Leggere la dichiarazione di Signori e quella del suo avvocato fa veramente male.
Repubblica dove sei?
Dal sito Cremonaoggi:
"Sono qui per difendere la mia credibilità", ha detto Signori, padre di 5 figli, nato ad Alzano Lombardo, uno dei territori maggiormente colpiti dal coronavirus. "Chiedo solo sia fatta giustizia. Nonostante le mie continue richieste passate, non sono mai stato ascoltato, tranne nell'interrogatorio di garanzia", nel lontano 2011, quando Signori era finito agli arresti. "Eppure secondo l'accusa sarei il capo dei capi dell'organizzazione...". "Mi piaceva scommettere, ma l'ho sempre fatto in modo molto leale. Alterare le partite non mi è mai passato dall'anticamera del cervello". Una vicenda che ha colpito Signori sia nell'animo che nel fisico. "Sono stato preso come capro espiatorio, c'era tutto un interesse mediatico, un nome, il mio e quello di Antonio Conte, che attirava i giornali sull'inchiesta". "E' stato un trauma", ha detto l'ex campione, commuovendosi. "Non riesco a darmi una spiegazione di questo accanimento". "Certo", ha aggiunto, "con me non si danneggiava alcuna squadra, non essendo tesserato per alcuna società". E poi, come ha spiegato il suo legale, c'è la 'gaffe' che riguarda i singaporiani, il gruppo di finanziatori attraverso il quale Signori è accusato di aver aggiustato il risultato delle partite: "Il singaporiano con cui il mio cliente era in contatto", ha precisato l'avvocato Brandi, "non c'entra nulla con la banda di Eng Tan Seet" (capo dell'organizzazione che secondo i magistrati aveva aggiustato oltre 500 incontri di calcio scommettendo sui risultati esatti per un giro d'affari da 90 miliardi di dollari l'anno, n.d.r.), "tanto che il singaporiano che aveva contatti con Signori, in comune con la banda di Tan Seet aveva solo il fatto di essere anche lui di Singapore. Non c'entrava nulla, tanto che era stato rilasciato con tante scuse dopo l'arresto. Tra la banda dei singaporiani e il mio assistito non c'è mai stato neanche un contatto telefonico. E' tutto agli atti".