Brexit

Aperto da syrinx, 01 Giu 2016, 12:43

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syrinx

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Citazione di: FatDanny il 27 Giu 2016, 21:25
Syrinx non ho parlato di Ue cattivona, ho fatto una semplice domanda: è possibile ad oggi per un governo democraticamente eletto mettere in campo una politica di sinistra fuori dai lacci dell'austerity liberista?
Può agire in autonomia o questo lo porterà immediatamente allo stesso ricatto subito da tsipras?

Non giriamo attorno alla domanda per favore.
Perché se la risposta è no immaginare una strategia esterna all'Ue è semplicemente indispensabile per qualsiasi ipotesi di sinistra. Non vuol dire che fuori dall'unione c'è il paradiso economico, ma che è l'unica possibilità visto che non te ne viene concessa un'altra.
Ora siccome la storia sedimenta esperienze e il caso greco è gia successo, una sinistra che ambisca ad andare al governo ha l'onere di dire fin da subito cosa farà di fronte al ricatto. Se cederà o è diposta a farsi buttare fuori pur di difendere il suo programma.
Che per come è l'unione oggi equivale a predisporsi alla Lexit.
Perché se balbetta su questo è logico nutrire dubbi che effettivamente farà quel che promette.
È logico che risulterebbe più credibile l'opzione nazionalista di destra.

Tutto sto dibattito sulla brexit e il senso del voto gira attorno alla rimozione di questa domanda da parte della sinistra europea.

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La questione è che ciò che impedisce una politica keynesiana non è la UE, ma una serie di altri fattori, come ho tentato di spiegare sopra.

syrinx

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Al contrario, fino all'arrivo della crisi la creazione dell'euro ha favorito enormemente l'espansione fiscale in paesi come la Grecia abbassando drasticamente il costo di prendere a prestito per il governo. E questa è stata una delle ragioni per cui la Grecia è entrata nella crisi con una situazione già compromessa. Poi la troika ha sbagliato nella sua risposta alla crisi, ma questo è un altro discorso.


cartesio

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Io devo ancora vedere qualche giustificazione quantitativa dell'opportunità di indebitarsi per poi pagare interessi passivi per decenni. Il debito è sostenibile. Ma fatemi due conti per convincermi che è sostenibile, e a quale prezzo, e chi lo pagherà.
Stiamo pagando circa 90 miliardi di euro l'anno di interessi passivi.
Noi sessantenni avremo una pensione inferiore ai settantenni di oggi soprattutto per questo motivo, ma i trentenni di oggi, con quale pensione vivranno?
Chi oggi strepita per aumentare la spesa statale per mezzo punto in più di PIL pensa a queste cose?

FatDanny

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Citazione di: syrinx il 28 Giu 2016, 00:29
La questione è che ciò che impedisce una politica keynesiana non è la UE, ma una serie di altri fattori, come ho tentato di spiegare sopra.

Premessa: io non sono un sostenitore delle politiche keynesiane. Credo che la convinzione per cui uno stato possa liberamente indebitarsi senza soluzione di continuità pur di drogare la domanda non regga assolutamente.
e soprattutto che la domanda non si riprenda unicamente perché la stimoli. Senza altre condizioni strutturali la domanda viene stimolata solo fino a che immetti risorse per tornare stagnante quando smetti (vedere statistiche sul famoso New Deal per verificare quanto dico).
Per me le risorse vanno trovate recuperandole da quel 1% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza (cosa indègna anche solo a scriverla). Il keynesismo non è un pensiero economico di sinistra, basta vedere chi, dove e quando l'ha applicato. Semplicemente scarica le storture del capitalismo sulla collettività (che si indebita) al posto che farle pagare a chi detiene le ricchezze.

Ma al di là di questo non hai spiegato perché non vengono applicate politiche keynesiane, hai solo registrato un dato di fatto.
Che questo sia dovuto a motivazioni economiche e non politiche è tutto da dimostrare.

Io infatti ho parlato di politiche keynesiane come ipotesi minima rispetto al neoliberismo dell'Unione Europea.
Ma il mio discorso valeva per qualsiasi politica alternativa e in contrasto con la visione della troika.
E torno alla domanda, perchè non ho avuto realmente risposta:

in questa Unione Europea un governo democraticamente eletto può autonomamente decidere politiche diverse da quelle del pensiero unico neoliberista oppure appena lo facesse si ritroverebbe sotto un ricatto simile a quello di Tsipras?
Perchè se così è qualsiasi sinistra che voglia andare al governo deve spiegare come intende realizzare il suo programma in questo contesto. E visto ciò che è accaduto in Grecia deve dirlo prima di essere eletto per risultare credibile. disobbidirà alla UE anche a costo dell'uscita o comunque viene prima l'Unione liberista e poi il programma?

