Citazione di: trax_2400 il 15 Nov 2016, 17:34
Fat, guarda che questa cosa della mediazione non è un valore assoluto.
Dovrebbe esserlo per questioni di principio, quali ad esempio la prima parte della Costituzione, perché rappresenta i valori del popolo italiano e non può rappresentare solo quelli della maggioranza.
Ma non lo è per altre questioni.
Quando si fa una riforma diciamo di tipo economico, se si vuole che questa sia incisiva, mediarla troppo potrebbe portare ad un "annacquamento" della stessa, a vanificarne l'efficacia.
Non è forse meglio che invece venga attuato per interno il programma del partito che vince le elezioni e poi, qualora non sia stato efficace oppure i risultati non siano stati quelli voluti dagli elettori, dopo 5 anni si cerca un cambiamento democratico attraverso il voto?
E poi guarda che questa che tu chiami "mediazione" troppo spesso in Italia è stato un semplice ricatto da parte dei "partitini" guidati da interessi lobbystici.
Quello che voglio dire è che tu probabilmente in teoria avresti pure ragione, alla fine il sistema più democratico possibile è quello in cui i rappresentanti vengono eletti con il proporzionale pure, ma la cronaca di quello che è successo negli ultimi anni purtroppo racconta una storia diversa.
due cose non mi convincono di questo discorso:
- la
relazione ingovernabilità - partiti piccoli.
Visto che viene citata in numerevoli interventi si riesce ad essere più puntuali e a non fermarsi alla critica generalista? Si riesce ad andare oltre il "in italia sappiamo bene come funziona" o "negli ultimi anni si è visto com'è andata"?
Qualcuno sa farmi qualche esempio in cui l'azione di governo, per dire, dell'Ulivo è stata bloccata da Rifondazione causando la mancata uscita di una legge o un suo profondo ritardo?
Cioè o qui si portano un po' di dati reali o fatti venire il dubbio che sta convinzione ferrea e inscalfibile è più una frase ad effetto utilizzata dai partiti maggioritari per raccogliere più voti alle elezioni (dipingendo i partiti piccoli come una piaga) che una realtà effettiva.
E, avendo una conoscenza piuttosto approfondita della politica degli ultimi vent'anni anche sul piano prettamente parlamentare, so che difficilmente sarete in grado di fornirmi questi esempi.
- Non si tiene conto che non c'è pari possibilità di manipolazione del consenso.
Il discorso che fai, così come gli altri analoghi ad esso, sarebbe corretto se le elezioni fossero una partita giocata ad armi pari, una sorta di NBA, per fare un paragone sportivo.
Tutti hanno più o meno le stesse potenzialità economiche quindi la vittoria è essenzialmente dovuta alla capacità di prendere i migliori e giocare bene.
Ma la politica non è come l'NBA, piuttosto è come il calcio europeo. Due tre squadre (molto simili tra loro) hanno il monopolio dei media, del discorso pubblico e quindi dell'orientamento dell'opinione, gli altri cercano di salvarsi dalla serie B.
Quindi l'alternanza di cui parli non c'è, è essenzialmente una formalità alla pari della possiblità del crotone di vincere lo scudetto. In potenza potrebbe pure, partecipa allo stesso campionato, ma chi ce crede?
Ora però siccome parliamo di qualcosa di un po' più serio della Serie A occorrerebbe prestare maggiore attenzione a questo dato.
Un'architettura politica fatta per governare e non per comandare tiene conto che escludere tutte le minoranze politiche e sociali dal governo largamente inteso (non dalla carica di governo, che è lapalissiano vada espressa dalla maggioranza, quanto piuttosto dalla sua articolazione compiuta) è un qualcosa di intrinsecamente autoritario e antidemocratico.
Perché se l'alternanza se la rimpallano sempre e solo due formazioni analoghe che oligarchiamente detengono il potere tutti gli altri non saranno cittadini, ma sudditi. Privati di qualsiasi incidenza politica non avranno altro destino che subire le decisioni altrui.
Se l'elettorato si distribuisce su più partiti invece che polarizzarsi su due l'architettura istituzionale dovrebbe tener conto della cosa e rendere armoniche rappresentatività e governabilità (si può fare eccome) invece di forzare indirettamente l'elettorato a due partiti attraverso leggi elettorali che rendono inutile il voto minoritario o la sua azione parlamentare.
Perché questo renderà più facile comandare, ma metterà seriamente a rischio la democraticità del sistema politico.
La dittatura non è forma, ma sostanza. Ribadisco che le elezioni, anche a suffragio universale, sono previste in qualsiasi dittatura a partire da quella napoleonica, che faceva della consultazione popolare uno strumento efficacissimo di consolidamento della propria azione politica.
Non è che siccome si vota stiamo a posto con la coscienza e formalmente restiamo tutti beati e democratici.
Si vuole espellere le minoranze dal processo decisionale, rendendole innocue testimonianze?
Ok, legittimo, ma se ne assumano le pericolose conseguenze e non ci si offenda se si viene chiamati per quel che si è: antidemocratici in nome e per la causa del governo forte.