Citazione di: robylele il 26 Gen 2017, 13:21
Intanto scusa per la mia risposta brusca dell'altro giorno.. 
Sì, l'immagine del vicino di casa é giusta.
Ma va vista al contrario: i laziali (quelli ossessionati e che ripetono a pappagallo termini triti e ritriti quali gestore, tredic'anni de gestione, mediocrità, etc.) sono proprio i vicini di casa.
Gli altri che sono più lontani, oggettivamente più equilibrati per poter dare giudizi più realistici, ne parlano meglio.
Allo stadio non va più nessuno, neanche le merde. Che sono 9 volte noi.
Oddi e Wilson organizzassero un incontro ogni 2 settimane e facendo pagare e. 16.
Vediamo quanti c'andrebbero.
p.s.: il laziale segue dalla tv. Chi non lo fa pur potendolo fare non é più laziale.
Probabilmente, denotando scarsa personalità, si é fatto schiacciare da questo medio imprenditore romano panciuto e arrogante.
questo dipende solo dai tifosi della Lazio.
Per dire, a me lo spettro della serie C mica ha scalfito.
Se ci riesce L. non erano veri tifosi, su...
Boh... non sono mica tanto d'accordo. Certamente a Roma un certo tipo di comunicazione ha avvelenato l'ambiente però in questi anni la società ha avuto diversi macth point per riprendersi la fiducia della tifoseria e li ha tutto miseramente falliti.
La sensazione pressocchè diffusa è che questa società non abbia particolari ambizioni se non quello di mantenersi a ridosso delle migliori.
Questa strategia, se può essere vista di buon grado da un osservatore esterno (che, da esterno, guarda col giusto distacco e menefreghismo le problematiche altrui), annichilisce ed intristisce il tifoso della Lazio che infatti negli anni è diventato sempre più pessimista e si è allontanato sempre di più dalla squadra.
Purtroppo il paragone con gli anni 70-80 non tiene più: la globalizzazione ha coinvolto anche il calcio ed il tifoso della lazio si confronta non solo con con le
mer.de, con le strisciate ed il nappule, ma si confronta anche con le squadre inglesi, con le spagnole ed in parte con le tedesche (anche se in Germania vi è una dinamica totamente differente rispetto alla nostra).
Per competere a livello globale bisogna avere idee ambiziose ed attrarre capitali e forze fresche.
L'esempio da seguire è quello dell'Atletico Madrid che attraverso una gestione dinamica, manageriale e globale è riuscito in un decennio a triplicare il suo fatturato.
Ti sembra che Lotito e Tare abbiano in mente una strategia di lungo termine per portare la Lazio stabilmente ai vertici, anche attraendo risorse esterne (sponsor, nuovi soci, mezzanine finance, quasi equity)?
L'interesse primario dell'azionista della SS lazio è avere un bilancio in regola, avere una squadra che ad anni alterni faccia qualche comparsata in europa e soprattutto avere un proprio importante ritorno d'immagine e di potere.
La Lazio è un mezzo per altri fini, è il tramite mediante il quale il nostro Presidente, da impreditoruccio romano, è diventato un uomo di potere.
La nostra Lazio oggi è questa, una buona società, una buona squadra che tuttavia non suscita entusiasmo, non suscita passione. E' una donna carina ma fredda, algida, di quelle che le vedi e non ti attraggono.
Sia chiaro, io non sto parlando del mio personale vissuto: per me la lazio è la cosa più bella e più grande del mondo e senza di lei proprio non riesco a stare. Io sto parlando della sensazione che avverto nei laziali che conosco.
La Lazio per tantissimi è diventata un'idea, un qualcosa di astratto e di indefinito lontano dalla realtà.
Tu quanti laziali conosci che non vengono più allo stadio ma che difendono la Lazio sui social, nei bar, con gli amici, ovunque? Quelli non sono diventati clienti, si sono semplicemente allontanati dalla realtà perchè la Lazio reale non da emozioni e, quelle rare volte che le da (come dopo il Napoli-Lazio di un anno e mezzo fa), puntualmente il nostro Feeziwig Scrooge corre ai ripari con una bella secchiata d'acqua gelida in faccia, come a ricordare che il nostro posto è in cucina a guardare gli altri che mangiano.
Ecco il peggior difetto della nostra Lazio: quello di spegnere gli entusiasmi, di non creare sogni, perchè il calcio è soprattutto bello perchè si fantastica di vincere e perchè si può un giorno giocare in serie A anche se tifi per il Crotone o per il Frosinone ed hai uno stadio da 5 mila persone.
Quando non si vendono sogni ma solide realtà, quando si celebrano gli scudetti del bilancio e quando partita di calcio viene vista alla stregua della compilazione di un 730, la magia del calcio finisce ed emergono tutte le ragioni che hanno lasciato a casa gran pare dei 35 mila laziali che fino a 10 anni fa andavano allo stadio col caldoe col freddo, col sole e con la pioggia.