PUO' o NON PUO'?
Non cerchiamo di spiegare con la tecnica ciò che invece ha una ragione politica.

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kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 27 Giu 2016, 16:46
mi sembra che però giriamo attorno al problema, invece che prenderlo di petto.

Tema: mettiamo caso che la sinistra vinca in un paese dell'Unione Europea, come accaduto in Grecia.
Prova a fare cose di sinistra e viene bloccata dalla UE per degli accordi che sono di natura e concetto opposti a qualsiasi politica minimamente di sinistra e in automatico parte il ricatto: o stai alle nostre regole o te ne vai a fanculo.

Soluzione: cosa propone la sinistra davanti a questo ricatto? La destra è chiara: Nazione!
E la sinistra? la sinistra fa come Tsipras che chiama i greci al voto ma si rifiuta di immaginare un'alternativa strategica fuori dall'Unione? Meglio morti dentro che provare a sopravvivere fuori?
Se fa così la strategia proposta da sinistra è perdente in partenza, non risulta credibile manco a me.
Alzare la voce ma subire il ricatto della controparte è un suicidio.

Ora, mi sembra evidente che l'allarmismo su come sarebbe finita la Grecia fuori dall'Europa non ha scongiurato la stessa cosa al suo interno. Basta vedere cosa dice il FMI (nota istituzione bolscevica) che parla della grecia di oggi in termini drammatici. Un paese sotto scacco e perennemente saccheggiato dai capitali internazionali.
Risultato a sinistra? nessuno.
Possibilità future per alba dorata? Altissime.

Mi pare da questo evidente che la sinistra deve quindi realizzare che la necessità di un percorso anche fuori dalla UE è inaggirabile, se si vuole provare ad andare al governo facendo cose di sinistra.
Non uscire per uscire. Ma dire: io ste cose le faccio, mi vuoi cacciare fuori? Fallo!
Io a questi accordi liberticidi non ci sto, alla tirannia dei tuoi diktat non ci sto, quindi prefiguro una strada e una strategia oltre te, senza la quale non faccio che appendermi al tuo cappio (come ha fatto Tsipras).

Il problema è che questa strategia la sinistra non ce l'ha e una parte di essa rifiuta proprio di pensarci.
Ma questo non aiuterà in nulla la costruzione di un'alternativa, anzi confermerà che mentre l'opzione di sinistra non è credibile e quando si arriva al nodo china il capo, quella di destra nazionalista è credibile e percorribile.

Questo è il problema quando si dice che l'UE è irriformabile e dobbiamo trarne le conseguenze.
Significa non aver paura di sfidare i diktat dell'unione europea, predisporsi all'uscita per preservare la possibilità di fare politiche di sinistra.
Rassegnarsi allo status quo perché "questa è l'Europa" è un messaggio non inviabile ai soggetti che pagano la crisi.
I quali tra Farange e questo balbettio fanno bene a scegliere farange.
Perché il balbettio in politica non è tollerato e tende ad essere perdente.

Secondo me il problema principale della sinistra in europa è proprio che NON pensa europeo.
Il Capitale ( mi si passi questo termine un filino vetero :) ) pensa internazionalmente, le sinistre pensano
ognuna al proprio orto, quando invece ci dovrebbe essere un'alleanza molto stretta tra tutte le forze di sinistra e "populiste non di destra" per stabilire una piattaforma comune.
Ovvero: le regole dell'UE si cambiano radicalmente,  e non solo quelle economico-finanziarie, anche quelle
degli organi legislativi e di rappresantanza.

Se le varie sinistre nazionali tornano a "Nazione" il rischio che i buoi siano gia' scappati è molto alto

FatDanny

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Citazione di: kelly slater il 28 Giu 2016, 11:38
Secondo me il problema principale della sinistra in europa è proprio che NON pensa europeo.
Il Capitale ( mi si passi questo termine un filino vetero :) ) pensa internazionalmente, le sinistre pensano
ognuna al proprio orto, quando invece ci dovrebbe essere un'alleanza molto stretta tra tutte le forze di sinistra e "populiste non di destra" per stabilire una piattaforma comune.
Ovvero: le regole dell'UE si cambiano radicalmente,  e non solo quelle economico-finanziarie, anche quelle
degli organi legislativi e di rappresantanza.

