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Cambio di passo e capacità di giocare in diverse posizioni: Tare sceglie la duttilità tattica
di Fabrizio Patania
ROMA
Cambio di passo, esplosività muscolare, ecco cosa cerca Tare quando studia i suoi colpi a sorpresa. E poi un'altra dote, indispensabile nel calcio moderno, ancora di più per trovare spazio in questa Lazio. Il ds di origine albanese, salvo casi specifici (vedi Immobile per sostituire Klose), si orienta su giocatori versatili, duttili dal punto di vista tattico e che abbiano già dimostrato in carriera di saper ricoprire più ruoli. Fa parte della strategia, nel 2009 aveva scoperto Eliseu (che poi avrebbe fatto carriera sino a giocare in Champions con il Malaga) come esterno di fascia, Lotito scelse Ballardini che voleva il trequartista, il portoghese fallì alla Lazio perché non era contemplato il suo ruolo, non era funzionale al progetto tecnico. Due anni dopo Reja chiese un terzino sinistro alternativo a Radu, Tare tirò fuori Lulic, poteva farlo e diverse volte è stato impiegato così, ma la fortuna del bosniaco è stata quella di giocare e trovare posto con qualsiasi modulo come ha dimostrato la sua storia laziale. Terzino, attaccante, interno di centrocampo: ha fatto tutto Senad. Igli spesso lo spiega ai più giovani, oppure a quelli come Felipe che nella passata stagione non era contento di ritrovarsi defilato sulla fascia destra nel 3-5-2 quasi fosse un terzino: la capacità di adattamento può svoltare una carriera e offre molte più possibilità di giocare, di trovare una squadra, di non essere impreparati in caso di cambio di modulo o di allenatore come può capitare. Per questo motivo, guardando molto più alla prospettiva piuttosto che alla necessità immediata e con un budget ridotto, Tare ha sempre operato scegliendo le caratteristiche tecniche che mancavano alla Lazio e non il ruolo specifico. I suoi acquisti a volte hanno bisogno di tempo per essere compresi o per imporsi, ma spesso si traducono in una salvezza per gli allenatori, che invece preferirebbero veder arrivare a Formello un clone del giocatore ceduto. Prendete il caso di Luis Alberto, uno e trino per la capacità di muoversi a tutto campo, vero regista offensivo. Era partito Candreva, Inzaghi avrebbe voluto un esterno con lo stesso passo e dinamismo. Tare, invece, scelse l'ex Deportivo La Coruna, a volte esterno "alla Fiore" o "alla Donadoni". La Lazio aveva già in organico Keita (a sinistra) e Felipe Anderson, designato a destra per trovare stabilmente un posto da titolare con l'addio a Candreva. Non aveva però un rifinitore, un fantasista con l'ultimo passaggio come era stato Mauri nella Lazio di Pioli sino alla stagione del terzo posto. Serviva uno in grado di confezionare assist per Immobile. Così nacque l'idea di puntare su Luis Alberto, scoperto per caso guardando Lucas Perez del Deportivo La Coruna, esterno simile per tipologia a Keita, già sul piede di partenza nell'estate 2016. Non a caso dallo Sporting Braga ora è arrivato il baby Pedro Neto. E' il futuro Keita della Lazio, bisognerà concedergli un paio d'anni.