Referendum sulla riforma costituzionale Dicembre 2016: voterai e, se sì, come?

Aperto da zorba, 20 Giu 2016, 17:22

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Come pensi di presentarti a questo appuntamento cruciale per le sorti politiche del nostro Paese?

Voterò sì alla riforma costituzionale
63 (37.7%)
Voterò no alla riforma costituzionale
97 (58.1%)
Non andrò a votare
7 (4.2%)

Totale votanti: 167

Le votazioni sono chiuse: 03 Dic 2016, 10:38

italicbold

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kelly slater

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Citazione di: italicbold il 22 Nov 2016, 19:14
Se sei rimasto al XIX secolo il problema é tuo.
Hai un'idea degli italiani all'estero da commedia dell'arte, da Toto e Peppino e la malafemmina.
La realtà é leggermente diversa, soprattutto quando si analizza la vita degli altri come se fossero camere stagne.
Ai miei occhi stai facendo una bruttissima figura.

guarda IB io le accetto le critiche da te ( almeno non scendi ai vaffanculi da grillini )
fammi capire sta cosa delle camere stagne.
ho detto che le vite delle persone sono tutte uguali? non mi sembra.
sicuramente ci sono tantissime persone che non hanno avuto scelta nel lasciare questo paese.
ma altri una scelta l'hanno fatta. o no?
l'argomento figli ok mi sembra giusto e importante, sopratutto se uno pensa che li vorra' far tornare in Italia prima o poi.
e anche gli amici, il sentimento patriottico, ok.
pero' onestamente quanto realmente cio' ch si legifera in italia impatta direttamente
sulla vita di un italiano che vive all'estero nella ue? (posto che tanto dalla ue non ci usciremo mai manco co grillo state tranquilli )


yap1981

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Citazione di: kelly slater il 22 Nov 2016, 19:03
In amicizia : il post non lo cancello perchè questa cosa la penso davvero.
Attenzione : io non sto dicendo che gli Italiani all'estero non debbano votare, casomai che si debba trovare un sistema più corretto.
La mia valutazione è piu generale.
Vedo che qui o su fb siete i piu agguerriti di tutti quando si parla di politica nazionale cioè quando si decidono cose che impattano sulla vita di chi vive QUA.
Come mai?
Avete fatto una scelta ( che se potessi farei anch io )  rispettabilissima peró rendetevi conto che poi siamo noi che continuiamo a stare qua.
Ma magari perche' siamo italiani e teniamo al nostro stato, solo che essendo all'estero con chi discutiamo della costituzione o della politica nazionale italiana? Con il nostro collega tedesco,francese o peggio con quella america democratica che ci sta tirando due maroni su Trump, Obama, Clinton e il sistema elettorale americano?
Ovvio con altri italiani, con gli stranieri piu' che un confronto tra le costituzioni non riesci a fare, nel senso la mia e la sua, ma non si riesce ad andare piu' di tanto nel dettaglio.
Essendo all'estero la concentrazione di italiani che incontri per la strada e' un po' piu' bassa di quella di Roma o qualsiasi altra citta' italiana, quindi non ci resta che cercare il confronto tramite la rete.

Tanti penso lo facciano per sentirsi piu' vicini a casa, per mantenere un contatto che altrimenti andrebbe perso e che fa per forza di cose parte di noi. La vita all'estero per alcuni aspetti e' dura, tante volte ti senti solo con gli amici e cari lontani e non vogliamo perdere del tutto il contatto con il nostro paese.

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anderz

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Citazione di: italicbold il 22 Nov 2016, 19:17
Il pensiero che hai espresso é piuttosto "pesante" e tranchant, come lo hai definito tu stesso.
Il minimo é che ti si chieda di esplicarlo meglio.

Ci sono più di mezzo milione di elettori italiani in Argentina, molti dei quali l'Italia l'hanno vista solo in cartolina (elettorale).
Queste persone hanno la più alta percentuale al mondo di affluenza di una comunità residente all'estero. Tutto questo può sembrare bellissimo, perfino romantico, se non fosse che queste elezioni sono dominate da un paio di schieramenti locali che esistono solo in virtù della legge Tremaglia. Questi partitini - che fanno il pieno di consensi - dal porcellum in poi hanno avuto come unico ruolo quello di fungere da stampella per governi di qualsiasi colore, ovviamente non proprio a costo zero.
Magari sono la quintessenza del voto democratico, può darsi, ma è anche lecito pensarla diversamente.

