Keita e gli altri, disertori prima di essere campioni (Il Fatto Quotidiano)
di MALCOM PAGANI
Il signor Keita Baldé, attaccante disertore, ha accusato un dolore al ginocchio e si è dato diagnosi e cura. Sordo al responso della scienza e a quello degli specialisti messi a disposizione dalla Lazio (la squadra che gli riconosce uno stipendio annuo molto oltre il mezzo milione di euro) Keita ha deciso di fottersene, decidere unilateralmente e non partire per la trasferta di Bergamo. Il signor Nikola Mak si mo vi c, difensore miracolato dal Toro e dall'intuizione di Petrachi e Ventura, invece stava benissimo. L'i nfortunio l'aveva subito l'anno prima e Urbano Cairo, dopo averlo gratificato con un ricchissimo rinnovo contrattuale fino al 2020, aveva aspettato che guarisse ricevendo in cambio indolenza e mezza stagione giocata con il freno tirato in attesa di una cessione. In ritiro, Maksimovic aveva parlato con Mihajlovic. Sembrava ci fosse stata la fumata bianca in nome degli intenti condivisi. Sembrava. Maksi sarebbe dovuto restare. Ma la proposta del Napoli lo ha fatto deragliare e nonostante i patti firmati, si è dileguato alla vigilia della partita di esordio in Coppa Italia raggiungendo senza alcuna valida giustificazione la natìa Serbia.
SONO DUE CASI simili, due casi che meriterebbero sanzioni esemplari, due casi che mettono in evidenza l'impotenza delle società rispetto allo strapotere dei procuratori. Sia Keita che Maksimovic, tra l'al - tro, hanno dimostrato ancora poco se non pochissimo. Mentre L'estate sta finendo e il campionato ha preso il via, un nuovo mostro si staglia all'orizzonte: il mezzocampione. Per il mezzocampione il contratto è carta straccia. Il mezzocampione si comporta come il Maradona più bizzoso prima ancora di aver vinto alcunché. E ricatta, indirizza e orienta le scelte insozzando il quadro. Un quadro orfano di decenza e parole mantenute. Da domani, tramontati i Totti e i Buffon, la parola bandiera non si potrà più evocare. Neanche per scherzo.