Le difficoltà nel confronto con la giunta Raggi spingono il club a studiare alternative
«A Fiumicino si fa in fretta» (Corriere dello Sport, 15 Giugno 2019)
Il sindaco Montino: «Poche modifiche al progetto di Tor di Valle, poi in 12-14 mesi completiamo l'iter Ma ho avvertito la Roma: qui niente speculazioni»
di Guido D'Ubaldo
ROMA
Esterino Montino è il sindaco di Fiumicino dal 2013, rieletto lo scorso anno con il 57,22 per cento dei voti. «In assoluta controtendenza», dice sorridendo con un pizzico di orgoglio. Enologo, ex senatore, ha 71 anni, più della metà trascorsi in politica, nell'ultima fase ha lavorato con impegno per la città dell'Aeroporto.
Buongiorno, sindaco. Allora ieri c'è stato un passo avanti per lo stadio della Roma a Fiumicino?
«No, non siamo ancora a questo punto. C'è sicuramente un interesse, sono due volte che facciamo la riunione con la Roma, quella di giovedì più che altro è stata ricognitiva per capire meglio, vedere, comprendere se ci sono vincoli, se i tempi sono secolari o ragionevoli e così via. Siamo ancora nella fase preliminare, credo che loro vogliano chiudere su Roma, anche perché lì hanno speso cifre importanti e sono un pezzo avanti. Ma sono venuti da noi perché ragionano su una soluzione B. Se per caso dovesse incagliarsi il progetto di Tor di Valle, allora hanno un'altra soluzione, io spero che lo stadio si faccia da noi».
Dovranno presentare un progetto nuovo?
«Come tutti i progetti dobbiamo fare riferimento agli architetti che li hanno realizzati. Io che faccio questo mestiere da quaranta anni penso che il grosso possa essere trasferito a Fiumicino, con un'ispezione geologica, le fondazioni, la tenuta del terreno. Dal punto di vista geologico il suolo è molto simile a quello di Tor di Valle, siamo dentro il bacino del Tevere, anche se più lontani dal fiume. Penso che il progetto si possa adeguare con tutte le modifiche del caso».
Perché avete proposto una vostra area per lo stadio della Roma?
«Stiamo parlando di un'area che è destinata a essere consumata, non è più agricola da 26 anni ed è destinata a centro logistico. Sono 350 ettari, uno spazio infinito, può essere realizzato lo stadio con tutti gli annessi. Sarebbero 50 ettari, compresa la dotazione dei parcheggi, significa un settimo di quell'area complessiva. Da sindaco, in termini urbanistici preferisco avere 350 ettari con una diversificazione produttiva, con importanti strutture come lo stadio. La ricaduta sul mio territorio porterà, indotto, occupazione, turismo, immagine per la città. E' a ridosso dell'aeroporto intercontinentale, attigua al Parco Da Vinci. Sarebbe diverso avere 350 ettari di capannoni industriali.
Questa è la chiave che mi ha indotto a fare la proposta alla Roma».
I tempi per l'approvazione del progetto sarebbero lunghi come quelli che i proponenti hanno incontrato in Campidoglio?
«Direi di no. Intanto stiamo parlando di un'area che non ha vincoli, un contesto già destinato a essere urbanizzato. Si tratta solo di fare un cambio di destinazione delle cubature ed è già stata fatta l'ispezione archeologica. Abbiamo il nulla osta, non ci sono vincoli. La procedura sarebbe molto più snella. Qui non si parla di anni ma di mesi, dai dodici ai quattordici mesi. Ovviamente una volta presentato il progetto. Il resto andrebbe avanti velocemente e nella nostra assemblea ci sarebbe la disponibilità sia della maggioranza sia dell'opposizione».
E con la mobilità come siamo messi? E' uno dei nodi del progetto di Tor di Valle.
«La soluzione Fiumicino è migliore, perché sta al confine con due autostrade, la Roma-Fiumicino e la Roma-Civitavecchia, l'area è proprio in quell'angolo. Poi la ferrovia. Quell'area è a due chilometri dalla stazione ferroviaria ed è importante perché è la linea che va in aeroporto con l'alta velocità. Naturalmente le misure per garantire gli spostamenti vanno prese, ma sarebbero di sicuro meno onerose, sotto l'aspetto strutturale».
La cittadinanza come accetterebbe lo stadio della Roma a Fiumicino?
«Secondo me bene, la mia iniziativa ha raccolto consensi anche tra le forze consiliari d'opposizione. Questa opportunità mi sembra molto positiva. Credo che la soluzione che proponiamo sia ideale, se fosse un parco o un terreno agricolo ci sarebbero maggiori ostacoli. A Fiumicino tutti capiscono che è un'occasione».
Fiumicino che è diventato sotto la sua gestione un Comune modello.
«Abbiamo raggiunto l'80% di raccolta differenziata porta a porta. Lo scorso anno Legambiente ci ha premiati come uno dei comuni più virtuosi del Lazio. E' stato un lavoro faticosissimo».
Mi dica un'ultima cosa: ma lei non è contrario alla speculazione edilizia che spesso accompagna i progetti degli stadi? Anche a Tor di Valle sono previste sedici palazzine da sette piani.
«Guardi, non mi dà fastidio il fatto di fare cubature legate allo stadio. Non mi dà fastidio l'albergo, la foresteria, la parte commerciale per tenere in piedi il progetto e poi gli uffici. Ma le case no. Io l'ho detto dall'inizio: è meglio che ci capiamo subito così non perdiamo tempo. Noi siamo contenti di ospitare lo stadio della Roma, li abbiamo cercati. Ma il limite è questo e loro lo sanno. Siamo stati chiari, ma non mi sembrano interessati a fare altro».
Quando vi rivedrete con la Roma?
«Dobbiamo fare alcune verifiche, poi ci risentiremo a breve con i dirigenti».