Referendum sulla riforma costituzionale Dicembre 2016: voterai e, se sì, come?

Aperto da zorba, 20 Giu 2016, 17:22

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Come pensi di presentarti a questo appuntamento cruciale per le sorti politiche del nostro Paese?

Voterò sì alla riforma costituzionale
63 (37.7%)
Voterò no alla riforma costituzionale
97 (58.1%)
Non andrò a votare
7 (4.2%)

Totale votanti: 167

Le votazioni sono chiuse: 03 Dic 2016, 10:38

Thorin

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Citazione di: AquilaCalva il 29 Set 2016, 22:20
Uhm. Dunque: io non so decidere che cosa sia bene per me. Il "capo comico", invece, è sicuro di quello che è bene per lui. Allora, è più bravo di me?
Non perderci tempo ;)

Sbracchiosauro

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giusto, non perdete tempo, c'è un 100%(-1) da andare a conquistare!!1!!111!!



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zorba

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Citazione di: fiord il 30 Set 2016, 21:38
Renzi se lo mangia
Ma bisognerà vedere se riuscirà a digerirlo o piuttosto se non gli si riproporrà...  8)


cartesio

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Citazione di: happyeagle il 28 Set 2016, 10:56JP Morgan compose un documento
....
I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell'area europea


JP2 Morgan.


cartesio

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BruceGrobbelaar

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Citazione di: cartesio il 30 Set 2016, 23:56
Amo Zagrebelsky.    :love:
Veramente pessimo.
Molti dei NO passeranno al SI dopo averlo ascoltato

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Andre

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Gli schierati non credo  cambieranno idea, soprattutto quelli che votano per mandare a casa il governo ...
L'esito del referendum é legato agli indecisi e sarebbe utile che chi ha votato "non so" scrivesse la proprie impressioni, ovviamente se ha visto la trasmissione

Yanez_de_Gomera

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È stato l'attuale capo del governo a dire sin da maggio scorso che il referendum in realtà sarebbe stato un giudizio sul governo. I cittadini si regoleranno di conseguenza.

Andre

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Forzature politiche, non ci si dovrebbe far sviare da queste cose, e tra l'altro da quel punto di vista son stati fatti passi indietro ...

Personalmente continuo a soppesare l'esigenza di trovare una decente governabilità e l'ideale di condivisione totale (ma anche la Corte Costituzionale, alla fin fine, decide a maggioranza ...)

BruceGrobbelaar

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Citazione di: Yanez_de_Gomera il 02 Ott 2016, 15:07
È stato l'attuale capo del governo a dire sin da maggio scorso che il referendum in realtà sarebbe stato un giudizio sul governo. I cittadini si regoleranno di conseguenza.
Ad onor del vero dovresti anche scrivere che ha affermato di aver sbagliato nel volerne fare una questione personale, tornando su i suoi passi.
Comunque non voglio difendere Renzi, non me ne importa nulla.

Se ci mettiamo a dire quello che è stato affermato in precedenza, allora non la finiamo più.
Non mi metto a citare Zagrebesky in quanto anche lui è caduto in contraddizione diverse volte, come ben sai.

Se il tuo voto su una riforma costituzionale si basa su queste cose allora è meglio che il 4 Dicembre vai a farti una scampagnata. (In amicizia eh)

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Warp

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Vi posto un bellissimo intervento di Giuseppe Genna, uno dei pochi intellettuali veri di questo sfiancato e sfiancante paese.
Lo trovo un trattato di antropologia politica profondissimo e che secondo me dovreste leggere (poi ovviamente fate come vi pare  :beer:)

