io, da sempre, seguo poco e non mi appassiono ai topic di RIP che poi si trasformano in altro
sia chiaro, non mi piacciono proprio i topic di RIP e reputo che le discussioni che ne derivano dovrebbero avere la nobiltà di un topic proprio
detto ciò, fidel è morto, pace
in questo topic ho trovato molti spunti di riflessione - seppur annegati nelle solite polemiche procontro -
l'ultimo, in ordine temporale, è questo
Citazione di: fabichan il 29 Nov 2016, 14:51tutti i membri del Politburo (esiste ancora) sono ultra-ottantenni? Questo dato statistico non dice nulla?
che mi riporta ad un discorso fatto con un tassinaro all'avana
lui, sessantenne disilluso cresciuto nella cuba che noi occidentali vedevamo come - alternativamente - un paradiso o un carcere (ma va detto, conosco molte persone di destra, anche estrema, che hanno rispetto di quell'esperienza, perlomeno di come è nata), dicevo, lui rimproverava ai fratelli castro proprio questo: malgrado sia una paese molto giovane anagraficamente, a cuba non c'è stato un vero e proprio ricambio generazionale nei quadri governativi e del partito, perché le paranoie relative all'accerchiamento hanno fatto si che i fratelli castro si contornassero solo di inutili numeri tre o quattro e non abbiano permesso la crescita di un numero uno - o magari due - alternativo
così che, oggi, il cambiamento epocale che cuba sta attraversando (e che l'amministrazione obama stava accelerando) viene governato da un ottantenne
in pratica è come se la cina si fosse fermata a deng xiaoping
(ovvio come la situazione economica sia imparagonabile)
altro spunto di riflessione mi arriva dal sempre ottimo anderz:
Citazione di: anderz il 28 Nov 2016, 18:25
Io parto dal presupposto che la rivoluzione cubana sia partita con intenzioni nobili e abbia rappresentato il primo strappo vero di un intero continente a 60 anni di big stick policy e banana wars, un valore assoluto che prescinde dalla guerra fredda. Come ho scritto anche sopra, gli americani in Sud e Centro America non erano gli americani liberatori dell'Europa, seguirono agende completamente diverse. Ora, ovvio che a me italiano "globalizzato", cresciuto con la libertà di parola come valore assoluto starebbe parecchio sul cazzo vivere in un posto dove comunque la mia libertà individuale è nei fatti un valore relativo, inoltre non giustifico repressioni, omicidi e violenze; però non stiamo parlando di Europa e non stiamo parlando di un paese realmente "in pace", perché un embargo di quel tipo, le minacce di almeno 6 presidenti americani, e un'invasione vera renderebbero qualsiasi governo di qualsiasi colore paranoico.
nei miei due anni moscoviti, ho parlato con molte persone "orfane" del regime sovietico e, ovviamente, con molti giovani che invece se ne fottevano sia del passato regime che di ogni piccola limitazione alla più piccola libertà passasse loro per la testa
la cosa che mi stupiva era il fatto che, pur essendo cresciuti in un clima che contravveniva a molte di quelle libertà enunciate da anderz, molte persone rimpiangevano non quelle mancanze ma l'idea stessa che avessero vissuto in un periodo più equo e nella sciamanica attesa di un miglioramento che non arrivava mai
sappiamo che l'equità era solo di facciata - l'
intelligentcija, gli alti membri del partito ed i futuri
siloviki, vivevano gustando molti di quegli agi che molti di noi in occidente non si potevano permettere - e sappiamo che l'utopia è rimasta tale
quindi, leggendo l'ottimo articolo della de feo, mi viene da pensare che il sistema cubano franerà proprio dove è franato quello russo - post el'cin - ovvero, nella non omogenizzazione di due differenti blocchi generazionali (e, badate bene, il limes non è una precisa fascia d'età): quello governato attraverso il controllo assoluto delle informazioni e quello ingovernabile, non assoggettabile, perché in grado di reperirle da se (magari pure errate)
certo a cuba questa velocità - che, per esempio, è stata maggiore nei paesi arabi del mediterraneo - è a 56k, ma da quello che ho visto il gap è segnato