Se le varie sinistre nazionali tornano a "Nazione" il rischio che i buoi siano gia' scappati è molto alto

a me non sembra proprio che le sinistre tornino alla nazione, anzi sono ormai diversi anni che ragionano sul piano europeo.
Tanto le sinistre istituzionali che quelle di movimento. Dal gruppo GUE per le prime alle alleanze internazionali delle seconde (Sciopero sociale europeo, Blockupy, l'intersindacale europea sia confederale che di base ecc.)
Non so quanto tu ne sappia, ma di alleanze e convergenze ce ne sono a bizzeffe. Ormai sono pochi e residuali i soggetti che non si pongono i problemi sul piano europeo a sinistra.

Ma già il fatto che si traduca in automatico il No alla UE con il ritorno alla nazione vuol dire che l'egemonia raggiunta dalle destre reazionarie va ben oltre la classe operaia inglese, poiché praticamente tutti identificano il loro come unico percorso possibile di uscita. Quando non è così. Una lexit è possibile e sempre più necessaria.

Il punto è che per quanto tu voglia tenere il piano sul livello europeo non puoi immaginare una simultaneità nell'attacco agli accordi, nè di tipo sociale (le mobilitazione non scalfiscono il livello statale, figuriamoci quello transnazionale che non dipende immediatamente dai meccanismi di democrazia rappresentativa), né di tipo politico: sarebbe come dire che si vincono le elezioni in contemporanea quando manco sono sincronizzate nell'indizione.

Di conseguenza, pur mantenendo l'orizzonte su un piano europeo come necessario, devi dire cosa farai nella singola nazione in cui ti potresti trovare a vincere. E quindi si torna all'inevitabilità della domanda.
La risposta non è scontata, ma in ogni caso deve essere credibile. Oppure, ripeto, è credibile il ritorno alla Nazione.


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syrinx

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Citazione di: FatDanny il 28 Giu 2016, 10:21
Premessa: io non sono un sostenitore delle politiche keynesiane. Credo che la convinzione per cui uno stato possa liberamente indebitarsi senza soluzione di continuità pur di drogare la domanda non regga assolutamente.
e soprattutto che la domanda non si riprenda unicamente perché la stimoli. Senza altre condizioni strutturali la domanda viene stimolata solo fino a che immetti risorse per tornare stagnante quando smetti (vedere statistiche sul famoso New Deal per verificare quanto dico).
Per me le risorse vanno trovate recuperandole da quel 1% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza (cosa indègna anche solo a scriverla). Il keynesismo non è un pensiero economico di sinistra, basta vedere chi, dove e quando l'ha applicato. Semplicemente scarica le storture del capitalismo sulla collettività (che si indebita) al posto che farle pagare a chi detiene le ricchezze.


Quindi in concreto di cosa parliamo? Tassazione altamente progressiva e redistribuzione delle risorse estrema? Lasciando da parte le potenziali ripercussioni negative su investimento e la crescita di politiche del genere, ti rendi conto che per funzionare queste richiederebbero una cordinazione internazionale strettissima. Nessun paese singolo e nemmeno l'unione europea nella sua interezza puo' pensare di introdurre una politica del genere senza affrontare una fuga di massa di capitali e persone.

Quindi non solo parliamo di una politica di dubbia riuscita, ma anche quasi impossibile da implementare allo stato attuale.

Sono favorevole a piu' redistribuzione, in particolare se volta ad aumentare l'uguaglianza nelle possibilita' piu' che negli outcomes, ma ci sono limiti ed ostacoli.

Citazione di: FatDanny il 28 Giu 2016, 10:21
Ma al di là di questo non hai spiegato perché non vengono applicate politiche keynesiane, hai solo registrato un dato di fatto.
Che questo sia dovuto a motivazioni economiche e non politiche è tutto da dimostrare.

Qui ti sbagli due volte. Ho menzionatodi due meccanismi che ostacolano le politiche Keynesiane, di cui uno di origine puaramente politica. Leggi meglio.

