Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva


TestaccioLaziale

*
Lazionetter
* 4.693
Registrato
RAGGI - Sulla vicenda è intervenuta anche la Sindaca di Roma Virginia Raggi. «La Procura ha detto che il procedimento amministrativo non è toccato dall'inchiesta - ha dichiarato a "Porta a Porta" -. Stiamo facendo fare accertamenti se ci sono state anomalie procedurali. È noto che lui (Marcello De Vito, ndr) e Roberta Lombardi non mi amassero particolarmente. I nostri sono rapporti d'aula, non sono assolutamente la sua ombra. È stato sospeso come presidente dell'aula e ho richiesto la sua revoca come presidente dell'Assemblea, stiamo lavorando il più velocemente possibile alla sua sostituzione. Oggi appena arrivata in Campidoglio ho chiesto di fare ulteriori accertamenti e due diligence su tuttI i procedimenti interessati dalla Procura: ex mercati generali, fiera e poi di nuovo lo stadio». Conclude la Sindaca di Roma: «Ho letto che la Procura ha dichiarato che il procedimento dello Stadio non è stato toccato. E io ho già fatto fare un approfondimento extra. Voglio accertamenti per capire se questi procedimenti hanno subito deviazioni, influenze, anomalie».

http://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/roma/2019/03/20-54807871/baldissoni_la_roma_ha_il_diritto_di_veder_realizzato_lo_stadio_/

TestaccioLaziale

*
Lazionetter
* 4.693
Registrato
non è successo niente oggi regà, si va avanti  :o

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Biafra

*
Lazionetter
* 10.706
Registrato
Citazione di: James M. McGill il 20 Mar 2019, 21:26
Il problema è che il funzionarietto ora si sente ripetere da tutti, perfino in contesto penale, che per lo stadio tuttapposto. Non vorrei che i funzionarietti si lasciassero convincere. Il can-can mediatico serve proprio a questo.

Io sul tema stadio ho una vecchia fissa (quasi flame) sul fatto che questi, a furia di interviste farlocche e del gioco del telefono senza fili, sono riusciti a rendere un *fatto* che l'area prevede dei metri cubi, ingenti, da piano regolatore (il mio flame è che non prevede metri cubi ma solo attrezzature per il verde, appunto, attrezzato, di metratura non specificata).

guarda che i funzionaretti, comelichiamate voi, non sono mica scemi,
qualsiasi cosa firmino sanno che ne risponderà il dirigente che hanno sopra di loro,
e tutti i dirigenti al comune di roma sono di nomina politica.

sbaglierò, ma purtroppo tor di valle ormai è morta e sepolta,
i 5 stelle idem, unicredit cercherà altre alternative meno redditizie.
tempo uno-due anni e si deciderà che lo stadio delle merde, lo stadio honesto,
sorgerà su qualche terreno di caltagirone tra gli osanna del messaggero e con un mega finanziamento di unicredit.

facile che cambino pure il prestanome passando da pallotta a qualche cinese

quanto a noi, teniamoci l'olimpico e facciamoci i caxxinostri, perchè sono certo che se fossimo stati al posto loro oggi, c'avremmo ai domiciliari tutta la società da lotito fino a olimpia  :)









Ranxerox

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 18.502
Registrato
Finirà che diranno che è lo stadio della Lazio  e che hanno sbagliato a scrivere il nome sul progetto.
Poi se bevono Lotito.  :=))

NEMICOn.1

*
Lazionetter
* 7.586
Registrato
Secondo me , il meglio deve ancora venire ....
L'arresto di De Vito è simile a quello di un mammasantissima e non credo che se ne starà buono e tranquillo dopo che , il Movimento 5 stelle , lo ha fatto fuori e fatto passare come un brigante ; prevedo  delle belle rivelazioni da qui a breve .

ES

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 20.560
Registrato
Oggi il progetto è stato sepolto.
Nessuno sano di mente firmerebbe una delibera.
Anche fosse, verrebbero sommersi da una marea di ricorsi.
Inoltre questa seconda tranche del processo, che è stato intelligentemente spezzato in diversi tronconi per evitare facili prescrizioni, non è terminata.


Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

calimero

*
Lazionetter
* 6.604
Registrato

biko

*
Lazionetter
* 6.635
Registrato
"Certo che mi ero accorto che su quel progetto si muovevano appetiti forti. Un terreno che vale 70 milioni passa a valerne più di 200 dopo la firma di un sindaco, un regalo fatto dalla giunta Marino - spiega Berdini -. E' chiaro che qui si nasconde corruzione. Bisogna cancellare quel progetto a Tor di Valle. Se la sindaca Virginia Raggi avesse il coraggio civile di farlo ridarebbe fiato a questa città così a corto di speranze. Invece vedo che balbetta e porta la città al disastro".


Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Il Messaggero



LA GIORNATA

Non sono riusciti a convincere tutti i consiglieri di maggioranza che si può andare avanti. Né Virginia Raggi né Max Bugani, fedelissimo di Grillo e Casaleggio e ora a Chigi con Luigi Di Maio, che per l'occasione è piombato in Campidoglio per rendersi conto di persona della situazione. Il bilancio serale sarà prudente: «Ora si va avanti, pare sia circoscritta solo a De Vito questa storia». I consiglieri pentastellati hanno chiesto uno stop al progetto stadio come condizione per andare avanti.
Si sono svegliati male ieri mattina, con la notizia dell'arresto del presidente Marcello De Vito per corruzione.
E ora hanno paura. I racconti di Giovanna, la moglie di Marcello, ex assessore municipale, che si dispera, sola, con una figlia piccola, sono rimbalzati veloci. E ora hanno il terrore che anche solo un voto in Assemblea, quello di De Vito è finito nelle motivazioni per la custodia cautelare, possa farli precipitare nel calderone giudiziario. Per questo ora pretendono un'inversione di marcia.
I consiglieri arrivano alla riunione di maggioranza stravolti e con le facce scure. «Sono tutti uniti», assicureranno gli spin doctor che ieri hanno chiuso i rubinetti dei social. Ma si va in ordine sparso. «Sto leggendo le agenzie, devo capire cos'è successo, ma è un giorno triste», dice a poche ore dall'arresto Paolo Ferrara che rivive lo spavento dell'indagine che ha coinvolto anche lui nella prima fase. «Le perplessità sull'opera sono note fin dall'inizio», fa notare Maria Teresa Zotta. «Sono contraria allo stadio, non è la nostra priorità», dribbla le telecamere Gemma Guerrini. «Lo stadio si farà? Non è una domanda che in questo moment...», sale le scale Pietro Calabrese consapevole che lo stadio ormai puzza di bruciato. Ma non fa in tempo a finire la frase in politichese che un vigile si gira verso i cronisti e fa la traduzione simultanea: «Ah signorì ma non si fa, ma come fanno a farlo?».
FRASTORNATA
Carola Penna è frastornata: «Faremo degli approfondimenti ma dopo tutte quelle due diligence, io non lo so». Giuliano Pacetti ed Enrico Stefano andranno alla Capigruppo urgente dicendo alle opposizioni che chiedono le dimissioni: «Pietà, fateci studiare la legge Severino». E proprio di Stefano, attuale numero uno alla commissione Mobilità, si parla come del prossimo presidente d'aula in sostituzione di De Vito. Ma chi non ha pietà è la pentastellata Monica Montella che uscirà con la faccia livida e furiosa con Raggi: «Lo stadio è stato la nostra rovina, fermiamoci».
«E pensare che con Marcello eravamo in terrazza a fumare una settimana fa», osserva Francesco Silvestri, il deputato romano che dovrà tornare a fluidificare la situazione, a separare il grano dal loglio, a cercare di capire se si può davvero andare avanti o no. E che diceva De Vito? «Parlavamo dell'importanza di tenere la schiena dritta», risponde Silvestri. Ma nessuno, e il M5S lo ha scoperto ieri con le foto di De Vito a Regina Coeli, è immune dalla corruzione. E, doppia scoperta, nemmeno dalle bugie che si raccontano ai deputati o ai capi politici.

Stefania Piras


Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Mezzacapo, l'amico-avvocato: «Raggi ha una nomina per me» (Il Messaggero)

IL RITRATTO

L'aveva capito molto prima del suo amico ed ex collega che la «congiunzione astrale, tipo l'allineamento con la cometa di Halley» era talmente propizia che soltanto gli sciocchi o i pazzi (a seconda dei punti di vista) si sarebbero fatti scappare un'occasione così ghiotta. E con l'occhio allenato di chi sa vedere lungo era riuscito ad incontrare persino la sindaca Virginia Raggi che gli aveva finanche parlato di un posto da presidente in una società della Città Metropolitana. Fin dall'inizio, come un perfetto ciambellano, aveva ricoperto quel ruolo fondamentale di mediatore tra la compagine dei privati (gli imprenditori Parnasi, Toti, Statuto) e il suo sovrano: il presidente dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito. Per tutte le volte che un cliente chiedeva un favore a cui De Vito si mostrava interessato, lui intascava direttamente o indirettamente una consulenza i cui proventi alla fine convogliavano sul conto di una società la Mdl srl di fatto nelle disponibilità di entrambi. Quasi del tutto sconosciuto nel Foro romano, l'avvocato Camillo Mezzacapo, finito in carcere con il suo ex collega pare che agli inizi della carriera, quando De Vito si era appena abilitato e le stelle del Movimento non erano ancora apparse, i due lavorassero insieme dallo studio di via Col di Lana 22 (zona viale Mazzini) di carriera ne ha fatta. Non in ambito forense ma tra gli ingranaggi del Campidoglio. «Marcè diceva Mezzacapo dobbiamo sfruttarla sta cosa secondo me, cioè guarda ci rimangono due anni... difficilmente si riverificherà una congiunzione astrale dove oggi stai al governo».
L'INCONTRO
Chi lo conosce ricorda: «Avendoci fatto le elementari insieme posso confermare che era uno sfegatato romanista, forse non ha resistito alla tentazione». In un'intercettazione con Parnasi, raccolta dagli inquirenti e risalente allo scorso anno, Mezzacapo racconta di un colloquio avuto proprio con la prima cittadina appena due settimane prima: «Mi ha fatto un lungo eloquio di un'ora e mi ha detto riferisce l'avvocato a Parnasi che adesso dopo le elezioni loro devono nominare il Cda adesso di una società, praticamente l'unica società strumentale della Città Metropolitana. E quindi mi ha detto che forse c'è questa possibilità della presidenza». Non solo. Mezzacapo spiega ancora e meglio: «Mi ha detto...un inizio molto sottobraccio perché c'è tutta una problematica e quindi mi ha... se per caso fanno un gruppetto di nomine potrebbe anche... Al di là di tutto però sarebbe importante». Parnasi non è interessato, pensa solo allo Stadio e taglia corto: «Guarda sta cosa qua te la guardi con calma!», mentre la sindaca ora conferma: «Gli ho fatto un colloquio ma l'ho scartato perché non mi convinceva». Mezzacapo e Parnasi si conoscono tramite De Vito che, fissando un appuntamento con il costruttore in un noto bar di Prati, gli presenta a sorpresa il suo fidato avvocato. Era il 2 marzo del 2017. Passano soltanto 24 ore e Parnasi capendo che l'incontro non è stato casuale manda via sms tutti i recapiti a Mezzacapo. Da lì i due inizieranno a discutere dello Stadio ma anche dell'Ex Fiera di Roma e dei progetti di recupero che l'imprenditore vorrebbe attuare sperando che De Vito riesca in Aula a facilitare il cambio dei limiti sulle cubature imposte dalla delibera Berdini. Dopo l'arresto di Parnasi, Mezzacapo e De Vito iniziano a prendere degli accorgimenti limitando in maniera significativa i contatti telefonici e gli incontri. Ben prima dell'arresto, i proventi delle attività illecite vengono trasferiti sul conto della società intestata ad entrambi con la promessa di rinviare la distribuzione alla scadenza del mandato del presidente dell'Assemblea capitolina.