Goldrake contro Jader Jacobelli, Pikachu contro Vittorio Orefice

Confronto Renzi-Zagrebelsky: è dal "Drive In" che non assistevo a una trasmissione tanto surreale. Non mi risulta facile essere empatico con il premier, eppure ieri venivo trascinato in un'identificazione totale, a fronte dell'incredibile visione del mondo sottesa alle parole del "professore", che non mi pare meritare tutto questo rispetto per via del suo titolo. Stiamo parlando di uno che non ricorda come votò nel 2001 all'angosciante modifica della Costituzione proposta dal governo D'Alema in un referendum, che fu assai più pericoloso dell'attuale, a mio avviso, sinceramente modesto. Le argomentazioni del costituzionalista avrebbero segnato un caso spettacolare, se ancora si vivesse in un'epoca in cui lo spettacolare fosse capace di segnare la memoria. Non è l'incapacità di comunicazione a contatto del medium televisivo, ovviamente, a creare un problema. E' l'ontologia stessa di Zagrebelsky. Ci sono ragioni importanti per cui questo signore propone il diniego alla modifica della Carta, congiunta alla modifica della legge elettorale. Tuttavia il metodo con cui egli non ha dichiarato la legittimità di tali ragioni è significativo. E' una prospettiva sulle cose assai rettile, come sono rettili i gaviali del Gange, che paiono addormentati e poi di colpo addentano la preda, di nascosto da chiunque, e nulla muta, il ciclo alimentare il gaviale lo impone del tutto naturalmente, è il suo e gli altri si adattino, è così da millenni. Ciò non significa tifare per un mutamento scriteriato. Tuttavia osservavo la lutulenza delle argomentazioni, la capziosità nemmeno tecnica, non era il tecnicismo a colpirmi, bensì la tutt'altro che pacifica constatazione (come ha osservato il giurista) della "insolvibilità delle situazioni complesse". Era davvero una sessione di esame dei tempi in cui ero all'università. Si percepiva una distanza abnorme rispetto ai problemi di quello che continua a essere il tessuto sociale, con la sua attualmente sciamannata elaborazione collettiva dei problemi. Renzi è inabile a proporre la circolazione dell'energia dialettica, di una lotta progressiva che renda capaci "i cittadini" di risolvere eterni problemi, da cui derivano quelli di cui si occupa puntualmente lui: la sperequazione devastante tra ricchi e poveri, l'insostenibile distanza tra classi che si sono trasformate e hanno generato antropologie inusitate - questo prospetto sfugge al supposto efficientismo del premier, quanto alla presbiopia e all'astigmatismo ontologici del venerabile costituzionalista. Io percepivo la percezione di Zagrebelsky: risale al 1978, nemmeno all'85. La dialettica parlamentare, come se la immagina lui, non è nulla dal punto di vista politico, poiché è venuta a mancare la sostanzialità della delega di rappresentanza. Qui risiede la falla dell'attuale contesto democratico. L'esposizione di simili ragioni appartiene a un universo parallelo a quello in cui vive e argomenta, con inaudita e pervicacissima inabilità al sillogismo, il non molto acuto erede di Leopoldo Elia: e dico: Leopoldo Elia, che mi ricordo bene ai tempi e non ho alcuna intenzione di prendere a mito personale o a soggetto di qualsiasi riverenza. Era una delle infiorescenze più metafisiche dell'apatica epifania televisiva a cui ho avuto l'onore e l'onere di assistere ierisera. Leopoldo Elia. I punti qualificanti delle argomentazioni macilente di Zagrebelsky non hanno avuto risposta. Direi essenzialmente uno, che varrebbe tanto la pena di discutere: il carattere esecutivo e non parlamentarista della riforma è angosciante. Renzi ha le sue buone ragioni, che sono coincidenti con quelle berlusconiane, che lo voglia o meno, ma che sono anche le stesse de "i cittadini" comuni, sepolti dalla burocrazia tombale di uno stato che non è mai stato organizzato per educare al rispetto delle ragioni altrui. Tutto ciò che si dice di Renzi è comunque capzioso, perché appartiene alla discussione di una stagione politica, cioè l'attuale, pronta a passare, se non tra poco, magari tra vent'anni: ma passa. Quando si toccano i meccanismi di ciò che regge, in Italia, si rischia sempre la deriva orrenda, perché l'italiano è un popolo fascista per costituzione e antifascista per Costituzione. A proposito di tombalità, dunque, ho assistito al più carnacialesco addio alla possibilità di discutere seriamente. E' una forma televisiva tra l'altro inedita, non si era mai visto Goldrake contro Jader Jacobelli, Pikachu contro Vittorio Orefice, la Pepsi-Cola contro l'erede manierista di San Girolamo, il giovane Soros contro uno degli amici di Giobbe, Elon Musk contro Černenko. Si è sempre visto, in Italia, il parvenu contro l'ex pavenu - un genere metastorico di cui siamo detentori grazie a un brevetto plurimillenario. Non è il caso di parlare di affossatori della patria e di padri della patria, poiché non c'è nessuna patria, ma non nel modo in cui sarebbe auspicabile che non esistessero le patrie. Morale: cosa voto? Sono placidamente adagiato sulla mia perenne italianità - vorrei scrivere, ma non gliene frega un cazzo a nessuno, non so come vivere, ma vivrò in qualche modo per sempre, finché Padre Pio me lo consente. Giusto? Va così?

