Citazione di: Tarallo il 21 Mar 2020, 18:35
Istat
Nel 2017 i morti per influenza sono stati 663, il doppio dei 316 registrati nell'anno precedente. Nel 2015 i decessi sono stati 675 e 272 nel 2014. Tra il 2007 e il 2013 i morti per influenza sono stati rispettivamente: 411, 456, 615, 267, 510, 458 e 417.
si stima che il tasso di letalità dell'influenza stagionale (ossia il rapporto tra morti totali e contagiati) sia inferiore all'uno per mille (0,1 per cento).
I dati che riporti sono corretti, ma mi dai la conferma che noi "addetti ai lavori" dobbiamo riuscire a comunicare meglio le loro finalità e i loro limiti. Dati come le statistiche di mortalità per causa prodotti dall'Istat, ritenuti di qualità da epidemiologi che conoscono come si costruiscono e riconoscono la loro qualitàma contemporaneamente sanno alcuni loro limiti noti e condivisi a livello internazionale, non sempre sono di immediato utilizzo da parte di una platea più ampia.
Individuare UNA patologia che ha causato il decesso non è semplice in presenza di quadri patologici un minimo complessi. Non lo è per i medici che devono compilare (entro 24 ore dalla constatazione del decesso, dpr 285 del 1990) il certificato con le cause di morte, come può non esserlo poi per l'esperto di classificazione che dovrà individuare il codice di "causa iniziale".
L'Organizzazione Mondiale della Sanità da più di un secolo rilascia versioni della "Classificazione Internazionale delle Malattie e delle Cause di Morte" (ICD), attualmente è in vigore la Decima Revisione (ICD10). Anche nell'ambito della ICD10 ci sono continui aggiornamenti, per tener conto dell'emergere di nuove patologie, dei miglioramenti in campo medico per diagnosticarlo e per tentare che tutto il processo sia il più possibile armonizzato a livello internazionale (altrimenti addio confronti geografici).
L'ICD non si limita a dare codici alle diverse patologie, anzi, questa è la parte più semplice.
Nella ICD viene indicato un formato standard per il modello che i vari Paesi devono adottare per la certificazione delle cause di morte, lasciando ai Paesi del margine per adattarlo alle loro caratteristiche (es: livello di sviluppo tecnologico) e alle loro esigenze normative.
Inoltre, e questa è la parte più delicata, detta un insieme di regole per la determinazione dei codici per le singole patologie e per quello della "causa iniziale" (che è quella utilizzata nelle statistiche ufficiali), che tengono conto delle interazioni tra le varie patologie riportate, della loro potenziale relazione causa-effetto, delle loro date di insorgenza quando riportate, del sesso e dell'età del deceduto. Armonizzare la codifica è complicatissimo, esistono studi che dimostrano che per formare un codificatore esperto servono due anni, e anche dopo questi due anni permane una certa variabilità.
Mi accorgo che sto dilungandomi troppo, torno sul discorso dei dati sull'influenza ma prima alcuni flash per dare una idea della complessità della manualistica, che cerca di domare la complessità del fenomeno da studiare:
- L'ICD10 è composta di 3 volumi di dimensioni "enciclopedia" (qui il Volume 2
https://icd.who.int/browse10/Content/statichtml/ICD10Volume2_en_2016.pdf)
- Il modello internazionale è questo (pagina 203 del Volume 2):

Per quello che riguarda la mortalità per influenza ritengo essenziale fare riferimento a "Epicentro", il portale dell'Istituto Superiore di Sanità, in particolare alle pagine di "InfluNet" (
https://www.epicentro.iss.it/influenza/sorveglianza-mortalita-influenza). Qui si occupano di sorveglianza epidemiologica e provano a stimare i dati nel brevissimo periodo, a differenza dei dati Istat relativi alla mortalità complessiva che hanno finalità diverse dalla "sorveglianza" (ad esempio per la pianificazione sanitaria e per la valutazione delle politiche adottate in passato) che vengono rilasciati entro 24 mesi dall'anno di riferimento.
Da questa pagina estraggo
"Se analizziamo i dati di mortalità specifici per influenza che l'Istat fornisce ogni anno in Italia, i decessi per influenza sono qualche centinaio. Il motivo principale è che spesso il virus influenzale aggrava le condizioni già compromesse di pazienti affetti da altre patologie (per esempio respiratorie o cardiovascolari) fino a provocarne il decesso. In questi casi spesso il virus influenzale non viene identificato o perché non ricercato o perché il decesso viene attribuito a polmoniti generiche.
Per questo motivo diversi studi pubblicati utilizzano differenti metodi statistici per la stima della mortalità per influenza e per le sue complicanze. È grazie a queste metodologie che si arriva ad attribuire mediamente 8000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia."In sintesi:
se il medico che certifica le cause non sa se la persona deceduta ha avuto l'influenza, o se omette di riportarla sul certificato, o se la riporta in maniera da dare più peso ad altre patologie nel determinare il decesso, il decesso non potrà certo essere attribuito all'influenza dall'Indagine sulle cause di morte dell'Istat che si basa sui certificati stessi.
Spero di non avervi tediato e di essere stato chiaro.