Camilla Mozzetti
Adelaide Pierucci


Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Da Marra e Lanzalone ai nuovi arresti (La Repubblica)

Pressioni, omissioni, faccendieri il sistema della banda degli onesti

CARLO BONINI,

ROMA
Di buon mattino, per ordine di Luigi Di Maio, che lo espelle dal Movimento via social, il plotone di esecuzione Cinque Stelle giustizia Marcello De Vito che, per altro, si porta avanti e sceglie la tuta per entrare a Regina Coeli dove, a naso, rischia un soggiorno piuttosto lungo. E con un terzo sacrificio umano in un calvario chiamato Roma che dura da 33 mesi - in principio fu Raffaele Marra, il Rasputin del Campidoglio che sussurrava all'orecchio della sindaca Virginia Raggi, arrestato nel dicembre 2016 e, due anni dopo, condannato per corruzione a 3 anni e 6 mesi.
Quindi, toccò a Luca Lanzalone, il problem solver voluto da Grillo e Casaleggio al capezzale del Campidoglio, arrestato la scorsa estate e ora a giudizio per corruzione – tenta la disperata mossa di vendere a una città e al Paese l'ultima spallata giudiziaria all'amministrazione Raggi come una storiella di "mele marce". Mentre, al contrario, come documentano le 260 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare e il lavoro della Procura della Repubblica, è l'ennesima e decisiva evidenza di un Sistema. La nèmesi della Banda degli Onesti e dei suoi corifei. Quelli che, ancora nel giugno dello scorso anno, si facevano burla della «canzonetta farlocca delle tangenti ai Stelle, del «così fan tutti».
Basterebbe a ben vedere l'avvicendamento di nove assessori sotto la pressione delle inchieste della Procura e le convulsioni del Movimento. Ma le nuove carte giudiziarie dicono qualcosa di più. Il presidente dell'Assemblea capitolina De Vito non è un marziano in Campidoglio (primo degli eletti per preferenze nel 2016), né un battitore libero. Né, soprattutto, lo è lo studio legale di via Col Di Lana 22 (quartiere Mazzini) dove De Vito ha lavorato prima del grande salto in politica e dove traffica con l'avvocato Camillo Mezzacapo, che è il suo esattore. Racconta infatti a verbale il costruttore Luca Parnasi, motore di questa inchiesta, dopo qualche mese trascorso l'estate scorsa a Regina Coeli per corruzione: «Lo studio Mezzacapo era molto vicino al Movimento 5Stelle.
Diciamo che è una vicenda analoga a quella dell'avvocato Lanzalone. Erano un tramite per accreditarmi con i 5Stelle».
È a Camillo Mezzacapo, insomma, che tocca il lavoro che era stato di Lanzalone prima di finire in carcere. Sono l'uno il back-up dell'altro.
Fissano il prezzo della Banda degli Onesti per ammorbidirne le idiosincrasie o, addirittura, capovolgerne l'agenda. Il che, per altro, è un segreto di Pulcinella nel mondo dei costruttori romani, al punto che, il 31 maggio del 2018, nello studio di Mezzacapo, di fronte a De Vito, una cimice dei carabinieri ascolta Parnasi vantarsene compiaciuto: «Eh, la gente ormai dice: "Parnasi ha un buon rapporto... Se fa lo stadio della Roma con il mondo cinque stelle, allora... Tutti vogliono prendere un taxi". Non so se mi spiego!».
Si spiega benissimo Parnasi. Lui è il taxi per il Sistema Cinque Stelle. Attraverso Luca Lanzalone, attraverso Camillo Mezzacapo. Basta pagare. Come fa il gruppo Toti. Come è pronto a fare il gruppo Statuto. Anche perché avere in mano De Vito significa avere in mano i Cinque Stelle in Campidoglio. Nelle carte, balla il nome dell'ex capogruppo in consiglio Paolo Ferrara, che si era autosospeso la scorsa estate dopo essere stato indagato e appena un mese fa, a ruota dell'annunciata archiviazione della sua posizione per l'inchiesta sullo stadio della Roma, si diceva «orgogliosamente pronto a tornare». Così come quello dell'assessore all'urbanistica Luca Montuori (subentrato nel marzo 2018 all'improvvisamente reietto Paolo Berdini). Scrive infatti il gip: «L'intervento di De Vito sulle decisioni urbanistiche è duplice. Da un canto di carattere omissivo, quando si tratta di non rivendicare la decisione dell'Aula su determinate decisioni amministrative. Dall'altro, fattivo, quando spende la propria influenza con soggetti come Lanzalone, Ferrara e Montuori che potrebbero incidere per indirizzare le decisioni di Giunta». Del resto – è ancora il gip ad annotarlo «l'interlocuzione tra De Vito e Montuori non è isolata», ma conta anche sul ruolo, a quanto pare cruciale, del capo della segreteria dell'assessore, Gabriella Raggi. «Quella che è stata contattata, quella con cui mi interfaccio», dice intercettato Mezzacapo.
Nel loro trafficare, spesso a tavola (per una nuova geografia magnona che tiene insieme il "bar Vanni", "il Matriciano" «dove però ce vedono tutti ed è mejo de no'», e lo stellato "Aroma", sulla terrazza di Palazzo Manfredi che affaccia sul Colosseo), De Vito e Mezzacapo evocano anche una non meglio identificata «europarlamentare» Cinque Stelle. Così come «altri politici» del cui interessamento negli affari che stanno a cuore al gruppo Statuto si fa garante un altro attivista e "web influencer" a trazione integrale dei 5Stelle finito ieri ai domiciliari: Gianluca Bardelli.
Sul suo profilo twitter sfoggia due selfie con i dioscuri del Movimento, Grillo e Casaleggio jr., è un ex pilota di rally che va per la sessantina, già frequentatore del generone romano un tempo in orbita Forza Italia, ed è soprattutto socio del famoso e omonimo concessionario Jaguar di via Tor di Quinto che mette a disposizione di De Vito per i suoi incontri carbonari. Del resto, dei traffici dello studio di via Col di Lana, sa tutto. E lì lo chiamano con un nome che è un programma: «l'amico Fritz».

