Anche io ogni tanto ho voluto dirgli due paroline, che negli ultimi due anni mica mi è sempre piaciuto.
Ma questa è un'impresa da festeggiare, e come omaggio copio e incollo dalla pagina fb "iocampodilazio", sperando di non andare contro qualche regolamento.
MARCO PAROLO: UNA VITA DA MEDIANO
"Ma che ce famo co' Parolo?"
Questo, tre anni fa fu il leit motivi di quei tifosi/leoni da tastiera che oltre a nun capi' un cazzo de calcio inquinano i social rendendo sempre più vere le parole der poro Umberto Eco in merito alla libertà de parola.
Perché Marco Parolo, co' quella tigna alla Gattuso e quella faccia da bravo ragazzetto fresco fresco de cresima e felicissimo pe' ave' avuto in regalo er compasso e er mangianastri dell'Aiwa, è er classico giocatore che nun se vede ma se sente. Come quando glielo appizzavi a una durante er trenino de capodanno sulle note de "Il mio amico Charlie Brown".
Er classico giocatore che prende 7 pure se tu in campo nun l'hai mai visto.
Er classico giocatore a cui l'allenatori danno la prima majia quando fanno la formazione.
Er classico giocatore che chiude più varchi de un posto de blocco della Polizia.
Er classico giocatore che c'ha i tempi de inserimento de Rocco Siffredi.
Uno che st'estate, con la maja azzurra addosso, s'è messo davanti a Iniesta (non davanti a Ken de Barbie, no, a Iniesta) e j'ha detto "gira a largo che qua nun se passa".
Uno che st'estate è corso appresso a Thomas Mueller che filava verso la porta de Buffon e j'ha tolto la palla co' 'na scivolata da dietro che Sandro Nesta pare se sia masturbato a Toronto nello scopri' che esiste qualcuno in grado de entra' come entrava lui.
Uno che ha sempre segnato tanto. Pure contro de noi. Maledetto quel bolide al 90esimo in un in.f.ame Cesena-Lazio.
Uno che quest'anno c'è andato sempre vicino ma che nun riusciva mai ad ave' quell'anticchia de culo che te trasforma er palo in un goal.
Fino a ieri.
Fino a quando er Dio der calcio s'è ricordato de 'sto ragazzo che nun se ferma mai e j'ha detto: "Vai, Marcoli', oggi te faccio entra' nella storia!"
Perché se quattro go' in una partita ponno esse la straordinaria normalità pe' 'n attaccante, beh, quattro go' pe' uno che nella vita rompe li co.j.oni a tutti manco fosse er giusto mix tra un venditore der folletto e 'na socera, sono e resteranno per sempre er momento più epico nella carriera de un calciatore a cui nun è possibile nun vole' bene.
E quel "ma che ce famo co' Parolo?" ora, risuona più che mai come il testamento idiota de tanti stolti che nun tifano più.
Ma che cacano solo er cazzo.
Quelli che alla fine der primo tempo c'avevano già er post polemico pronto da posta'.
E che er buon Parolo, insieme ar Mister e agli altri bellissimi psicopatici che indossano 'sta maja, j'hanno ricacciato su per il culo.
Come da ventidue giornate a 'sta parte.
AVANTI LAZIO.
AVANTI LAZIALI.