Parnasi scarcerato le risposte ai pm convincono il gip (La Repubblica ed. Roma)
L'imprenditore si è sottoposto a un altro interrogatorio dopo il no del giudice ai domiciliari
maria elena vincenzi
Il quadro probatorio è solido, non c'è più il pericolo di inquinamento delle prove. Con queste parole il gip Maria Paola Tomaselli ha dato il via libera ai domiciliari, accogliendo l'istanza di scarcerazione degli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini. E così, dopo 37 giorni dietro alle sbarre, Luca Parnasi è tornato a casa.
Il costruttore dello stadio della Roma è ritenuto il " dominus" di un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla commissione di una serie di reati contro la pubblica amministrazione. Nelle scorse settimane, il giudice aveva detto no a una prima richiesta di scarcerazione, depositata dopo il primo interrogatorio fiume dell'imprenditore. Per il magistrato in quel caso, però, Parnasi non aveva fornito alcun dettaglio utile alle indagini, limitandosi a precisare ciò che era già noto. Una decisione in controtendenza: la procura aveva dato un, seppur tenue, parere favorevole ai domiciliari.
A quel punto la difesa ha chiesto e ottenuto un nuovo interrogatorio davanti al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pubblico ministero Barbara Zuin per precisare molti dei rilievi avanzati dal giudice. Parnasi ha approfondito e descritto meglio gli episodi per i quali, secondo il gip, non era stato collaborativo. E l'iter è ricominciato: nuova istanza di scarcerazione. Nuovo parere favorevole dei pm. E questa volta l'esito è stato diverso: non c'è più il rischio di inquinamento delle prove. Perché anche quando le parole dell'ex presidente di Eurnova non sono chiare, o addirittura sono in contraddizione con quello che è emerso dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo, la ricostruzione degli episodi è così chiara, che non può più essere controvertita.
Il giudice ha anche autorizzato il rientro a casa, nel cuore dei Parioli, con mezzi propri.
Dopo la decisione del giudice, dei nove arrestati il 13 giugno scorso restano dietro le sbarre i quattro collaboratori del costruttore nei cui confronti il gip ha già per due volte respinto la richiesta di domiciliari. In particolare, il magistrato ha detto no all'attenuazione della misura cautelare per Gianluca Talone e Giulio Mangosi, stretti collaboratori dell'imprenditore e detenuti nel carcere di Regina Coeli. Secondo il gip nel corso dell'interrogatorio davanti ai pm i due non avrebbero offerto elementi nuovi alle indagini. A questo punto, tutto fa supporre che anche le difese dei manager possano presentare una nuova istanza di scarcerazione.
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STADIO TOR DI VALLE
C'è l'ok del Gip Parnasi ottiene i domiciliari (Gazzetta dello Sport)
ROMA (zuc) Dopo più di un mese di carcere, Luca Parnasi ha ottenuto gli arresti domiciliari. Il costruttore, coinvolto nell'inchiesta «Rinascimento», che ha al centro il nuovo stadio della Roma (di cui si stanno verificando gli atti e le procedure che hanno portato all'approvazione del progetto), ha avuto i domiciliari su decisione del Gip dopo che, nell'ultimo interrogatorio, avrebbe rilasciato dichiarazioni che hanno attenuato il rischio di inquinamento delle prove. Parnasi, socio di Pallotta ed ex presidente di Eurnova, arrestato a Milano lo scorso 13 giugno e poi trasferito a Roma, aveva già chiesto di poter lasciare il carcere, ma la prima istanza era stata rifiutata perché la sua collaborazione su tutti gli atti dell'inchiesta era stata ritenuta «parziale».
