IMHO il discorso sull'educazione rischia di essere fuorviante.
Qui come in tutti i casi come questo non siamo in presenza di un maschio che ha mancato di rispetto verso una femmina in quanto tale. Credere che un essere umano non uccide solo perché è in grado di controllarsi, quindi di rispettare delle regole "imparate", è un'idea che giustifica qualsiasi totalitarismo. E solo questo dovrebbe farci capire che è sbagliata. Quindi ciaone Platone e la sua tavoletta di cera, ciaone Kant e il suo male radicale...
La ricerca di rapporto con l'altro da sé è propria della specie umana sin dall'istante nascita. E' una dinamica naturale, se non altro perché siamo specie inetta. Almeno fino allo svezzamento.
Qui invece siamo in presenza di un essere umano che ha perso il rapporto con la realtà di un altro essere umano: si è disumanizzato e delirantemente vede, pensa, l'altro come un oggetto e lo tratta come tale. Questa è una dinamica che si lega a un "pensiero" che si è ammalato. Forse irrimediabilmente. Lo stalking, le aggressioni, l'omicidio sono "solo" atti manifesti di un gravissimo malato mentale, sintomi evidenti di una dimensione violenta invisibile che l'omicida si portava dentro da tempo, forse anni.
Ognuno di noi ha bisogno di altri per vivere ma esistono le separazioni. Sono dolorose, chi di noi non ha sofferto almeno una volta nella vita? Ma un conto è elaborarsi la crisi, soffrire e separarsi dalla storia precedente vivendo nuovi rapporti, un conto è eliminare lucidamente ciò che si percepisce come la causa della crisi.
Quella povera ragazza è stata (Sempre? Da un certo momento in poi?) razionalmente pensata da quel disgraziato come una cosa di sua proprietà - per inciso, questa idea perversa, malata, cr1minale, esiste in Occidente in alcuni uomini da quando qualcuno di "noi" si è inventato che la donna è nata da una costola... -. Per prevenire fatti del genere IMHO non serve a nulla educare ma prima di tutto occorre cercare di capire quando e come in alcuni esseri umani il pensiero si ammala al punto di perdere qualsiasi dimensione affettiva fino a non vedere più l'"altro" per quel che è: una persona diversa, con un proprio pensiero, con la propria vitalità, con la propria libertà e i propri cazz1.