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
L'inchiesta sull'urbanistica

Corruzione in Campidoglio arrestato il 5 Stelle De Vito " Era al servizio dei costruttori" (Il Messaggero)

L'accusa al presidente del Consiglio comunale: tangenti per lo stadio della Roma. In manette anche un suo socio: " Ci restano due anni, questa congiunzione astrale è come la cometa di Halley"
giuseppe scarpa maria elena vincenzi,


roma
La Capitale, i palazzinari e una società cassaforte dove finiscono le tangenti. Sembra la trama di una vecchia commedia all'italiana, è quello che raccontano le indagini della procura di Roma che ieri hanno portato in carcere il presidente grillino dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, e il suo " promoter", l'ex collega Camillo Mezzacapo dando il via all'ennesimo terremoto che scuote il Campidoglio. In una storia che non può prescindere dall'incarico pubblico di De Vito: il suo approdo alla politica è la svolta, un potenziale unico. Mezzacapo lo spiega all'amico riferendosi alla guida della città e del governo da parte dei Cinquestelle: «Questa congiunzione astrale è tipo l'allineamento della cometa di Halley hai capito? Cioè è difficile secondo me che si riverifichi così e allora dobbiamo sfruttarla sta cosa secondo me, cioè, guarda ci rimangono due anni». Tanto che "mister preferenze" risponde: «Avresti vinto pure con il Gabibbo » . Per mettere a frutto un capitale rarissimo, i due, per il tramite di Parnasi, offrono servizi a una serie di costruttori ai quali garantiscono la benevolenza della nuova giunta.
«Prepensionamento dignitoso»
L'affare è ghiotto. E i due scherzano sul «prepensionamento dignitoso » e sulla vecchiaia « tranquilla con una sigarettella, un sigarozzo e una canna da pesca». A dare il via al business è Luca Parnasi, il costruttore finito in carcere a giugno 2018 per corruzione. E il format, di fatto, lo stesso della vecchia inchiesta. Così come faceva con Lanzalone, fa con De Vito, nuovo riferimento nel mondo grillino: consulenze affidate agli amici per prestazioni inesistenti. Che non si interrompono nemmeno quando l'imprenditore viene arrestato: semplicemente «adottano - si legge nell'ordinanza - ulteriori accorgimenti al fine di neutralizzare possibili attività investigative indirizzate verso di loro » . In questo spin- off dell'inchiesta sullo stadio della Roma, infatti, l'impianto di Tor di Valle è solo uno degli affari per i quali Mezzacapo e De Vito vengono pagati per assicurare una benevolenza della nuova amministrazione. Parnasi "unge" anche per la variante dello stadio e per la Fiera di Roma. Non è il solo: nel registro degli indagati (la procura contestava il traffico di influenze ma per il gip è corruzione) finiscono anche i costruttori Toti, Claudio e Pierluigi, per gli Ex Mercati Generali di Ostiense e Giuseppe Statuto(con una serie di collaboratori) per la Stazione di Trastevere. Persone che arruolano Mezzacapo per pagare De Vito: il giro di mazzette è di circa 400 mila euro.
Il «campo di gioco»
Sono durissime le parole con le quali il giudice Maria Paola Tomaselli descrive un quadro che definisce « desolante » in cui « l'attività pubblica è soltato "il campo di gioco" calpestato da entrambe le parti con assoluta indifferenza e noncuranza. Sia la parte pubblica che la parte privata, solo formalmente distinte, presentano, invero, una straordinaria coincidenza di obiettivi ed interessi per la realizzazione dei quali esse piegano la funzione pubblica». È così che, come fatto per il contezioso con Acea, Parnasi darà a un avvocato dello studio Mezzacapo, Virginia Vecchiarelli, da lui stesso definita «una cretina », consulenze per 95 mila euro. Quel denaro nel giro di qualche ora finirà nella cassaforte: la Mdl Srl nella disponibilità sua e di De Vito.
I carabinieri del nucleo investigativo di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dai pm Luigia Spinelli e Barbara Zuin, evidenziano come prima di allora le parcelle medie dell'avvocato Vecchiarelli si aggirassero sui 2mila euro. Parnasi fa di più, come un « taxi sul quale tutti vogliono salire » per usare parole sue, presenta Mezzacapo anche agli amici Toti e Giuseppe Statuto. I primi sono interessati alla riqualificazione degli Ex Mercati generali sulla via Ostiense per la quale daranno all'avvocato una consulenza da circa 110mila euro; mentre il secondo e i suoi collaboratori sborseranno per il progetto il cambio di destinazione d'uso di un palazzo dell'Ex stazione Trastevere prima 24mila euro poi la promessa di 180mila al conseguimento del risultato. E per favorirli De Vito non si tira indietro: usa tutto il suo «poter politico» in Campidoglio tanto da ribaltare l'atteggiamento pentastellato nel caso degli ex Mercati Generali, da contrari diventano favorevoli.
«Questi distribuiamoceli»
Il quadro accusatorio è schiacciante. De Vito sapeva bene e condivideva ogni mossa di Mezzacapo, come scrive il gip. Addirittura, tra incontri segreti in un concessionario e cene in ristoranti di lusso, era lui a insistere per spartirsi una parte del bottino. «Va beh, ma spartiamoceli questi», insiste con l'ex collega che risponde: « Ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì...quando tu finisci il mandato, io se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh...cioè la chiudiamo, distribuiamo , poi liquidi e sparisce tutta la proprietà... non c'è più niente e allora però questo lo devi fa quando hai finito quella cosa, siccome mo' ci stanno facendo le sponsorizzazioni comunque adesso il nuovo contratto che gli ho mandato, quella, lei, continua a fatturare».
La reazione dei Cinque Stelle
Stamattina poco dopo l'arresto, con un post su Facebook, il leader del M5S ha espulso De Vito: «Può difendersi, ma a km di distanza dal Movimento 5 stelle » . Anche se le sue dimissioni non sono ancora arrivate, il suo posto in consiglio comunale è stato preso da Enrico Stefano.
E mentre il Pd chiede le dimissioni della sindaca, per la terza volta in meno di tre anni travolta dagli arresti di persone a lei vicine, lei si dice «furiosa» e scarica in un attimo De Vito: «È noto che lui e Roberta Lombardi non mi amassero particolarmente » . Motivo per il quale Virginia Raggi è determinata ad andare avanti: «C'è tanto lavoro da fare e il mio mandato è rimettere a posto le cose. Alla prossima consiliatura mancano ancora due anni pieni. Pensiamo a lavorare».


Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Da Marra e Lanzalone ai nuovi arresti

Pressioni, omissioni, faccendieri il sistema della banda degli onesti (La Repubblica)

CARLO BONINI,
ROMA
Di buon mattino, per ordine di Luigi Di Maio, che lo espelle dal Movimento via social, il plotone di esecuzione Cinque Stelle giustizia Marcello De Vito che, per altro, si porta avanti e sceglie la tuta per entrare a Regina Coeli dove, a naso, rischia un soggiorno piuttosto lungo. E con un terzo sacrificio umano in un calvario chiamato Roma che dura da 33 mesi - in principio fu Raffaele Marra, il Rasputin del Campidoglio che sussurrava all'orecchio della sindaca Virginia Raggi, arrestato nel dicembre 2016 e, due anni dopo, condannato per corruzione a 3 anni e 6 mesi.
Quindi, toccò a Luca Lanzalone, il problem solver voluto da Grillo e Casaleggio al capezzale del Campidoglio, arrestato la scorsa estate e ora a giudizio per corruzione – tenta la disperata mossa di vendere a una città e al Paese l'ultima spallata giudiziaria all'amministrazione Raggi come una storiella di "mele marce". Mentre, al contrario, come documentano le 260 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare e il lavoro della Procura della Repubblica, è l'ennesima e decisiva evidenza di un Sistema. La nèmesi della Banda degli Onesti e dei suoi corifei. Quelli che, ancora nel giugno dello scorso anno, si facevano burla della «canzonetta farlocca delle tangenti ai Stelle, del «così fan tutti».
Basterebbe a ben vedere l'avvicendamento di nove assessori sotto la pressione delle inchieste della Procura e le convulsioni del Movimento. Ma le nuove carte giudiziarie dicono qualcosa di più. Il presidente dell'Assemblea capitolina De Vito non è un marziano in Campidoglio (primo degli eletti per preferenze nel 2016), né un battitore libero. Né, soprattutto, lo è lo studio legale di via Col Di Lana 22 (quartiere Mazzini) dove De Vito ha lavorato prima del grande salto in politica e dove traffica con l'avvocato Camillo Mezzacapo, che è il suo esattore. Racconta infatti a verbale il costruttore Luca Parnasi, motore di questa inchiesta, dopo qualche mese trascorso l'estate scorsa a Regina Coeli per corruzione: «Lo studio Mezzacapo era molto vicino al Movimento 5Stelle.
Diciamo che è una vicenda analoga a quella dell'avvocato Lanzalone. Erano un tramite per accreditarmi con i 5Stelle».
È a Camillo Mezzacapo, insomma, che tocca il lavoro che era stato di Lanzalone prima di finire in carcere. Sono l'uno il back-up dell'altro.
Fissano il prezzo della Banda degli Onesti per ammorbidirne le idiosincrasie o, addirittura, capovolgerne l'agenda. Il che, per altro, è un segreto di Pulcinella nel mondo dei costruttori romani, al punto che, il 31 maggio del 2018, nello studio di Mezzacapo, di fronte a De Vito, una cimice dei carabinieri ascolta Parnasi vantarsene compiaciuto: «Eh, la gente ormai dice: "Parnasi ha un buon rapporto... Se fa lo stadio della Roma con il mondo cinque stelle, allora... Tutti vogliono prendere un taxi". Non so se mi spiego!».
Si spiega benissimo Parnasi. Lui è il taxi per il Sistema Cinque Stelle. Attraverso Luca Lanzalone, attraverso Camillo Mezzacapo. Basta pagare. Come fa il gruppo Toti. Come è pronto a fare il gruppo Statuto. Anche perché avere in mano De Vito significa avere in mano i Cinque Stelle in Campidoglio. Nelle carte, balla il nome dell'ex capogruppo in consiglio Paolo Ferrara, che si era autosospeso la scorsa estate dopo essere stato indagato e appena un mese fa, a ruota dell'annunciata archiviazione della sua posizione per l'inchiesta sullo stadio della Roma, si diceva «orgogliosamente pronto a tornare». Così come quello dell'assessore all'urbanistica Luca Montuori (subentrato nel marzo 2018 all'improvvisamente reietto Paolo Berdini). Scrive infatti il gip: «L'intervento di De Vito sulle decisioni urbanistiche è duplice. Da un canto di carattere omissivo, quando si tratta di non rivendicare la decisione dell'Aula su determinate decisioni amministrative. Dall'altro, fattivo, quando spende la propria influenza con soggetti come Lanzalone, Ferrara e Montuori che potrebbero incidere per indirizzare le decisioni di Giunta». Del resto – è ancora il gip ad annotarlo «l'interlocuzione tra De Vito e Montuori non è isolata», ma conta anche sul ruolo, a quanto pare cruciale, del capo della segreteria dell'assessore, Gabriella Raggi. «Quella che è stata contattata, quella con cui mi interfaccio», dice intercettato Mezzacapo.
Nel loro trafficare, spesso a tavola (per una nuova geografia magnona che tiene insieme il "bar Vanni", "il Matriciano" «dove però ce vedono tutti ed è mejo de no'», e lo stellato "Aroma", sulla terrazza di Palazzo Manfredi che affaccia sul Colosseo), De Vito e Mezzacapo evocano anche una non meglio identificata «europarlamentare» Cinque Stelle. Così come «altri politici» del cui interessamento negli affari che stanno a cuore al gruppo Statuto si fa garante un altro attivista e "web influencer" a trazione integrale dei 5Stelle finito ieri ai domiciliari: Gianluca Bardelli.
Sul suo profilo twitter sfoggia due selfie con i dioscuri del Movimento, Grillo e Casaleggio jr., è un ex pilota di rally che va per la sessantina, già frequentatore del generone romano un tempo in orbita Forza Italia, ed è soprattutto socio del famoso e omonimo concessionario Jaguar di via Tor di Quinto che mette a disposizione di De Vito per i suoi incontri carbonari. Del resto, dei traffici dello studio di via Col di Lana, sa tutto. E lì lo chiamano con un nome che è un programma: «l'amico Fritz».

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Intervista

Grancio: "Vicepremier patetico, sapeva bene dei dubbi sullo stadio" (La Repubblica - ed. romana)

PAOLO BOCCACCI
«Ciò che accade è la riprova che lo stadio è un problema inquinato e che il progetto non era proprio fatto bene. Patetiche le parole di Di Maio. Conosceva benissimo la criticità del piano». Per Cristina Grancio, ex consigliera dei 5Stelle in Campidoglio espulsa dal movimento e dal gruppo per la sua opposizione al nuovo impianto a Tor di Valle, questa sembra una storia già scritta.
Nessuna sorpresa?
«Dopo quello che è avvenuto a giugno scorso non mi stupisco più di niente. A Roma il vero "sistema" è nell'urbanistica. Si tratta del centro dei grandi affari e delle grandi speculazioni. Io ero entrata nei 5 Stelle proprio perché convinta che l'avrebbero combattuto e invece mi sono ritrovata con un movimento che è stato fagocitato dalle brame dei costruttori».
Sullo stadio ricorda le posizioni di De Vito?
«De Vito era ambiguo. Perché cercava sempre di rimanere a margine delle discussioni e di non far capire la sua posizione. A questo punto, se sono vere le accuse, intuisco le motivazioni di questo atteggiamento».
Insomma non era né a favore né contro?
«Sembrava non voler prendere
posizione. Era difficile da interpretare».
Il piano dello stadio potrà andare avanti?
«Se fossi un consigliere comunale dei 5Stelle comincerei a farmi qualche domanda e se arrivasse la variante mi porrei molti dubbi.
L'unico modo per restituire dignità a questa storia è votare la delibera di annullamento per autotutela che ho presentato in Consiglio e nei Municipi interessati, il IX e l'XI e che annullerebbe sia la delibera Raggi e sia quella di Marino».
Sarebbero state scoperte tangenti anche per la Città dei giovani agli ex Mercati generali e per la costruzione di un hotel su viale Trastevere...
«Sulla questione dei mercati generali è caduto il Municipio VIII. Forse hanno preferito perderlo piuttosto che contrastare parte della maggioranza che era contraria all'operazione».

