Pallotta accelera sullo stadio (Corriere dello Sport)
Tante manifestazioni d'interesse, però il presidente del club potrebbe procedere da solo
Trattative con finanziatori e riunioni all'insegna della fiducia a Boston, lavoro intenso a Roma: tra febbraio e marzo il via libera del Comune
di Marco Evangelisti
ROMA
James Pallotta vivrà anche fuori mano, ma della Roma si occupa eccome. Soprattutto si occupa di ciò che secondo lui costituisce l'assoluta priorità, per la sua felicità personale, per l'interesse dei tifosi e per la sorti progressive del club: lo stadio. Altri possono pensarla diversamente, Pallotta ha in testa questa strategia e la porta avanti con parecchio impegno.
Anche con grandissimo impegno, adesso che da Roma gli giungono segnali stimolanti. Due o tre volte a settimana i tecnici del Comune e quelli di fiducia della società s'incontrano in riunioni di tre o quattro ore. Stanno lavorando sulla convenzione urbanistica, cioè il contratto che stabilisce con puntigliosità diritti e doveri reciproci dell'amministrazione e di chi propone l'opera. Altri uffici stanno scrivendo le risposte alle obiezioni arrivate in seguito alla pubblicazione del progetto, in osservanza delle prescrizioni di legge. Come illustrato più diffusamente qui sotto, nonostante qualche voce contraria il Movimento 5 Stelle che detiene la maggioranza in Campidoglio ha deciso di portare avanti l'iniziativa, senza forzature, aspettando che si chiuda l'indagine giudiziaria sul presunto sistema di corruzione allestito dal costruttore Luca Parnasi, però con determinazione. Anche perché l'idea di presentarsi alle elezioni europee di maggio con la zavorra di una capitale stagnante fa orrore ai vertici nazionali.
Da questa parte del mondo il proposito è dunque andare in Assemblea Capitolina per il nulla osta definitivo tra febbraio e marzo (la fine dell'anno è occupata dal bilancio, la relazione sui flussi di traffico chiesta al Politecnico di Torino verrà completata a gennaio). A Boston, Pallotta è entrato in risonanza con tanta attività. Ha ribadito ai dirigenti della Roma nell'ultimo vertice che non ci ferma, anzi. Sta cercando e ha perfino già trovato investitori disposti a rilevare le quote di Parnasi (del valore di circa 200 milioni di euro): Salini Impregilo che a quanto pare si è spinta più avanti degli altri nella richiesta d'informazioni, il Gruppo Gavio, l'Impresa Pizzarotti, l'industriale Giorgio Girondi che è legato alla società d'affari BlueGem Capital Partners, nel cui gruppo di consulenti figura curiosamente Andrea Agnelli.
Al Comune preferirebbero però continuare a parlare solo con Pallotta. Resta dunque valida l'altra opzione: il presidente della Roma che riunifica l'intero pacchetto nel suo portafogli e in pratica si fa lo stadio e le opere annesse per conto suo. Appoggiato (si tratta pur sempre di calare sul tavolo qualcosa di simile a 800 milioni) da alleati storici quali Goldman Sachs e Starwood. A rigor di logica sarebbe la soluzione migliore per lo stesso Pallotta, che altrimenti dovrebbe attendere la conclusione di eventuali trattative tra la società Eurnova, titolare del progetto e delle quote di Parnasi, per poi trovarsi un altro socio dentro casa. La costruzione vera e propria dell'impianto è il minore dei problemi. All'impresa potranno partecipare diverse aziende specializzate del settore, tra operazioni di costruzione e fornitura dei materiali.
A Tor di Valle c'è ancora molto da fare e al momento non lo stanno facendo: ricerche archeologiche (esiste pure un ponte romano sulla traiettoria dei lavori: dovrebbero restaurarlo), bonifica da eventuali ordigni, opere di messa in sicurezza da realizzare e collaudare. Sei mesi se ne vanno solo per il bando europeo delle opere pubbliche. Diciamo che se si cominciasse a lavorare seriamente allo stadio entro la fine del 2019 e da lì partissero i due anni e mezzo necessari per la costruzione ci si potrebbe ritenere soddisfatti.