Warp

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Kelly innanzitutto tu e altri avete messo tutto nel calderone" italiani all' estero" mettendoci dentro italiani temporaneamente all' estero per lavoro o studio, ma che  magari tra 20 giorni tornano in Italia a vivere.
Italiani nati in Italia ma emigrati per i motivi più vari e italiani figli di italiani, nati all' estero.
Secondo me non è giusto. Sono 3 situazioni molto diverse ma magari ce ne sono anche altre tra loro che non potete semplicisticamente liquidare come voto inquinato o voto di serie b o ancora peggio voto manipolato.
Ti ripeto inquinamenti ci sono ovunque a un mio parente anni fa furono direttamente  offerti 50 euro per il voto ad un seggio a Torre Angela.
Io vivo all' estero ma mia madre e parenti stanno a Roma. Torno spesso e vorrei anche per loro un paese giusto equo di cui non doversi vergognare quando stai qui. Mai stato un nazionalista o un patriota ma ti assicuro che quando senti stranieri prendere per il c.ulo o ridere del tuo paese i colleoni girano vorticosamente.
Dovreste essere grati che ci siano persone capaci ancora di Inca.zzarsi per quello che succede in Italia pur non essendone direttamente coinvolti
In amicizia

italicbold

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Citazione di: kelly slater il 22 Nov 2016, 19:23
guarda IB io le accetto le critiche da te ( almeno non scendi ai vaffanculi da grillini )
fammi capire sta cosa delle camere stagne.
ho detto che le vite delle persone sono tutte uguali? non mi sembra.
sicuramente ci sono tantissime persone che non hanno avuto scelta nel lasciare questo paese.
ma altri una scelta l'hanno fatta. o no?
l'argomento figli ok mi sembra giusto e importante, sopratutto se uno pensa che li vorra' far tornare in Italia prima o poi.
e anche gli amici, il sentimento patriottico, ok.
pero' onestamente quanto realmente cio' ch si legifera in italia impatta direttamente
sulla vita di un italiano che vive all'estero nella ue? (posto che tanto dalla ue non ci usciremo mai manco co grillo state tranquilli )

Hai una visione utilitaristica del voto che é estremamente pericolosa.
I costituenti, per questa ragione, hanno sancito nell'articolo 3 l'assoluta uguaglianza dei cittadini.

kelly slater

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Citazione di: yap1981 il 22 Nov 2016, 20:02
Ma magari perche' siamo italiani e teniamo al nostro stato, solo che essendo all'estero con chi discutiamo della costituzione o della politica nazionale italiana? Con il nostro collega tedesco,francese o peggio con quella america democratica che ci sta tirando due maroni su Trump, Obama, Clinton e il sistema elettorale americano?
Ovvio con altri italiani, con gli stranieri piu' che un confronto tra le costituzioni non riesci a fare, nel senso la mia e la sua, ma non si riesce ad andare piu' di tanto nel dettaglio.
Essendo all'estero la concentrazione di italiani che incontri per la strada e' un po' piu' bassa di quella di Roma o qualsiasi altra citta' italiana, quindi non ci resta che cercare il confronto tramite la rete.

Tanti penso lo facciano per sentirsi piu' vicini a casa, per mantenere un contatto che altrimenti andrebbe perso e che fa per forza di cose parte di noi. La vita all'estero per alcuni aspetti e' dura, tante volte ti senti solo con gli amici e cari lontani e non vogliamo perdere del tutto il contatto con il nostro paese.

Questo in effetti è un ottimo motivo al quale non avevo pensato.
E' che io mi immagino vivere da qualche altra parte ( dove pero' mi piace stare )
e non ci penserei quasi piu' alla politica italiana.
Ma bisogna trovarcisi, lo ammetto.

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kelly slater

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Citazione di: italicbold il 22 Nov 2016, 20:04
Hai una visione utilitaristica del voto che é estremamente pericolosa.
I costituenti, per questa ragione, hanno sancito nell'articolo 3 l'assoluta uguaglianza dei cittadini.


L'art 3 non c'entra nulla IB.
Il voto all'estero è sancito dal terzo comma dell art 48 che è stato introdotto nel 2000.






italicbold

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Citazione di: kelly slater il 22 Nov 2016, 20:37
L'art 3 non c'entra nulla IB.
Il voto all'estero è sancito dal terzo comma dell art 48 che è stato introdotto nel 2000.