Citazione di: FatDanny il 28 Giu 2016, 10:21
Io infatti ho parlato di politiche keynesiane come ipotesi minima rispetto al neoliberismo dell'Unione Europea.
Ma il mio discorso valeva per qualsiasi politica alternativa e in contrasto con la visione della troika.
E torno alla domanda, perchè non ho avuto realmente risposta:

in questa Unione Europea un governo democraticamente eletto può autonomamente decidere politiche diverse da quelle del pensiero unico neoliberista oppure appena lo facesse si ritroverebbe sotto un ricatto simile a quello di Tsipras?
Perchè se così è qualsiasi sinistra che voglia andare al governo deve spiegare come intende realizzare il suo programma in questo contesto. E visto ciò che è accaduto in Grecia deve dirlo prima di essere eletto per risultare credibile. disobbidirà alla UE anche a costo dell'uscita o comunque viene prima l'Unione liberista e poi il programma?

PUO' o NON PUO'?
Non cerchiamo di spiegare con la tecnica ciò che invece ha una ragione politica.

Puo' certo che puo'. A condizione di avare fondamentali economici solidi ed istitutioni politiche all'altezza. Non c'e bisogno di invocare er complotto neoliberista. Il problema si pone quando un paese vuole implementare politiche non percorribili senza (un enorme) aiuto esterno. Tsipras si e' trovato di fronte ad un ricatto (come dici tu, io lo chiamerei in un altro modo) per quello. La Grecia da sola annegava nella merda. L'Europa SBAGLIANDO le ha tirato un salvagente pieno di spunzoni invece di uno normale.

Monsieur Opale

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intrigante questo volgersi a Keynes sino a ieri perculato

FatDanny

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Citazione di: syrinx il 28 Giu 2016, 18:09
Quindi in concreto di cosa parliamo? Tassazione altamente progressiva e redistribuzione delle risorse estrema? Lasciando da parte le potenziali ripercussioni negative su investimento e la crescita di politiche del genere, ti rendi conto che per funzionare queste richiederebbero una cordinazione internazionale strettissima. Nessun paese singolo e nemmeno l'unione europea nella sua interezza puo' pensare di introdurre una politica del genere senza affrontare una fuga di massa di capitali e persone.

Quindi non solo parliamo di una politica di dubbia riuscita, ma anche quasi impossibile da implementare allo stato attuale.

Sono favorevole a piu' redistribuzione, in particolare se volta ad aumentare l'uguaglianza nelle possibilita' piu' che negli outcomes, ma ci sono limiti ed ostacoli.

Qui ti sbagli due volte. Ho menzionatodi due meccanismi che ostacolano le politiche Keynesiane, di cui uno di origine puaramente politica. Leggi meglio.

Puo' certo che puo'. A condizione di avare fondamentali economici solidi ed istitutioni politiche all'altezza. Non c'e bisogno di invocare er complotto neoliberista. Il problema si pone quando un paese vuole implementare politiche non percorribili senza (un enorme) aiuto esterno. Tsipras si e' trovato di fronte ad un ricatto (come dici tu, io lo chiamerei in un altro modo) per quello. La Grecia da sola annegava nella merda. L'Europa SBAGLIANDO le ha tirato un salvagente pieno di spunzoni invece di uno normale.

ti rispondo per punti senza fare il collage:

1) si, hai ragione, nel lungo periodo la necessità di una progressiva internazionalizzazione di determinate politiche sarebbe assolutamente necessaria. Non sono tra quelli che riteneva possibile il socialismo in un paese solo nel '900, figuriamoci se lo sono adesso (a prescindere da come si chiami l'alternativa, parliamo sempre di un fortissimo processo redistributivo).

2) questo però non significa che o c'è una simultaneità perfetta o non si possa far nulla.
Il problema che vedo nelle tue tesi è quello classico degli economisti "liberali": ragionare le possibilità economiche come se il quadro politico fosse dato o comunque scarsamente mobile. E' anche un po' il problema del metodo scientifico applicato all'economia che ti porta una certa difficoltà a ragionare le categorie in modo radicalmente alternativo.
Io ovviamente accompagno ad una rottura del quadro economico una - necessaria - rottura del quadro politico.
E' chiaro che se pensi di tassare fortemente quell'1% ma non hai la forza politica di affrontarne poi le conseguenze il tutto non reggerebbe, torno ad essere d'accordo con te. Ma sai, quando arrivi a votazioni come quelle dell'OXI (tanto per fare un esempio) si presuppone che inizi a porti il problema anche di come organizzare politicamente una siffatta radicalità.
Così come si presuppone che riorganizzi progressivamente l'intera economia, togliendola dalle mani di quell'1%.
Per inciso, in aggiunta, lo spauracchio della fuga dei capitali è usato come argomento da circa 250 anni da parte degli industriali.
C'è una vignetta molto simpatica a riguardo:



