni Pisano e Mauro Esposito, le ultime stagioni hanno visto il Pescara fra le squadre della cadetteria sempre in grado di esprimere un bomber importante. Sarà un caso, ma praticamente tutti hanno sofferto il passaggio ad una dimensione superiore, seppur in maniera differente. Il caso più clamoroso è quello di Ciro Immobile, esploso all'Adriatico (28 gol con Zeman in panchina, nella serie B 2011/12), confermatosi a grandissimi livelli al Torino due anni dopo, che gli diede un'opportunità dopo la magra stagione al Genoa, in A e che poi, fatalmente, ha avuto grosse difficoltà al Borussia Dortmund prima e al Siviglia dopo: quando l'asticella s'è alzata, per Immobile sono sorti i problemi.
Quello del centravanti napoletano è, però, soltanto uno degli esempi che potremmo elencare, e fra questi: Federico Melchiorri, 14 gol nel Pescara 2014/15 e che quest'anno al Cagliari, sempre in cadetteria, pur facendo discretamente, è stato la copia sbiadita del centravanti di qualità ammirato al Pescara.
Discorso per certi versi analogo, può essere fatto per Riccardo Maniero (32 gol in due stagioni a Pescara e 18 nelle successive due, fra Catania e Bari) ma anche, tornando indietro nel tempo, per Emanuele Calaiò, grande a Pescara e, in generale, nella cadetteria ma che ha sempre avuto difficoltà nel momento in cui c'era da fare il grande salto in massima serie.
Volendo allargare il discorso, nel corso degli ultimi 15-20 anni la serie B ha messo in luce tanti attaccanti che sembravano pronti a calcare anche i palcoscenici più prestigiosi ma che poi, per i motivi più diversi di questo mondo, hanno incontrato non poche difficoltà a reggere certi teatri.
L'elenco sarebbe quasi infinito e comprende nomi che sono delle autentiche "mammesantissime" della serie B anni '90, gente che viene da chiedersi come sia possibile che non abbia sfondato anche in serie A, viste le caterve di gol che, ogni anno, ha garantito in cadetteria: Totò De Vitis, Stefan Schwoch, Davide Dionigi, Alfredo Aglietti, Massimo Agostini, Cosimo Francioso, Gionatha Spinesi (exploit a Catania nel 2006/07, a parte), Dennis Godeas, Christian Bucchi. E ne stiamo dimenticando una marea, soprattutto con riferimento alle stagioni più recenti. Ma abbiamo scelto di tuffarci in annate più "vecchie", quando il livello della Serie B era indiscutibilmente più elevato di quella attuale, per rafforzare il concetto. Sarebbe stato troppo semplice menzionare Mancosu e Mbakogu, autentiche ire di Dio nella serie B 2014/15 e che si sono praticamente persi in massima serie.
Tutto questo per dire che non sempre è facile il grande salto, soprattutto se doppio o triplo, quale è quello che si preannuncia per Lapadula, visti i nomi ed il blasone dei club che se lo contendono.
Sarebbe il caso di mettere nel calderone altri due parametri: il primo, l'età del centravanti in forza al Pescara (26 anni già compiuti), che comunque suggerisce che ci si trova al cospetto di un attaccante già "fatto e finito", senza margini di miglioramento e difficilmente plasmabile nel modo di pensare calcio. A ciò si aggiunga che quello vissuto quest'anno all'Adriatico è il secondo exploit per il centravanti, dopo quello a Teramo (21 gol) nel campionato di Prima Divisione 2014/15, dopo una buona stagione al Gorica ed annate non proprio indimenticabili.
Proviamo a tirare le fila dei tanti ragionamenti che s'intrecciano: Gianluca Lapadula, oggi, è sicuramente un buon attaccante che ha dimostrato, in questa – e si ribadisce in questa, che non è quella di 10-15 anni fa – serie B di essere determinante e decisivo. Tuttavia, forse, sarebbe il caso di valutare la stagione di Lapadula con i dovuti contrappesi, prima d'inerpicarsi in paragoni e valutazioni quantomeno iperbolici, con annesse campagne mediatiche per portarlo subito in Nazionale.
È giusto che i tifosi promuovano tutte le campagne-social che vogliono: l'enfatizzazione è parte integrante e sostanziale del tifoso. Così come l'idolatria.
Chi vi scrive preferisce procedere con equilibrio e qualche dato in mano, che non guasta mai. Lungi dall'emettere bocciature e/o giudizi perentori e definitivi è lecito considerare che l'adattamento a certi livelli per Gianluca Lapadula potrebbe essere meno semplice di quanto la sua splendida (ripetibile?) stagione a Pescara potrebbe suggerire. Anche perché, come già detto, il salto potrebbe essere doppio, se non triplo.
Un articolo interessante su Lapadula