Da Marra e Lanzalone ai nuovi arresti (La Repubblica)
Pressioni, omissioni, faccendieri il sistema della banda degli onesti
CARLO BONINI,
ROMA
Di buon mattino, per ordine di Luigi Di Maio, che lo espelle dal Movimento via social, il plotone di esecuzione Cinque Stelle giustizia Marcello De Vito che, per altro, si porta avanti e sceglie la tuta per entrare a Regina Coeli dove, a naso, rischia un soggiorno piuttosto lungo. E con un terzo sacrificio umano in un calvario chiamato Roma che dura da 33 mesi - in principio fu Raffaele Marra, il Rasputin del Campidoglio che sussurrava all'orecchio della sindaca Virginia Raggi, arrestato nel dicembre 2016 e, due anni dopo, condannato per corruzione a 3 anni e 6 mesi.
Quindi, toccò a Luca Lanzalone, il problem solver voluto da Grillo e Casaleggio al capezzale del Campidoglio, arrestato la scorsa estate e ora a giudizio per corruzione – tenta la disperata mossa di vendere a una città e al Paese l'ultima spallata giudiziaria all'amministrazione Raggi come una storiella di "mele marce". Mentre, al contrario, come documentano le 260 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare e il lavoro della Procura della Repubblica, è l'ennesima e decisiva evidenza di un Sistema. La nèmesi della Banda degli Onesti e dei suoi corifei. Quelli che, ancora nel giugno dello scorso anno, si facevano burla della «canzonetta farlocca delle tangenti ai Stelle, del «così fan tutti».
Basterebbe a ben vedere l'avvicendamento di nove assessori sotto la pressione delle inchieste della Procura e le convulsioni del Movimento. Ma le nuove carte giudiziarie dicono qualcosa di più. Il presidente dell'Assemblea capitolina De Vito non è un marziano in Campidoglio (primo degli eletti per preferenze nel 2016), né un battitore libero. Né, soprattutto, lo è lo studio legale di via Col Di Lana 22 (quartiere Mazzini) dove De Vito ha lavorato prima del grande salto in politica e dove traffica con l'avvocato Camillo Mezzacapo, che è il suo esattore. Racconta infatti a verbale il costruttore Luca Parnasi, motore di questa inchiesta, dopo qualche mese trascorso l'estate scorsa a Regina Coeli per corruzione: «Lo studio Mezzacapo era molto vicino al Movimento 5Stelle.
Diciamo che è una vicenda analoga a quella dell'avvocato Lanzalone. Erano un tramite per accreditarmi con i 5Stelle».
È a Camillo Mezzacapo, insomma, che tocca il lavoro che era stato di Lanzalone prima di finire in carcere. Sono l'uno il back-up dell'altro.
Fissano il prezzo della Banda degli Onesti per ammorbidirne le idiosincrasie o, addirittura, capovolgerne l'agenda. Il che, per altro, è un segreto di Pulcinella nel mondo dei costruttori romani, al punto che, il 31 maggio del 2018, nello studio di Mezzacapo, di fronte a De Vito, una cimice dei carabinieri ascolta Parnasi vantarsene compiaciuto: «Eh, la gente ormai dice: "Parnasi ha un buon rapporto... Se fa lo stadio della Roma con il mondo cinque stelle, allora... Tutti vogliono prendere un taxi". Non so se mi spiego!».
Si spiega benissimo Parnasi. Lui è il taxi per il Sistema Cinque Stelle. Attraverso Luca Lanzalone, attraverso Camillo Mezzacapo. Basta pagare. Come fa il gruppo Toti. Come è pronto a fare il gruppo Statuto. Anche perché avere in mano De Vito significa avere in mano i Cinque Stelle in Campidoglio. Nelle carte, balla il nome dell'ex capogruppo in consiglio Paolo Ferrara, che si era autosospeso la scorsa estate dopo essere stato indagato e appena un mese fa, a ruota dell'annunciata archiviazione della sua posizione per l'inchiesta sullo stadio della Roma, si diceva «orgogliosamente pronto a tornare». Così come quello dell'assessore all'urbanistica Luca Montuori (subentrato nel marzo 2018 all'improvvisamente reietto Paolo Berdini). Scrive infatti il gip: «L'intervento di De Vito sulle decisioni urbanistiche è duplice. Da un canto di carattere omissivo, quando si tratta di non rivendicare la decisione dell'Aula su determinate decisioni amministrative. Dall'altro, fattivo, quando spende la propria influenza con soggetti come Lanzalone, Ferrara e Montuori che potrebbero incidere per indirizzare le decisioni di Giunta». Del resto – è ancora il gip ad annotarlo «l'interlocuzione tra De Vito e Montuori non è isolata», ma conta anche sul ruolo, a quanto pare cruciale, del capo della segreteria dell'assessore, Gabriella Raggi. «Quella che è stata contattata, quella con cui mi interfaccio», dice intercettato Mezzacapo.
Nel loro trafficare, spesso a tavola (per una nuova geografia magnona che tiene insieme il "bar Vanni", "il Matriciano" «dove però ce vedono tutti ed è mejo de no'», e lo stellato "Aroma", sulla terrazza di Palazzo Manfredi che affaccia sul Colosseo), De Vito e Mezzacapo evocano anche una non meglio identificata «europarlamentare» Cinque Stelle. Così come «altri politici» del cui interessamento negli affari che stanno a cuore al gruppo Statuto si fa garante un altro attivista e "web influencer" a trazione integrale dei 5Stelle finito ieri ai domiciliari: Gianluca Bardelli.
Sul suo profilo twitter sfoggia due selfie con i dioscuri del Movimento, Grillo e Casaleggio jr., è un ex pilota di rally che va per la sessantina, già frequentatore del generone romano un tempo in orbita Forza Italia, ed è soprattutto socio del famoso e omonimo concessionario Jaguar di via Tor di Quinto che mette a disposizione di De Vito per i suoi incontri carbonari. Del resto, dei traffici dello studio di via Col di Lana, sa tutto. E lì lo chiamano con un nome che è un programma: «l'amico Fritz».