Parnasi ai domiciliari «Ma potrebbe ancora commettere reati» (Il Messaggero)
IL CASO
ROMA Luca Parnasi è tornato ieri sera nell'elegante superattico del palazzetto che l'architetto Clemente Busiri Vici aveva progettato per il gerarca Adelchi Serena, e che lui avrebbe ristrutturato sottraendo un milione di euro dalla società di famiglia. Era uscito ieri pomeriggio dal carcere di Rebibbia, grazie ad ad un provvedimento firmato dal gip Maria Paola Tomaselli che, però, continua a considerare «attenuato di poco» il pericolo che l'imprenditore - già accusato di associazione a delinquere e corruzione - possa compiere altri reati. Dopo 37 giorni di carcere e due interrogatori, la giudice ha valutato che in particolare il secondo colloquio con i pm, di dieci giorni fa, abbia attenuato la necessità di tenere l'imprenditore sotto stretta sorveglianza. A convincerla sarebbero state in particolare le ammissioni sull'ormai ex consulente ombra della sindaca Raggi, l'avvocato Luca Lanzalone.
L'AVVOCATO DEL COMUNE
Tre settimane fa, dopo un lungo interrogatorio durato quasi due giorni, l'imprenditore accusato di aver costruito un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al traffico d'influenze per ottenere l'approvazione dei progetti per lo stadio di Tor di valle, aveva già chiesto di essere scarcerato. Ma il gip, nonostante il parere favorevole dei pm Paolo Ielo e Barbara Zuin, aveva detto no. Di qui la richiesta dei suoi avvocati, Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, di affrontare un nuovo interrogatorio, prima di presentare la nuova istanza. Stavolta, il 13 luglio scorso, il racconto di Parnasi è partito proprio dal ruolo di Lanzalone: ai pm ha spiegato quali fossero gli accordi con l'avvocato plenipotenziario del Comune, che sarebbe riuscito a far cambiare la rotta della giunta Raggi sul progetto Tor di Valle in cambio di una consulenza da 12mila euro, ma la promessa di almeno un secondo affare da 150mila euro. Tra i due, ha confermato Parnasi a verbale, si era costruito un rapporto particolarmente solido. Ma se a fine giugno si era limitato a dire che «lo consigliava agli imprenditori amici perché era bravo», in questa nuova versione dei fatti ha chiarito che alcune delle consulenze ricevute dall'avvocato servivano ad alimentare il rapporto tra loro. Per questo, in qualche caso, sarebbe riuscito ad ottenere incarichi, ovvero promesse perché l'indagine è arrivata prima, anche per lavori di fatto inesistenti. Un quadro più pesante che mette nei guai lo stesso Lanzalone (ai domiciliari) visto che lo stesso avvocato, davanti ai pm, si è difeso dicendo di non essersi «più occupato del dossier stadio»
Dunque, in questa nuova versione, Parnasi ha aggiunto chiarimenti anche su fatti «emersi nel corso dell'attività investigativa svolta». E avrebbe reso «dichiarazioni, seppure non del tutto esaustive, puntuali, circostanziate, dando verosimili giustificazioni delle affermazioni in apparente contrasto con le emergenze processuali».
IL RISCHIO
A non essere cambiato in modo significativo è invece il pericolo che il presunto capo del sistema stadio possa commettere nuovi reati (uno dei tre elementi, assieme al pericolo di fuga, e appunto a quello di inquinamento probatorio, che i giudici valutano prima di scarcerare un indagato). «Il pericolo di recidiva deve ritenersi tutt'ora sussistente, stante la pervasività del sistema da cui Parnasi era il promotore e l'organizzatore, e l'ampiezza delle relazioni dal medesimo coltivate ad ogni livello dell'amministrazione e della politica». Le ultime dichiarazioni, più verosimili delle precedenti, hanno «attenuato, seppur di poco» il pericolo ed è dunque sufficiente che l'imprenditore resti in custodia cautelare a casa, sebbene con il divieto tassativo di uscire o di avere contatti «di qualsivoglia natura» con persone diverse dai familiari conviventi o dai suoi avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, che hanno presentato la richiesta.
LE PROSSIME ISTANZE
Nei prossimi giorni potrebbero chiedere di andare agli arresti domiciliari anche i suoi collaboratori, Gianluca Talone e Giulio Mangosi. Lanzalone, invece, resta ancora agli arresti domiciliari.
Sara Menafra