Citazione di: anderz il 02 Lug 2019, 00:11
Ogni stato al mondo sceglie chi può e chi non può entrare in un territorio. Questo è un fatto valido ancora oggi nel 2019. Può non piacere ideologicamente, ma è una realtà valida e tangibile. Con alcuni paesi c'è totale libertà di movimento, con altri i visti, che vengono vagliati dalle autorità preposte. Io non parlo di come ci piacerebbe che fosse il mondo, mi limito ad affermare che nel nostro ordinamento, e non solo nel nostro, queste regole ci sono. La Libia è un casino, non lo scopriamo adesso, già Gheddafi utilizzava i migranti come minaccia/merce di scambio. Poi le cose per gli stessi libici si sono complicate grazie soprattutto ai soliti colonialisti francesi che hanno distrutto quel paese per biechi interessi economici. Però parliamo pure dei lager libici, gestiti da quelle stesse persone che a fasi alterne chiedono riscatti alle famiglie dei migranti e organizzano i viaggi. Ecco, tendenzialmente va chiarito che a nessuno viene imposto il viaggio attraverso il Sahara, sono scelte tragiche e rischi personali, che i figli delle classi medie dell'Africa occidentale, perché di certo sui barconi non ci sono i profughi del nord Kivu o del Sud Sudan - gli ultimi degli ultimi - prendono secondo la propria coscienza. Paradossalmente, e questo lo scrissi altrove, quelli che arrivano sono i figli di un relativamente piccolo boom economico africano, basti vedere l'impennata del PiL di questi paesi negli ultimi 20 anni, che per gli standard europei rappresentano forza lavoro non qualificata che non riusciamo ad assorbire se non con misure assistenzialiste che vanno ad intaccare uno stato sociale italiano ridotto ai minimi termini. I corridoi umanitari sarebbero solo un incentivo ulteriore ai traffici illegali che non risolverebbe il problema visto che la domanda, anche molto elevata, non incontrerebbe mai l'offerta.
Tipico esempio di argomentazione finto-ragionevole o polpetta avvelenata come l'ho chiamata ieri.
Vediamo il perché:
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ogni paese ha regole di entrata, può non piacere ideologicamente ma è cosi.
1) non c'entra niente l'ideologia, ma è ovvio discutere proprio dei criteri che compongono l'impianto di tali regole.
Sarebbe come dire davanti ad un paese che tassa i redditi sotto i 20k di euro al 70% e sopra i 100k al 10% che ogni paese ha delle regole di tassazione, al di là che ideologicamente ci piacciano. Che minchia ci azzecca il punto è capire proprio se il merito delle norme è accettabile, inaccettabile, folle.
Nominare l'ideologia serve solo a "screditare" secondo gli attuali canoni ciò che dice l'interlocutore relativizzandone l'argomento, ma in questo caso l'ideologia c'entra poco.
Anche perché io non stavo discutendo della ragionevolezza dei confini, ma semplicemente che di fronte ad uno stesso paese, a delle stesse norme e ad uno stesso obiettivo tali regole per qualcuno valgono e per altri no.
Conosco decine di italiani irregolari negli USA che non hanno avuto alcun problema ad entrare con un visto turistico. Idem in Messico. O in Thailandia.
In quegli stessi paesi se vieni dall'altra parte del mondo non vale la stessa cosa.
L'ideologia non ci azzecca nulla, la metti in mezzo per non affrontare il nocciolo della questione, finendo per affermare che gli stati hanno il diritto sovrano di discriminare. Tu pensa a quale follia sei arrivato in questi anni per portare avanti la logica a cui ti sei attaccato. Spiace.
Secondo elemento avvelenato: chi parte non è ultimo tra gli ultimi, ma figlio di una ripresa economica africana.
Tralascio l'imbarazzante idea di voler dimostrare questa cosa a botte di pil (come se su questo indicatore non incidessero pesantemente gli investimenti esteri di Cina, Francia, Italia stessa, etc). Il sovranismo ricorda gli imperialismi - altrui, ca va sans dire - solo quando fa comodo al discorso. Manco uno straccio di potere d'acquisto si tira fuori perché evidentemente si farebbero brutte figure.
Ma anche volendo andare oltre siamo alla sociologia da quattro soldi. Si parla di borghesia ma non si capisce a chi si fa riferimento perché la dinamica sociale in Africa occidentale ci parla di una polarizzazione tra un ceto abbiente limitato ma estremamente ricco, che non ha certo bisogno di fare il viaggio della speranza e un tessuto produttivo metropolitano che ha si visto un'emancipazione dal lavoro rurale ma allo stesso tempo una dipendenza sempre maggiore dal lavoro salariato urbano. Cosa che spinge quote importanti a lasciare le grandi città africane verso l'Europa. Chiamare questo settore sociale "borghesia" fa ridere i polli.
Evoca un concetto storico-sociologico europeo che mal si adatta a quello di cui parliamo e che serve solo a relativizzare lo stato di necessità e salvare le nostre coscienze. Posso assicurare che nemmeno a partire con la valigia di cartone per l'Amerika si era forzati.
In una botta sola colonialismo epistemologico e falsificazione della realtà. Complimentoni.
Sul dumping salariale (finalmente ci sei arrivato) si scambia invece causa ed effetto. Il problema non è uno stato sociale mortificato dai continui tagli voluti dagli stessi che oggi rendono l'Europa una fortezza e che, se rilanciato, non avrebbe certo problemi ad assorbire qualche centinaio di migliaia di persone in più in rapporto a decine di milioni. No, il problema dell'assorbimento viene ributtato su queste persone stesse. Un capolavoro delle classi dirigenti, non c'è che dire.
Chiudo infine sulla questione mercato nero perché spiega esattamente cosa intendevo ieri con la distorsione delle categorie economiche ad minchiam.
1) affermi un principio astratto di economia politica (eccesso di domanda non permette assorbimento offerta) senza considerare che i corridoi umanitari servono a eliminare il mercato non a calmierarlo perché la merce in questione non viene resa più disponibile ma si punta a eliminarne il carattere di merce.
2) la realtà attuale ci dice che la tratta preferisce utilizzare piccole imbarcazioni piuttosto che l'azione delle ONG perché nei primi casi non si incorre in alcun blocco (300 persone a Lampedusa solo negli ultimi giorni). Il che dimostra oltre ogni ragionevole dubbio la pretestuosita dell'argomento da parte dei sovranisti, usato solo per abbindolare menti semplici sulla pelle di chi migra in una battaglia tutta costruita contro chi semplicemente prova a salvare vite in mare.
Io di quello che dice frontex me ne sbatto il cazzo non per ragioni ideologiche, ma perché la stessa frontex muove dagli stessi presupposti (questi si ideologici) che rovesciano cause ed effetti e quindi non può che arrivare a tali conclusioni.