Yanez_de_Gomera

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Citazione di: BruceGrobbelaar il 02 Ott 2016, 16:09
Se il tuo voto su una riforma costituzionale si basa su queste cose allora è meglio che il 4 Dicembre vai a farti una scampagnata. (In amicizia eh)
In altrettanta amicizia, a fare una scampagnata il 4 dicembre non ci penso proprio. La democrazia è partecipazione e si esercita andando a votare. Anche quando qualcuno li invita a stare lontani dalle urne (vedi referendum trivelle).

kelly slater

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Citazione di: BruceGrobbelaar il 02 Ott 2016, 16:09
Se il tuo voto su una riforma costituzionale si basa su queste cose allora è meglio che il 4 Dicembre vai a farti una scampagnata. (In amicizia eh)

Ma secondo te esiste qualcuno che odia Renzi e la sua politica a cui pero' piace tanto
la sua riforma costituzionale?

Rugiule

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A chi non piace la sua politica non deve per forza odiarlo, magari si può ragionare anche sui contenuti qualche volta, eh! Specie se si parla di riforme.

kelly slater

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Citazione di: Rugiule il 03 Ott 2016, 12:08
A chi non piace la sua politica non deve per forza odiarlo, magari si può ragionare anche sui contenuti qualche volta, eh! Specie se si parla di riforme.

Ok hai ragione: odio è una parola forte.
Pero' il senso è chiaro: se non stai apprezzando il governo renzi è piu' meno per le stesse ragioni per cui non apprezzi la riforma costituzionale.
Mettere degli yes men come direttori dei tg è un po la stessa cosa che mettere un senato di nominati dai partiti, o no?

Rugiule

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Citazione di: kelly slater il 03 Ott 2016, 12:25
Ok hai ragione: odio è una parola forte.
Pero' il senso è chiaro: se non stai apprezzando il governo renzi è piu' meno per le stesse ragioni per cui non apprezzi la riforma costituzionale.
Mettere degli yes men come direttori dei tg è un po la stessa cosa che mettere un senato di nominati dai partiti, o no?
La riformetta del senato è l'unico dubbio che ho sul voto al referendum, non posso darti torto su questo.

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ssl1900

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Faccio due premesse:
primo, non credo che per noi cittadini cambierà molto se la costituzione verrà modificata oppure no. I tanti problemi che ci sono in Italia non sono dovuti alla attuale costituzione ma bensì alla classe politica che ci ha governato e che ci governa. Se al governo e in parlamento ci sono incompetenti o persone che badano solo ai propri interessi o a quelli di grandi lobby economiche non credo che si andrà molto lontano anche con una costituzione modificata.
Secondo, mi sembra assurdo che si sia fatta prima la legge elettorale e poi la modifica alla costituzione.
Sul referendum, per quanto ne possa capire, ho deciso di votare no.
Sia per il metodo, non ritengo questo governo all'altezza di governare l'Italia ne tanto meno in grado di poter modificare la costituzione.
Sia per il contenuto. Ci sono molte cose che non mi sono chiare.
Prendiamo ad esempio il senato. Non capisco perché non venga tolto del tutto. E se è proprio indispensabile la sua presenza, perché i senatori non vengono eletti dai cittadini invece che essere  scelti dai consigli comunali e regionali non si bene  ancora con quale criterio? Come potrà un sindaco o un consigliere regionale presiedere alle sedute del senato, occuparsi delle funzioni da senatore(ma quali ?) e contemporaneamente svolgere il  compito per cui è stato eletto, cioè il sindaco? Inoltre sarà un senato che cambierà sempre i propri rappresentanti secondo le scadenze dei mandati dei sindaci e dei presidenti di regioni.
Ci sarebbero tante altre cose da chiarire. In conclusione, per non farla troppo lunga, ritengo che questa riforma è stata fatta con molta approssimazione come del resto tante altre modifiche fatte da questo governo.

happyeagle

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La post democrazia di diritto

