MPS: CONVERSIONE BOND CON TEORIA DEI GIOCHI, 'AGITE IN BASE AGLI ALTRI'/ADNKRONOS =
Milano, 13 dic. (AdnKronos) - Attendere di vedere "quello che fanno
gli altri", in una sorte di teoria dei giochi, tenendo presente che
"non c'è una ricetta giusta" e che nessuno sa con certezza come potrà
andare a finire il salvataggio di Mps. All'occorrenza, se i propri
risparmi sono tutti investiti in un bond subordinato, rivolgersi a un
legale e riflettere bene prima di convertirli in azioni. Sono i
consigli di alcuni esperti di gestione dei rischi e avvocati
contattati dall'Adnkronos in vista della probabile riapertura
dell'offerta di conversione dei bond subordinati che allargherà la
platea ai 40mila risparmiatori che hanno sottoscritto un bond da oltre
2 miliardi di euro.
Marco Ramadori, presidente e avvocato del Codacons, sottolinea come
innanzitutto sia necessario "tutelarsi con una consulenza giuridica"
nel caso in cui, al momento dell'investimento in un bond subordinato,
ci siano state "pressioni" oppure il sottoscrittore si sia sentito
"truffato con informazioni sbagliate". Diversa è la situazione di chi
era consapevole del rischio. In questo caso, secondo Raffaele Zenti,
tra i fondatori di Advise Only, esperto di finanza e di gestione dei
rischi, ci sono tre strade. Prima di tutto, "si può vendere sul
mercato, ai prezzi attuali, se si trova un compratore: le condizioni
commerciali non sono male".
Poi, si può convertire o non convertire in base a diverse strade. "C'è
un pubblico ampio - spiega Zenti - che ha comprato allo sportello ai
tempi dell'emissione con una discreta quantità di risparmi, e la sua
scelta potrebbe dipendere da quello che fanno gli altri, sia i
portatori di bond che gli investitori: per questo - sostiene - ha
senso usare la teoria dei giochi. Se uno converte e il grosso del
mercato converte, c'è un effetto positivo sul titolo: una conversione
in massa - precisa - è un buon segnale e c'è la possibilità che la
storia dell'investimento prosegua bene, anche in vista dell'arrivo di
un anchor investor". (segue)
(Viv/AdnKronos)
ISSN 2465 - 1222
(AdnKronos) - Quanto raccolto nella prima fase della conversione dei
bond, poco più di un miliardo di euro, è stato "sicuramente un indizio
positivo" per il futuro della banca senese, ritiene il gestore, che è
anche docente di un master all'Università di Torino. Chi converte il
bond, però, diventa azionista cambiando il suo status. "Se - spiega
sempre Zenti - divento uno dei pochi che converte e il mercato rimane
debole sul Monte dei Paschi, la mia condizione peggiora. Fintanto che
sono un piccolo obbligazionista, posso sperare di avere una forma di
tutela e che, in caso di bail in, la Banca d'Italia abbia un occhio di
riguardo nei miei confronti. Nel momento in cui converto, la
situazione diventa più difficile".
Diverso è il discorso se l'obbligazionista sceglie di non convertire a
dispetto del mercato: "In questo caso, se il grosso del mercato
converte, chi resta obbligazionista è in una buona posizione: c'è un
futuro per il Monte dei Paschi e potrà vedere quasi sicuramente il
rimborso del titolo".
Se gli altri obbligazionisti non convertono e anche il mercato è
riluttante, "per lo meno chi ha mantenuto lo status di obbligazionista
può sperare di avere una tutela. Se fossi un obbligazionista che ha il
grosso del suo patrimonio investito in bond subordinati del Monte dei
Paschio io - dice Zenti - non convertirei, me li terrei lì e vedrei
cosa succede. Cercherei di far valere il mio status di piccolo
azionista e, nel caso peggiore, spererei che Bankitalia abbia un
occhio di riguardo".
(Viv/AdnKronos)
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