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Intervista

Berdini: "L'urbanistica non si può contrattare con i padroni delle aree" (La Repubblica - ed. romana)

Berdini, stadio della Roma, ex Mercati generali ed ex Fiera di Roma, la bufera si scatena per tangenti su tre progetti che lei ha sempre combattuto.
«Per ridare una speranza a Roma risponde l'ex assessore all'Urbanistica del Campidoglio bisogna chiudere per sempre l'esperienza dell'urbanistica contrattata. Perché se in un'area di proprietà di questa o quella impresa si può fare tutto e il contrario di tutto e questo dipende dalla capacità contrattuale del soggetto proprietario, è chiaro che siamo tutti esposti alla corruttela.
Dobbiamo tornare a regole chiare: in quell'area si fanno tot metri cubi punto e basta».
Lo stadio della Roma si farà?
«Il sindaco dovrebbe chiedere scusa ai romani. E subito dopo cercare un'altra area. Questa città ha diritto ad avere uno stadio moderno della Roma, ma non può essere a Tor di Valle. Bisogna cambiare localizzazione e chiudere questa vicenda vergognosa».
Veniamo agli ex Mercati, una storia infinita. Anche quel progetto dovrebbe finire nel nulla se l'inchiesta provasse il passaggio di tangenti?
«Se si arriverà a provarlo ci sono le patrie galere. È certo che l'area degli ex Mercati non può rimanere nello stato di degrado in cui è stata lasciata. Ma anche qui bisognerà chiudere per sempre questa contrattazione infinita che l'ha riguardata».
In che senso?
«Nel senso che l'operazione era nata per dare un servizio innovativo a Roma. Dopodiché la crisi del sistema immobiliare cominciata nel 2008 ha fatto iniziare questa giostra del cambio del progetto sempre in favore della proprietà».
L'assessore Montuori aveva ottenuto la realizzazione di una strada pubblica all'interno degli ex Mercati.
«Sono commosso di questo fantastico risultato. Dico soltanto che bisogna trovare servizi per la città che non li ha, come un parco pubblico per i bambini».
E l'ex Fiera di Roma?
«Aldilà dell'inchiesta, che non so chi riguardi, come è possibile che una società con partecipazione pubblica faccia interessi propri e non della collettività?». – p. b.


Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Le reazioni

Virginia va alla guerra: "Resto" 5S delusi: " Anche noi italiani..." (La Repubblica - ed. romana)

La sindaca molla De Vito e annuncia in tv: "Ho ancora molto da fare". Subentra Stefàno Scintille con Lombardi: "Roberta e Marcello non mi amano molto". Replica al vetriolo

cecilia gentile
salvatore giuffrida
La sindaca Virginia Raggi non se ne va. Niente dimissioni. «C'è tanto lavoro da fare e il mio mandato è rimettere a posto le cose. Alla prossima consiliatura mancano ancora due anni pieni», scandisce in serata nella trasmissione Porta a Porta.
Intanto però l'assemblea capitolina prevista per oggi è stata annullata: impossibile svolgerla con il presidente Marcello De Vito in prigione con l'accusa di corruzione. A prendere il suo posto sarà Enrico Stefàno, presidente della commissione Mobilità, ma con quali modalità ancora non è chiaro, tanto che per le 15 di ieri i capigruppo sono stati convocati in Campidoglio per discutere proprio di questo. «Gli uffici stanno studiando le procedure corrette per la revoca o la decadenza della nomina», riferisce appena uscito dalla riunione il consigliere Pd Giulio Pelonzi. « Ho trovato un clima dimesso, di grande preoccupazione», racconta il collega Andrea De Priamo, Fratelli d'Italia.
E forse parlare di preoccupazione è troppo poco. Sui 5Stelle del Campidoglio si è abbattuto un vero uragano politico. La tensione, lo spaesamento si leggono sui visi di tutti i consiglieri che partecipano alle commissioni mattutine. A cominciare dalla commissione Mobilità, convocata per le 9.30. Di De Vito non si parla, bocche cucite. Solo quando arriva il post su Facebook del vicepremier Di Maio, che mette il presidente d'Aula fuori del movimento, qualche bocca si comincia a sciogliere. « Io sto ancora cercando di capire - dice Simona Ficcardi - Di Maio ha fatto una dichiarazione. Lì avrete tutte le risposte ».
A metà commissione la sindaca Virginia Raggi telefona a Stefàno. Lui ringrazia. Nel frattempo la prima cittadina ha pubblicato un post su Facebook: «Nessuno sconto. A Roma non c'è spazio per la corruzione » . A fine riunione i consiglieri sono meno ingessati. « Sono contento della fiducia che è stata riposta in me dice Stefàno confermando la sua nomina in pectore - Dobbiamo reagire, dobbiamo lavorare a testa bassa per la città come abbiamo sempre fatto, specialmente in questo momento di difficoltà ». «Se succedesse a me, io farei subito un passo indietro - dichiara Pietro Calabrese - Siamo italiani come gli altri. Possiamo non essere tutti immacolati. L'importante è che abbiamo dato immediatamente un segnale politico». Ma c'è chi comincia a rimpiangere il via libera allo stadio della Roma. «È stata la più grande sfortuna che ci potesse capitare. Non lo avevamo neanche voluto noi, lo stiamo subendo e si sta portando giù tutto il mondo - si sfoga la consigliera Monica Montella - Resto nel gruppo? Non so che dire, vedremo che succede». Insomma, cosa fare di questo stadio? Sono le 11.30, c'è la commissione Urbanistica. Donatella Iorio, presidente della commissione e anima ambientalista del movimento è perplessa: «Il progetto è in itinere, in capo agli uffici tecnici. È chiaro che la politica farà la sua parte » . Paolo Mancuso, presidente della commissione Urbanistica del IX municipio, Eur, pochi mesi fa uscito dai 5S per divergenze anche sullo stadio, accusa: « L'approvazione dell'interesse pubblico dell'opera nel 2017 è stata fatta passare in fretta e furia in municipio, senza poter convocare la commissione ».
Nel pomeriggio in Campidoglio arriva CasaPound. I militanti sventolano bandiere e tengono in mano arance, come quelle che i grillini portarono in Aula quando il dem Mirko Coratti, presidente del consiglio comunale, venne arrestato per Mafia Capitale. « Chiediamo le dimissioni di Virginia Raggi » , dice Luca Marsella, consigliere in X municipio, che prova, respinto, a portare le arance alla sindaca.
Da Porta a Porta Virginia Raggi lancia un siluro a Roberta Lombardi. «È noto che Marcello De Vito e Roberta Lombardi non mi amassero particolarmente » , dice. E Lombardi reagisce stizzita su Twitter, pubblicando un messaggio di giugno 2018, quando consigliava a De Vito di dimettersi nel caso fosse implicato nell'inchiesta sullo stadio della Roma. « Meschine insinuazioni in un momento così difficile per il Movimento a Roma. A #DeVito dissi di dimettersi se indagato nell'indagine sullo stadio. Altri hanno invece dato piena fiducia a Giampaoletti indagato per concussione per la vicenda Ama. Io non faccio sconti a nessuno! » , pubblica dopo le esternazioni della sindaca. Prima di andare a registrare la trasmissione Porta a Porta, Raggi ha esortato i suoi nella riunione di maggioranza: « Avanti compatti, abbiamo un progetto comune».