Infatti io parlo dell'uguaglianza tra i cittadini.
E' di quello che parliamo.
Tu stai affermando che, non vivendo in Italia, non é giusto che votiamo.
Quindi stai affermando che esistono differenze tra i cittadini in base al loro luogo di residenza.
In aperto contrasto con l'articolo 3 che sancisce che tutti i cittadini sono uguali.

Rugiule

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Mi sono allontanato quattro ore e ritrovo il topic in vacca con dei post che fanno davvero schifo, a bientot.

kelly slater

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Citazione di: italicbold il 22 Nov 2016, 20:54
Infatti io parlo dell'uguaglianza tra i cittadini.
E' di quello che parliamo.
Tu stai affermando che, non vivendo in Italia, non é giusto che votiamo.
Quindi stai affermando che esistono differenze tra i cittadini in base al loro luogo di residenza.
In aperto contrasto con l'articolo 3 che sancisce che tutti i cittadini sono uguali.

Allora, posto che come ricordavi tu i casi di italiani residenti all'estero sono molto diversi tra di loro e vanno fatti dei distinguo, segui il mio ragionamento.
Partiamo proprio dall'art 3 della Costituzione che recita cosi':

Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Bellissimo, uno dei piu' belli della nostra Costituzione.
Ma di quale PAESE si parla?
Il cittadino di quale citta' è cittadino?

Quando un immigrato arriva in Italia con l'intento di rimanervi e lavorare gli darei subito il diritto di voto: è italiano quanto me, ma non su una base teorica. è italiano quanto me perche' sta in italia, lavora in italia e paga le tasse in italia.
( lo IUS SOLI di cui parlava grillo infatti lo ritengo una fascistata orrenda ).

Ripeto: vanno fatti dei distinguo: è chiaro che chi temporaneamente si assenta dall'italia per un periodo imprecisato è un caso che non fa testo nel mio ragionamento, ma prendiamo il caso che citava Anderz dell'argentino che vive da una vita in argentina , cresce i suoi figli la e non ha nessuna intenzione di tornare in italia, perche' lui puo' decidere sulla politica italiana e il bangla sotto casa mia no?
In nome di un' "italianita'" spirituale?

Mi spiace io non ho questo vostro sentimento patriottico, per me uno è cittadino del paese dove vive, poi se ritorna nel suo paese d'origine si riprende il suo diritto di voto dove l'aveva lasciato senza problemi.

Scusami, io non so se tu abbia la doppia cittadinanza ne voglio saperlo o violare la tua privacy. Mettiamo che non ce l'hai.
Non ti piacerebbe poter decidere sulle politiche del paese dove vivi e lavori da anni?
Non avrebbe piu' senso?



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italicbold

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Kelly, il tuo discorso é confuso.
E continua ad essere permeato di una visione degli italiani all'estero molto novecentesca.
Molto Ellis Island, valigia di cartone, donne con il velo e ragazzini snocciolanti attaccati alle gambe.
Il tuo discorso si perde in argomenti che, te lo confesso, lasciano abbastanza a bocca aperta.
Cosa vuol dire :" Non hanno nessuna intenzione di tornare a casa ?"
Ma come fai a legare il diritto o meno di votare con un'eventuale intenzione di "tornare a casa".
E beato chi lo sa se torna o meno a casa fra qualche anno o fra qualche settimana. O mai.
Senza contare che la residenza all'estero non é più un concetto monolitico come lo era nel 1910.
E chi vive 6 mesi all'estero e 6 mesi in Italia cosa dai ? Mezzo voto ?
Ripeto, hai la pericolosa tendenza a dare al diritto di voto un significato utilitaristico che é estremamente pericoloso per le potenziali derive che puo' avere. Non si vota solo riempire le buche sotto casa. Il diritto di voto é altro. E' l'esercizio di un potere sovrano sancito dal primo articolo della costituzione ed é legato alla cittadinanza.
Non puoi toglierlo. Perché non puo' e non deve essere legato a nessun aspetto della persona, come sancito dall'articolo 3.
Il tuo voler togliere il diritto di voto a "chi se ne va" equivale al voler, per esempio, dare il diritto di voto per censo. In fondo Briatore paga, di tasse, cento volte più di tante persone ed é giusto che il suo voto abbia più valore di una persona col reddito modesto. Oppure il voto alle donne. Oppure la distinzione tra religioni. Oppure i pensionati visto che hanno già la pensione e sono vecchi perché devono decidere per chi é giovane e ha tutto il futuro davanti. O i malati mentali.
Le tue argomentazioni "utilitaristiche" aprono le porte ad aberrazioni che hanno già portato danni incalcolabili nella storia.
Il voto non é legato a nessun aspetto della vita concreto, ad esclusione della cittadinanza.
Volerlo fare é un'aberrazione.
Essere cittadino non é una questione di città. Non é legato a un luogo, ma é una condizione inerente la persona. E non puoi togliergliela d'ufficio. Quello si sarebbe fascista.