Ma il grosso della campagna si giocherà in contesti più popolari ed oggi l'astrazione, la concettualizzazione, sembrano provenire da un passato «dipinto col pelo di cammello». Secondo me il discorso dovrebbe invece partire da un punto di vista globale . In che modo una revisione della Costituzione, può avere conseguenze non solo sulla politica, ma anche sull'economia e perché banche e multinazionali sponsorizzano il SI con tanta aggressività da minacciare tutte le possibili disgrazie nel caso di vincita del NO? E qui il discorso si fa difficile. Il motivo è che le analisi globali vengono giudicate ideologiche quando non cospirazioniste. E si dice che bisogna giudicare le cose in modo semplice, a partire dal contenuto concreto della legge. Che prevede comunque meno indennità da pagare e rappresenta quindi un risparmio. Sono figlio di una generazione che ha appreso a dubitare di ogni evidenza. Con il crollo del muro di Berlino è venuto meno anche il concetto di lotta di classe. Se non esistono socialmente interessi in contrasto, perché dovrei diffidare? Intanto la forbice sociale si è così divaricata da creare la crisi permanente dei consumi. Oggi ci insegnano che l'arricchimento di pochi genera benessere e lavoro per tutti. Peccato che questa redistribuzione dei redditi sul territorio tardi a realizzarsi. In realtà nella crisi proletariato e classe media si sono impoveriti, sino a cadere in miseria, ma i ricchi sono diventati infinitamente più ricchi di quanto non lo fossero prima della crisi stessa. Io continuo a dubitare. Ci hanno convinto che la lotta di classe è pura ideologia per praticarla contro di noi e vincerla senza che ce ne rendessimo conto. «La lotta di classe esiste e l'abbiamo vinta noi», ha dichiarato Buffet. Oggi le tutele sociali devono essere espulse dalla costituzione per rendere le masse prive di potere contrattuale ed assoggettabili. L'attuale disegno di riforma costituzionale a firma Boschi, è stato steso sotto le direttive della banca J.P. Morgan, che ha definito le costituzioni dei paesi del Sud Europa «comuniste». Se ormai il comunismo non c'è più, per le élites finanziarie anche il semplice testo costituzionale pecca di estremismo. Perché, a differenza che negli Stati Uniti, le nostre costituzioni partono da un concetto di democrazia che non esalta l'individuo e la sua lotta contro tutti, ma la società e la cooperazione in quanto connaturate alla natura umana. «L'uomo è un animale politico». Non esiste democrazia senza bene comune. Una democrazia di individui in lotta per il bene personale è un ossimoro. Questo è tanto più valido in un'epoca in cui le élites sono multinazionali e depredano ogni territorio a cui hanno libero accesso. Vorrei ricordare il precedente del referendum di dieci anni fa. Allora fu respinta la riforma perché, in virtù dei suoi molteplici conflitti di interessi, gli italiani ritennero pericoloso dare tutto il potere a Berlusconi. Gli interessi di Berlusconi erano comunque dentro i confini del Paese. Il suo ulteriore arricchimento poteva aver ricadute di occupazione e fiscali qui. Anche Mussolini, a suo tempo, con la legge Acerbo, gemella dell'Italicum, concentrava il potere nelle sue mani per promuovere l'autarchia. Oggi banche e multinazionali non hanno residenza se non in paradisi fiscali. Esse impongono trattati come il TTIP che avranno la conseguenza di avvelenarci senza neppure un ritorno in chiave di lavoro o di ricchezza. Trattati come questo vanno sottoscritti in fretta, prima che l'opinione pubblica si opponga e prima che si formi un'opposizione parlamentare. L'eutanasia dell'opposizione perseguita da Renzi in vari modi ed oggi con la riforma elettorale, ha questo scopo. «Lasciatemi lavorare» significa: lasciatemi decidere senza controllo, affidando il paese a chi ritengo opportuno. Questo sistema di governo in cui apparentemente il potere è affidato al popolo, ma il popolo è di fatto esautorato di ogni potere si chiama post- democrazia. Ecco, con la riforma costituzionale, siamo chiamati a ratificare una post-democrazia di fatto per trasformarla in una post-democrazia di diritto. Fonte: Il Manifesto
http://www.lintellettualedissidente.it/rassegna-stampa/la-post-democrazia-di-diritto/

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