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 73.153
Registrato
Arrestato De Vito, bufera sui 5Stelle (Corriere della Sera)

Al telefono diceva: distribuiamoci questi
Roma, il presidente del consiglio comunale accusato di corruzione. Di Maio lo espelle dal M5S


ROMA «Il format corruttivo» di Luca Parnasi risucchia dopo Luca Lanzalone — il Mr Wolf grillino in missione per lo stadio della Roma —, anche il presidente del consiglio comunale Marcello De Vito, già sfidante di Ignazio Marino, poi battuto da Virginia Raggi nella corsa interna ai grillini e più votato nel Movimento (6.500 preferenze) alle elezioni di tre anni fa. Con la definizione coniata dal gip Maria Paola Tomaselli, De Vito finisce in carcere per corruzione assieme all'avvocato e socio Camillo Mezzacapo. «Se Parnasi ci ha fornito il punto di vista privato sulla vicenda stadio, De Vito ci mostra quello pubblico», dice il procuratore aggiunto Paolo Ielo, che ha coordinato le indagini dei pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo. Undici le persone indagate per reati satellite (false fatture, autoriciclaggio) utili al compimento della corruzione di cui si sarebbero resi responsabili anche i costruttori Pierluigi e Claudio Toti (presidente della Virtus Roma di basket) e Giuseppe Statuto. Ai domiciliari vanno due loro intermediari. La svolta arriva il 4 febbraio con un'intercettazione che convince gli inquirenti a stringere il cerchio: Mezzacapo invita De Vito a cogliere l'attimo della «congiunzione astrale» in cui M5S governa da sola Roma ed è forza di maggioranza nel governo. Un allineamento paragonato al passaggio della cometa di Halley. «Marce' ci rimangono due anni», riassume Mezzacapo. De Vito non obietta, anzi, è lui in seguito ad avere fretta di prendere (si presume) i soldi: «Va bene, ma distribuiamoceli questi», dice. Mezzacapo, che si è fatto più cauto, lo invita a «Poi quando finisci il mandato...». Il format Parnasi si realizza tramite consulenze fittizie da 95 mila euro offerte a una avvocatessa della Mdl srl, un «salvadanaio» di cui Mezzacapo è intestatario e De Vito socio di fatto. De Vito si mette a disposizione per far approvare il progetto stadio e tanto basta, anche se l'iter non viene inficiato — e dunque non è a rischio — dai suoi comportamenti. «Un quadro desolante », secondo il gip, in cui il ruolo di De Vito è asservito a un mercimonio. È lui a proporsi ai Toti e Statuto per altri due progetti, gli ex mercati generali e un immobile a Trastevere. Identico metodo, diverse le somme. Statuto avrebbe versato o promesso 380 mila euro. I Toti, che si sono già avvalsi del silenzio nel loro interrogatorio, 110 mila euro. «Un'ora dopo aver saputo questa cosa ho subito espulso questo signore dal Movimento » ha detto il vice premier Luigi Di Maio. «Chi sbaglia paga— è il discorso fatto da Virginia Raggi ai suoi—Era noto che De Vito e Roberta Lombardi non mi amassero particolarmente. Ma andiamo avanti compatti».

Fulvio Fiano

Discussione precedente - Discussione successiva