Ma siccome comunque una nazione resta comunque un mercato vastissimo in cui far profitto, soprattutto in questa fase di enorme crisi di profittabilità, che si rinunci così di buon grado a fette di mercato di ampiezza nazionale credo valga molto più come minaccia per tenerti al loro guinzaglio che una concreta possibilità.
Certo, di sicuro un problema di fuga di capitali lo avresti, ma hai anche l'uso legittimo della forza da parte dello Stato che per una volta potrà pure essere usato contro quell'1% dopo che per 300 anni è stato usato contro di noi. Hai voglia a uso che dovresti farne prima di arrivare anche solo a pari.
Capisco che toccare gli Intoccabili di questa società è un'ipotesi shockante e mai presa in considerazione, eppure è parte integrante e necessaria di qualsiasi ipotesi di giustizia sociale minima.

3) per me quella che hai postato non è una ragione squisitamente politica, perché non vedo dove sia finita all'interno di quel ragionamento la volontà (politica).
Quello studio registra un dato di fatto all'interno di un mondo economico che funziona in automatico senza mettere mai in discussione le sue leggi.
Sembra (perché in effetti così accade nel capitalismo) che i governi debbano solo rispondere a sollecitazioni economiche esogene con politiche economiche che rispondono unicamente alle sollecitazioni stesse attraverso ricette precostituite. Una sorta di fast food dell'economia.
Mentre la politica economica dovrebbe dipendere anzitutto dalla volontà, applicata alle condizioni date e ai rapporti di forza politici (soprattutto a questi ultimi).
Per rapporti di forza politici intendo quella scala tra 1% detentore di ricchezze e resto della popolazione che va da "1% padrone assoluto e il resto schiavi accondiscendenti" a "99% pienamente organizzati e in grado di riorganizzare l'intera economia almeno nelle sue strutture di base".

4) Il punto più interessante dal mio punto di vista perché legato alla domanda che avevo fatto.
Può. Tu affermi che in questa Europa un governo possa attuare una politica di sinistra, di redistribuzione della ricchezza e di spesa sociale, in contrasto con i dettami neoliberisti.
Bene, mi spieghi come ritieni questo possibile nonostante i vincoli del fiscal compact?
Mi spieghi come può un governo di sinistra attuare il suo programma quando le priorità vengono decise in modo autoritario altrove?
Mi spieghi come, ad esempio, possa ripubblicizzare servizi essenziali, togliendoli dal mercato; come possa prevedere forme di reddito di base che colpiscono la concorrenza al ribasso sui salari; come possa vietare prerogative alle imprese che ritiene illegittime e dannose per la popolazione (prerogative che magari concede l'Europa attraverso la sua normativa).
Se mi spieghi come si combina un programma di sinistra col fiscal compact apri una speranza mica pe FD, ma credo per tutta la sinistra europea. Sarebbe un passo mica da poco.


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I 17 europarlamentari del M5S hanno votato compatti con il leader dell'Ukip Nigel Farage, di cui sono alleati nel gruppo euroscettico Efdd, contro la risoluzione del Parlamento europeo. Il testo - sostenuto da popolari, socialisti, liberali e verdi - è stato approvato a larga maggioranza. Tra i 200 'no' non solo quelli del gruppo dei conservatori Ecr (di cui fanno parte, tra gli altri i 'tories' britannici), ma anche dell'Efdd di Grillo e Farage, l'Enf di Marine Le Pen e Matteo Salvini e l'estrema destra neofascista dei 'non iscritti'. «Il punto fondamentale è rispettare sempre l'autonomia decisionale degli Stati sovrani: gli inglesi devono decidere da soli i tempi che ritengono opportuni per attivare la procedura prevista dall'articolo 50», ha detto il deputato e componente del direttorio M5s Roberto Fico, spiegando le ragioni del voto degli europarlamentari 5 Stelle contro lo risoluzione del Parlamento europeo.

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Che bella compagnia  :)

italicbold

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Non é che hanno votato per la pena di morte o per chissà cosa...
Adesso fare la lista delle cose che votano andando immediatamente a verificare se sono state anche votate da qualcuno di poco raccomandabile mi sembra un una cosa infantile.