A margine, andrebbe ricordato che gli Italiani all'estero che hanno diritto di voto sono circa 3 milioni.
Alle ultime elezioni legislative solo il 30% degli aventi diritto ha votato (contro circa il 70% della media nazionale) con risultati che sono in linea con i risultati nazionali.
Va altresì ricordato che i 3 milioni di cittadini italiani residenti all'estero nel 2013 hanno eletto 12 deputati. In Piemonte, che ha lo stesso numero di votanti il numero di deputati da eleggere é di 45.
Quindi la differenza esiste. Non é che a Roma arrivano cortei di mafiosi con gli spaghetti in tasca e il mandolino nella valigia.

genesis

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Tornando in argomento, credo che il 5 dicembre staremo messi male qualsiasi sia risultato, per le conseguenze che porterà.
Prepariamoci a leggi elettorali proporzionali e a grandi coalizioni.

kelly slater

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Citazione di: italicbold il 23 Nov 2016, 09:11
Kelly, il tuo discorso é confuso.
E continua ad essere permeato di una visione degli italiani all'estero molto novecentesca.
Molto Ellis Island, valigia di cartone, donne con il velo e ragazzini snocciolanti attaccati alle gambe.
Il tuo discorso si perde in argomenti che, te lo confesso, lasciano abbastanza a bocca aperta.
Cosa vuol dire :" Non hanno nessuna intenzione di tornare a casa ?"
Ma come fai a legare il diritto o meno di votare con un'eventuale intenzione di "tornare a casa".
E beato chi lo sa se torna o meno a casa fra qualche anno o fra qualche settimana. O mai.
Senza contare che la residenza all'estero non é più un concetto monolitico come lo era nel 1910.
E chi vive 6 mesi all'estero e 6 mesi in Italia cosa dai ? Mezzo voto ?
Ripeto, hai la pericolosa tendenza a dare al diritto di voto un significato utilitaristico che é estremamente pericoloso per le potenziali derive che puo' avere. Non si vota solo riempire le buche sotto casa. Il diritto di voto é altro. E' l'esercizio di un potere sovrano sancito dal primo articolo della costituzione ed é legato alla cittadinanza.
Non puoi toglierlo. Perché non puo' e non deve essere legato a nessun aspetto della persona, come sancito dall'articolo 3.
Il tuo voler togliere il diritto di voto a "chi se ne va" equivale al voler, per esempio, dare il diritto di voto per censo. In fondo Briatore paga, di tasse, cento volte più di tante persone ed é giusto che il suo voto abbia più valore di una persona col reddito modesto. Oppure il voto alle donne. Oppure la distinzione tra religioni. Oppure i pensionati visto che hanno già la pensione e sono vecchi perché devono decidere per chi é giovane e ha tutto il futuro davanti. O i malati mentali.
Le tue argomentazioni "utilitaristiche" aprono le porte ad aberrazioni che hanno già portato danni incalcolabili nella storia.
Il voto non é legato a nessun aspetto della vita concreto, ad esclusione della cittadinanza.
Volerlo fare é un'aberrazione.
Essere cittadino non é una questione di città. Non é legato a un luogo, ma é una condizione inerente la persona. E non puoi togliergliela d'ufficio. Quello si sarebbe fascista.


Io saro' pure confuso IB ma tu mi stai attrbuendo delle cose dalle quali io sono lontanissimo.
Spero che tu lo faccia perche' hai sinceramente frainteso il mio pensiero e non per screditarmi.
Abbi pazienza il voto per censo per genere per eta' sono aberrazioni che non potrei pensare visto che ho definito l'art.3 "bellissimo" non credi?

