Ne abbiamo già parlato, però riporto l'intervista su Repubblica di Robert Gallo sull'utilizzo del vaccino anti-polio per contrastare il COVID.
Il virologo Robert Gallo: "Non abbiamo un vaccino contro il coronavirus? Usiamo quello per la polio"
29 APRILE 2020
Il pioniere delle scoperte sull'Aids sta per iniziare una sperimentazione: "Mi aspetto che dia una protezione di alcuni mesi. Ma è un vaccino sicuro che è possibile ripetere più volte e ci aiuterà a bloccare la trasmissione". Sull'epidemia: "Ce l'aspettavamo, ma non con questa straordinaria contagiosità"
DI ELENA DUSI
"Funzionerà. E fermerà l'epidemia. Sono pronto a giocarmi la carriera". E che carriera, quella di Robert Gallo, il virologo che nel 1983 scoprì l'Hiv come causa dell'Aids. Oggi a 83 anni Gallo, origini italiane, è cofondatore e direttore dell'Istituto di virologia umana alla School of Medicine dell'università del Maryland e cofondatore e consulente scientifico del Global Virus Network, una rete internazionale di istituti di eccellenza presente anche in Italia.
Cosa, funzionerà?
"Il vaccino contro la polio. Siamo in attesa delle ultime valutazioni. Dovremmo partire fra un mese e mezzo".
Userete il vaccino anti polio contro il coronavirus?
"Sì, per una sperimentazione. Partiamo da un'osservazione pressoché dimenticata. Alcuni vaccini sono efficaci non solo direttamente contro le malattie per le quali sono studiati. Negli anni '70 in Russia si effettuò una campagna di vaccinazioni anti-polio a tappeto. L'inverno successivo non si verificarono o quasi casi di influenza. L'osservazione è stata ripetuta anche in seguito. A Singapore si è osservato che il vaccino antipolio riduce l'influenza stagionale di quasi il 400%".
In effetti Francia, Scandinavia e Australia stanno sperimentando il vaccino per la tubercolosi contro il coronavirus. E c'è chi suggerisce che le vaccinazioni dell'infanzia possano spiegare come mai i bambini sono colpiti solo lievemente dal Covid.
"La polio, come il Covid e l'influenza, sono causati da virus con un genoma a base di Rna. E' plausibile che un vaccino stimoli il sistema immunitario ad agire non solo sull'uno, ma anche sugli altri. Sono convinto che funzionerà".
Ma al momento ci sono almeno cento laboratori nel mondo che studiano un vaccino apposta per il coronavirus. Non crede nei loro sforzi?
"Sono due approcci molto diversi. L'uno non esclude l'altro. Usare il vaccino anti-polio contro il coronavirus vuol dire fare ricorso all'immunità innata. E' il meccanismo di difesa più primordiale che abbiamo. E' comune anche agli invertebrati e scatta immediatamente quando un agente esterno penetra nel nostro organismo. L'immunità mediata, quella caratterizzata dalla produzione di anticorpi, entra invece in azione dopo alcuni giorni o settimane dall'infezione. E' lei che normalmente viene stimolata dai vaccini, inclusi i cento vaccini allo studio contro il coronavirus".
Quindi lei conta di usare il vaccino anti-polio per sfruttare l'immunità innata contro il coronavirus. Mentre non sembra avere troppa fiducia nei nuovi vaccini allo studio che puntano a stimolare l'immunità mediata e a produrre anticorpi ad hoc contro il microrganismo. Ma perché?
"Non voglio gettare acqua fredda sui loro sforzi. Ci sono solo degli aspetti che mi rendono scettico. Il primo è che la proteina spike, ovvero la punta della corona che vediamo all'esterno del coronavirus e che viene usata nei nuovi vaccini per stimolare il sistema immunitario, ha alcune similitudini con quelle dell'Hiv. E come sappiamo, lì al vaccino non siamo mai arrivati. Ammesso poi che il vaccino sia efficace e riesca a farci produrre anticorpi, siamo sicuri che siano anticorpi utili e neutralizzanti? Esistono tantissimi tipi di anticorpi, alcuni efficaci, altri inutili, altri addirittura dannosi. Sappiamo che molti dei danni del Covid non derivano direttamente dal virus, ma dall'eccesso di infiammazione che si scatena nell'organismo. E se gli anticorpi indotti dal vaccino non migliorassero affatto la situazione?"
Se la sperimentazione andrà bene, cosa otterremmo invece con il vaccino anti-polio?
"Una protezione di qualche mese. Non è una soluzione definitiva, ma il vaccino può essere ripetuto tranquillamente. E' usato da decenni in tutto il mondo e sulla sua sicurezza non abbiamo dubbi. E' economico, si somministra con poche gocce sulla lingua e può essere prodotto in grandi quantità".
Anche solo con mascherine e ventilatori, vediamo che molti paesi faticano a condividere con gli altri le risorse. Non rischiamo che chi produce il vaccino se lo tenga per sé?
"E' vero, ci sono segnali di egoismo e provincialismo. Per il Los Angeles Times ho scritto un editoriale intitolato "Un'epidemia globale richiede una collaborazione globale". Sconfiggeremo il coronavirus solo se lavoreremo insieme".
Quando avrete i risultati della sperimentazione sul vaccino anti-polio?
"Speriamo in autunno, in tempo per un'eventuale seconda ondata, ma anche per l'influenza di stagione".
Si aspettava di vedere un'epidemia del genere nella sua carriera?
"E' il motivo per cui ho fondato il Global Virus Network. Abbiamo avuto due epidemie di coronavirus negli ultimi vent'anni, Sars e Mers. Sarebbe stato miope non aspettarsene un'altra. Quel che mi ha stupito è stata la contagiosità di questo virus. La sua velocità di propagazione. Ho ascoltato il governatore di New York Andrew Cuomo dire che non dimenticheremo mai la lezione. Su questo non mi faccio illusioni. Dopo una decina d'anni, dimentichiamo sempre. L'ho imparato dall'Aids".