Citazione di: FatDanny il 23 Ott 2018, 08:43
"lo Stato/le istituzioni siamo noi" non trova alcun riscontro sul piano concreto, concordo con VVL.
Le elezioni riescono ad alimentare la vulgata ideologica su un'unità nazionale che non ha appigli in come poi le istituzioni funzionano. Lo iato tra realtà e vulgata può essere spiegato in vari modi: per me fa riferimento alla dittatura sostanziale di una classe sulle altre, per VVL è un corpo burocratico parassitario, per altri ancora sprovvisti di un pensiero forte si spiega con la corruzione (5S).
E' esattamente così.
Da Rothbard/Nozick a Bakunin c'è sufficiente spiegazione e divulgazione di quale sia il problema nell'amministrazione dello stato in quanto "cosa pubblica".
Chiariamoci, per protrarsi il sistema ha bisogno di aver tanti individui posti in condizioni di dipendenza, da cui il famoso concetto-welfare, nato, storicamente, proprio per impedire rivoluzioni e quietare le pance.
Oggi mosse simili le definiremmo gatekeeping, all'epoca lo chiamarono kulturkampf, per creare un nuovo pensiero egemone bisognava togliere consenso alle alternative che in quel caso erano cattolici e socialisti.
L'assistenzialismo di allora fu portato agli estremi nel secolo seguente per alimentare il sentimento di dipendenza di determinati strati sociali nei confronti dello stato anche nell'ottica della contrapposizione est-ovest.
In questo gli italiani sono "drogati di stato", peggio di noi solo i francesi, e neanche in tutti gli aspetti eh, perchè ad esempio hanno un terzo delle leggi che ce stanno in italia.
Quando il capitale privato che denunci tu e lo stato manifestano gli stessi interessi e quindi vanno a braccetto , il libero mercato è già morto e sepolto nel lasciar spazio ai vari cronies e rentier.
Proprio perchè altrimenti non potrebbe protrarsi allo stesso modo.
Gli "imprenditori veneti" elettori della lega o le PA per il centro-sinistra sono l'espressione simbolo di questo.
Citazione
Proprio il tema del debito pubblico a mio avviso falsifica la dicotomia tra Stato e Capitale privato che VVL sostiene e dimostra parzialmente quanto affermo sullo Stato strumento del Capitale.
Qui ragioniamo dei titoli di debito, di interessi, di spread come se il modo in cui questi si determinano fosse naturale. Le leggi del mercato baby.
In realtà si è arrivati a questo attraverso scelte politiche dello Stato volte a favorire il Capitale privato, nello specifico quello bancario.
Infatti non c'è una legge naturale che impone di vendere i titoli di debito all'asta, lasciandoli in balia della speculazione. Come facevo notare qualche tempo fa la stessa Germania non lo permette, attraverso il congelamento dei titoli da parte della sua banca centrale.
L'Italia ha visto esplodere il suo debito quando lo Stato ha abbandonato la via del credito "interno" a tassi ultraconvenienti a favore di tassi di mercato assolutamente ingiustificati.
Ma cosa ha portato a questo se non l'ideologia liberista e la subalternità dello Stato al Capitale, visto che si tratta di una perdita netta?
Spetta però , la questione dei titoli è banalizzata da una certa narrativa in ambo le direzioni, borghi e i nuovi paladini non si rendono minimamente conto di cosa stanno per fare all'economia reale, se davvero vogliono prendere la strada giapponese ed interiorizzare il debito senza alcuna capacità di discernere tra un'economia reale e virtuosa ed una totalmente parassitaria....
Chiariamoci, dietro le aste sui titoli e soprattutto dietro il cosidetto secondary market mica c'è solo la speculazione finanziaria, c'è (indubbiamente) una preponderanza di speculazione e c'è, in coincidenza, una serie di fattori che includono pure gli interessi degli stati, delle questioni di politica estera e geopolitica (con praticamente l'italia che implora gli usa in funzione di stampella anti-eu, o gli usa stessi che scaricano i titoli iraniani acquisiti sotto Obama per provare a destabilizzare economicamente l'iran e questi che finiscono in pancia alla Cina) e dell'economia reale.
C'è sempre un pagatore di ultima istanza e solitamente è sempre l'economia reale ed il tessuto produttivo a farne le spese.
Capisci perchè dico che lo stato va tenuto fuori dall'economia?
Se tu mi dici "il debito è fatto per non essere mai davvero ripagato, ma per dar l'idea di continuità permanente sugli interessi" già te seguo di più.
Perchè è effettivamente così, ma non riesco a vedere l'antitesi che riporti tu, non la vedo perchè finchè lo stato pretenderà un ruolo a scapito dell'economia reale, sarà questa a pagare per l'inefficienza dello stato e questo al netto delle politiche economiche del capitale privato.
Per dirla più semplicemente, politica e finanza mangiano allo stesso tavolo e il conto glielo pagano lavoratori ed imprenditori produttivi.