Sgombrato il campo da queste accuse pesanti e fuori luogo concentriamoci sui punti salienti del discorso: utilitarismo e cittadinanza.
Cosa intendi per "utilitarismo"?
Se io voto il partito che mi promette il reddito di cittadinanza e io guarda caso sono un soggetto sociale
precario che ne avrebbe molto bisogno quello è utilitarismo?
Se io voto il partito che mi promette che la Sanita' rimanga pubblica e di qualita' perche' non avrei i soldi per pagarne una privata quello è utilitarismo?
In sostanza, per tornare al vecchio Carletto, se io voto per il partito che difende gli interessi della mia classe sociale, quello è per te voto utilitarista?
Perche' questi sono aspetti della vita concreta che indirizzano normalmente il voto.

2 punto : la cittadinanza.
tu scrivi:

"Essere cittadino non é una questione di città. Non é legato a un luogo, ma é una condizione inerente la persona"


il che perdonami è altrettanto confuso, visto che mi accusi di confusione.
che vuol dire "inerente alla persona"?
è una questione di sangue?
chi ha sangue italiano nelle vene è cittadino italiano ovunque egli sia, mentre se sei
negro è evidente che il sangue italiano non ce l'hai e qui puoi starci pure una vita ma non sarai mai cittadino italiano? sarebbe questo il principio dell'art 3?

io non sono d'accordo ne con lo ius sanguinis ne con lo ius solis.
il capitalismo ha di fatto imposto la globalizzazione economica?
la risposta non puo' essere nel rinchiudersi nello stato nazione e andare a ricercare le radici del sangue.
libera circolazione di uomini e merci .
Diriti non solo civili e sociali ma anche politici a coloro che pur essendo nati altrove e avere
il sangue di altrove si trovano a vivere in un determinato paese che non è il loro.

A me francamente sembra molto novecentesca la figura dell'italiano emigrato in argentina da piccolo che ha fatto fortuna e ha fatto famiglia in argentina e non ci pensa neanche a tornare in italia pero' si sente tanto italiano dentro il cuore e poi magari ci manda gente come il senatore Pallaro ( te lo ricordi il senatore Pallaro ? ) grazie al suo sangue puro italiano e al suo cuore da italiano vero.


genesis

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La questione degli italiani all'estero è complessa.
Io distinguerei tra cittadinanza e diritto di voto.
Dovrebbero avere il diritto di voto solo quelli che pagano tasse in Italia.
Attenzione: non sto dicendo che gli altri non sono italiani, sia chiaro.

Sulla cittadinanza c'è da fare un altro discorso.
Leggevo su una pagina FB gestita da brasiliani che in Brasile vivono 25 milioni di persone (!) con il passaporto italiano e che ci sono altri 5 milioni che hanno perso il diritto di averlo.
Da dove scrivo ho FB bloccato, poi nel caso cerco il link.
Prendono il passaporto per motivi pratici, per andare negli USA e negli paesi senza il visto e per avere una possibile via di fuga, come è successo per l'emigrazione silenziosa in Italia degli argentini durante gli anni ottanta.
Teoricamente 25 milioni di brasiliani potrebbero votare per il parlamento italiano, per non parlare degli stati sudamericani, Argentina in primis.
Che senso ha ?

joe il corvo

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Ma vogliamo parlarne in topic apposito? Da pagine e pagine si è persa ogni relazione con il tema del topic...

italicbold

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Citazione di: genesis il 23 Nov 2016, 10:17
La questione degli italiani all'estero è complessa.

Se t'informi su facebook, abboccando a balle spaziali, non puo' essere che complessa.

Citazione di: kelly slater il 23 Nov 2016, 10:05
Io saro' pure confuso IB ma tu mi stai attrbuendo delle cose dalle quali io sono lontanissimo.

Sei vicinissimo ma non te ne rendi conto.
e' quello il problema.
Ho provato a spiegartelo ma non ci arrivi e quindi finisco qui l'immenso OT.

