Non intendo giustificare Lulic, che doveva evitare un'uscita così infelice.
La frase era offensiva, e lesiva della dignità di chi si guadagna da vivere con un lavoro umile ma onesto.
Ma non ha necessariamente connotati razzisti, così come gli stereotipi razzisti non sono necessariamente dappertutto gli stessi. In effetti, per dirla tutta, almeno a Roma, lo stereotipo del venditore di calzini è quello del bianco caucasico di origini partenopee.
Si getterà la croce addosso a Lulic, se l'è cercata e se l'è meritata; la mia opinione è che non aveva intenzione di dare a quella frase offensiva connotati razzisti, ma la mia opinione poco importa: un tesserato della S.S. Lazio, un uomo di 30 anni fatto e finito, DEVE evitare esternazioni che possano essere interpretate in tal modo.
Ma il razzismo è altra cosa. E' quello subdolo, strisciante, che prospera dietro ad una lotta al razzismo che si ferma agli aspetti di facciata. E' il "tu" dato indistintamente a tutti coloro che hanno la pelle scura, ad esempio. O il colpo di penna del membro leghista della commissione di concorso che favorisce il candidato locale anziché quello proveniente da sotto la Linea Gotica.