Rugiule

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Certo, dipende da chi lo fa, se lo fanno i nudi e puri se po fa

Monsieur Opale

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Citazione di: italicbold il 29 Giu 2016, 10:45
Non é che hanno votato per la pena di morte o per chissà cosa...
Adesso fare la lista delle cose che votano andando immediatamente a verificare se sono state anche votate da qualcuno di poco raccomandabile mi sembra un una cosa infantile.

no, ma... (copio il post messo su altro topic)


di maio sul tema immigrati (quelli che arrivano con i barconi...quelli li) ha detto: prima vengono gli italiani e poi...
(il senso è: anteponiamo le esigenze degli italiani ad altre esigenze. Opinione che non condivido ma legittima, esiste in molte forze politiche europee)

di maio sul voto alla risoluzione Brexit ha detto: non lasceremo solo il popolo inglese su questa vicenda...
(il senso è: le esigenze degli italiani vengono dopo questa questione. Opinione che non condivido ma legittima, esiste in molte forze politiche europee)

insomma con gli immigrati vale il "prima gli italiani" e con gli inglesi no (in pratica si consentirebbe loro di stare, ancora per un bel po',  nella UE, godendo solo la parte positiva senza alcun obbligo. E non mi sembra risponda ai "nostri interessi")

insomma, questo...

italicbold

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Citazione di: Monsieur Opale il 29 Giu 2016, 11:15
di maio sul voto alla risoluzione Brexit ha detto: non lasceremo solo il popolo inglese su questa vicenda...
(il senso è: le esigenze degli italiani vengono dopo questa questione. Opinione che non condivido ma legittima, esiste in molte forze politiche europee)

insomma con gli immigrati vale il "prima gli italiani" e con gli inglesi no (in pratica si consentirebbe loro di stare, ancora per un bel po',  nella UE, godendo solo la parte positiva senza alcun obbligo. E non mi sembra risponda ai "nostri interessi")

insomma, questo...

Questa é un'interpretazione molto parziale di quello che é stato votato ieri.
Esiste una procedura di uscita dalla UE.
La mozione Tusk, che é solo una mozione quindi non c'é forza di legge, invita il governo britannico ad accelerare la procedura prevista dall'art.50 e ad uscire il prima possibile. Non c'é nessuna dicotomia popolo inglese vs popolo italiano. E' solo una boutade per gettare fuoco sulla benzina.



Monsieur Opale

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Citazione di: italicbold il 29 Giu 2016, 11:24
Questa é un'interpretazione molto parziale di quello che é stato votato ieri.
Esiste una procedura di uscita dalla UE.
La mozione Tusk, che é solo una mozione quindi non c'é forza di legge, invita il governo britannico ad accelerare la procedura prevista dall'art.50 e ad uscire il prima possibile. Non c'é nessuna dicotomia popolo inglese vs popolo italiano. E' solo una boutade per gettare fuoco sulla benzina.

La boutade è di di maio

http://video.repubblica.it/edizione/firenze/brexit-di-maio-voto-con-farage-noi-non-vogliamo-punire-popolo-inglese/244745/244809?ref=vd-auto&cnt=1

a me sembra una chiara posizione politica e ideologica, io non la condivido ma non sto qui neanche a discuterla,



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Monsieur Opale

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* 8.681
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Farage (Ukip): "I britannici saranno buoni amici e buoni partner commerciali".

insomma "stare fuori" per ciò che danneggia gli interessi inglesi e "stare dentro" per la parte appetitosa

e questo non è sicuramente il nostro interesse

di maio sta solo difendendo quel blocco politico anti UE all'interno del quale il m5s ancora non ha fatto una precisa scelta di campo

andreotti chiamava sta cosa: politica dei due forni

cartesio

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Citazione di: Monsieur Opale il 28 Giu 2016, 19:40«Il punto fondamentale è rispettare sempre l'autonomia decisionale degli Stati sovrani: gli inglesi devono decidere da soli i tempi che ritengono opportuni per attivare la procedura prevista dall'articolo 50», ha detto il deputato e componente del direttorio M5s Roberto Fico, spiegando le ragioni del voto degli europarlamentari 5 Stelle contro lo risoluzione del Parlamento europeo.

E mi sembra giusto.
Anche perché la decisione di uscire dall'UE deve essere lasciata alle istituzioni del Regno Unito, rispettando le loro procedure.
Il referendum è consultivo, la decisione spetta al parlamento britannico, non vedo che senso abbia spingere per accelerare l'uscita. Sembra quasi che dopo aver paventato la loro uscita ora li si voglia cacciare via. È incoerente.

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