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Non sarà questione centrale del referendum, ma comunque lo è diventata per l'importanza della posta in palio, anche perché - al di là dei sondaggi che hanno un margine di errore - i voti degli italiani all'estero potrebbero essere decisivi ai fini del raggiungimento di una maggioranza.
Su questo punto l'attribuzione dei seggi al voto degli italiani all'estero - 12 deputati e 6 senatori – nelle intenzioni iniziali non sarebbe dovuto essere decisiva per la formazione delle maggioranze di Governo (come poi lo è stata), ma semplicemente un riconoscimento, di valore se vogliamo anche simbolico, a chi vuole mantenere, da italiano all'estero un legame con la propria terra d'origine o anche di elezione, perché di italiani all'estero nati all'estero, che vivono all'estero da sempre e ci vivranno per sempre ce ne sono moltissimi.
Dunque, il legame con il territorio, su cui insisteva Kelly è essenziale, perché sarà pure novecentesco il riferimento, così come siamo in epoca di globalizzazione dove si spostano merci, capitali e anche UOMINI (in maniera più o meno organizzata), ma il punto della cittadinanza non può essere considerato semplicemente ed esclusivamente uno stato personale, ma va legato, direi intimamente ed essenzialmente, al territorio.
Abito a Roma da sempre, sono romano, oltre che italiano e naturalmente ho un legame e un interesse sviluppato per il territorio nazionale, ma anche per quello della mia città. Non sono un cittadino soltanto per la comunanza di valori e di tradizioni culturali, ma anche perché ho interessi qui, su questo territorio. Sono interessato al suo presente come al suo futuro, della sua economia come della sua società. Insomma, si risolve quindi qui, innanzitutto e soprattutto qui, il senso della mia cittadinanza.
Come cittadino del mondo poi sarò sempre interessato a cosa accade a migliaia di chilometri di distanza, il che non mi può lasciare indifferente, ma il centro principale dei miei interessi sta qui. Così come il centro degli interessi di un Vito Meola, ristoratore di Chicago, di un Guillermo Casagrande, dentista di Buenos Aires, o ancora di un Vince Macrì, giovane laureato di Sydney, saranno principalmente Chicago, Buenos Aires e Sydney, non certo Tor Sapienza o Quarto Oggiaro.
Il territorio. Sarà novecentesco, ma è la cosa che vedo, che tocco con le mie mani.
Sta qui la cittadinanza, che sta dentro E fuori di me.

PS Anche qui andiamo molto OT, ma questo è un paese che è stato molto generoso con gli italiani all'estero in fatto di diritti politici, ma poi ha una delle legislazioni più restrittive d'Europa sul riconoscimento della cittadinanza, con forti resistenze politiche sul suo allargamento (la questione dello ius soli).
Non proprio un esempio di equilibrio sul tema.

surg

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Citazione di: kelly slater il 23 Nov 2016, 00:04
Allora, posto che come ricordavi tu i casi di italiani residenti all'estero sono molto diversi tra di loro e vanno fatti dei distinguo, segui il mio ragionamento.
Partiamo proprio dall'art 3 della Costituzione che recita cosi':

Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Bellissimo, uno dei piu' belli della nostra Costituzione.
Ma di quale PAESE si parla?
Il cittadino di quale citta' è cittadino?

Quando un immigrato arriva in Italia con l'intento di rimanervi e lavorare gli darei subito il diritto di voto: è italiano quanto me, ma non su una base teorica. è italiano quanto me perche' sta in italia, lavora in italia e paga le tasse in italia.
( lo IUS SOLI di cui parlava grillo infatti lo ritengo una fascistata orrenda ).

Ripeto: vanno fatti dei distinguo: è chiaro che chi temporaneamente si assenta dall'italia per un periodo imprecisato è un caso che non fa testo nel mio ragionamento, ma prendiamo il caso che citava Anderz dell'argentino che vive da una vita in argentina , cresce i suoi figli la e non ha nessuna intenzione di tornare in italia, perche' lui puo' decidere sulla politica italiana e il bangla sotto casa mia no?
In nome di un' "italianita'" spirituale?

Mi spiace io non ho questo vostro sentimento patriottico, per me uno è cittadino del paese dove vive, poi se ritorna nel suo paese d'origine si riprende il suo diritto di voto dove l'aveva lasciato senza problemi.

Scusami, io non so se tu abbia la doppia cittadinanza ne voglio saperlo o violare la tua privacy. Mettiamo che non ce l'hai.
Non ti piacerebbe poter decidere sulle politiche del paese dove vivi e lavori da anni?
Non avrebbe piu' senso?
Ognuno è cittadino del paese dove ha la cittadinanza.

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